Perché manca la benzina in Gran Bretagna? Tir fermi e scaffali vuoti, ecco cosa sappiamo

Perché manca la benzina in Gran Bretagna? Tir fermi e scaffali vuoti, ecco cosa sappiamo
di Stefania Piras
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Lunedì 27 Settembre 2021, 20:47 - Ultimo aggiornamento: 28 Settembre, 16:53

Servirebbero autisti di mezzi pesanti, servirebbero camionisti europei: ne servirebbero decine di migliaia nel Regno Unito che sta vivendo la crisi della benzina. Sono quegli stessi lavoratori costretti a emigrare dopo Brexit e che mandavano avanti settori disparatissimi dell'economia britannica: dai trasporti, ai carburanti fino ai fast food e ai supermercati. La formula sovranista post referendum anti Ue si sta incagliando: questi infatti sono alcuni degli effetti dell'abbandono del mercato comune e del rifiuto della libera circolazione dei lavoratori. E mentre su twitter corre l'hashtag "fuel panic" il governo di Boris Johnson ha escogitato una soluzione rapida per arrivare a tamponare la situazione fino a Natale: 5 mila visti di breve periodo per autisti di camion e altri 5.500 visti per i lavoratori nel settore del pollame (tra le industrie che stanno scontando questo effetto domino c'è quello della lavorazione della carne che pativa già la mancanza di biossido di carbonio usato che si usa per stordire gli animali da macello). Funzionerà? No, è come gettare un bicchiere d'acqua su un incendio, dice Ruby McGregor-Smith, la presidente delle Camere di commercio britanniche.

Il comunicato di McGregor-Smith è molto duro. Ecco alcuni statement di fuoco: «La fornitura di manodopera UE è stata spenta senza una chiara tabella di marcia su come questa transizione sarebbe stata gestita senza perturbare i servizi e le catene di approvvigionamento... Il basso numero di visti offerti è insufficiente. Anche se queste opportunità a breve termine attraggono la quantità massima di persone consentita dall'accordo, non sarà sufficiente per affrontare la portata del problema che si è ora sviluppato nelle nostre catene di approvvigionamento. Questo annuncio è l'equivalente di gettare un bicchiere d'acqua su un incendio. Il governo dovrebbe essere pronto ad espandere significativamente il numero di visti rilasciati e convocare un summit che riunisca le imprese e il governo per trovare soluzioni sia immediate che a lungo termine per le molte sfide che le imprese di tutto il Regno Unito devono affrontare». Hannah Essex, co-direttore esecutivo delle Camere di Commercio britanniche, ha detto che questo problema occupazionale ha contaminato non solo l'industria alimentare e del trasporto, ma quello ricettivo, dell'edilizia, e dell'assistenza. E riporta ancora: «I dati della BCC hanno mostrato che il 76% delle imprese di ospitalità e l'82% delle imprese di costruzione hanno affrontato difficoltà di assunzione negli ultimi mesi». 

Le associazioni di rappresentanza denunciano, oltre alla carenza di manodopera, i ritardi alle frontiere, l'aumento del debito e l'aumento del costo dei materiali, delle spedizioni e dell'energia che non fanno altro che aggiungere pressione su aziende già in crisi. Come si riflette la crisi? Un sondaggio Opinium pubblicato sul quotidiano Observer domenica rivela un malcontento ampio: il 67% degli elettori crede che il governo abbia gestito male la crisi. Una maggioranza del 68% ha detto che la Brexit è in parte da biasimare.

Swing low

È una forma di decrescita (e non sembra felice). Il sentimento che si registra è di nervosismo, tensione, paura perché alcuni settori stanno subendo un rallentamento e il timore è che sia il preludio di un blocco. I cinquemila visti brevi escogitati last minute, poi, non è detto che arrivino. E questo è molto più che un sospetto visto che si pensa pure di utilizzare centinaia di soldati per consegnare il carburante alle stazioni di servizio che stanno rimanendo a secco. È il quotidiano inglese Guardian a lanciare la mina vagante riportando le dichiarazioni dei sindacati. «Perché questi lavoratori dovrebbero attivarsi per aiutare il governo britannico a uscire dal caos che loro stessi hanno creato?», ha spiegato Edwin Atema, il capo della ricerca e dell'applicazione del sindacato olandese FNV, che rappresenta gli autisti di tutto il blocco. 

Un sindacato di tassisti ha detto a Sky News che fino al 30% dei suoi membri non è stato in grado di lavorare oggi. Una società di taxi privata, invece, ha inviato un'email ai clienti per dire che i suoi servizi potrebbero essere rallentati nelle prossime 48 ore, e che le lunghe distanze non saranno garantite. 

Il Guardian scrive che BP ha detto che un terzo delle sue stazioni di servizio ha esaurito i due principali tipi di carburante, mentre la Petrol Retailers Association (PRA), che rappresenta quasi 5.500 punti vendita indipendenti, si aspetta una fase di normalizzazione dopo la corsa al pieno. L'associazione ha dichiarato però che dal 50% al 90% dei suoi membri ha riferito di essere rimasto senza carburante. Ergo: scaffali vuoti.  

Un ultimo esempio? La crisi morde anche il calcio. Il Lewes Football Club (campionato dilettanti) ha detto che a causa di carenze di carburante e la difficoltà di giocatori, allenatori e funzionari il match contro Carshalton Athletic è stato rinviato.

Stefania Piras 

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