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Abramovich media ai negoziati Russia-Ucraina di Gomel. Perché è stato invitato? E quali sono i suoi interessi?

L'oligarca russo presente al confine bielorusso per i colloqui di pace a pochi giorni dalla scelta di lasciare il Chelsea

Abramovich media ai negoziati Russia-Ucrainad i Gomel. Perché è stato invitato? E quali sono i suoi interessi?
4 Minuti di Lettura
Lunedì 28 Febbraio 2022, 14:13 - Ultimo aggiornamento: 1 Marzo, 09:45

Un po' a sorpresa spunta Roman Abramovich. C'è anche l'oligarca russo (seppur non sia apparso in nessuna delle foto fin qui diffuse), proprietario del Chelsea che nei giorni scorsi ha lasciato la carica del club per «salvaguardarne gli interessi», ai colloqui tra Russia e Ucraina di questa mattina a Gomel, al confine con la Bielorussia. Per quale motivo il magnate è stato invitato? Quali sono i suoi interessi a presenziare a un evento così delicato nel bel mezzo di una guerra

Abramovich a Gomel a mediare

Un portavoce del Chelsea, di cui l'uomo d'affari ha ceduto la gestione ma resta titolare della proprietà, ha confermato la presenza di Abramovich all'incontro precisando che è stata «la parte ucraina a contattarlo per dare sostegno alla ricerca di una soluzione pacifica» e che lui «ci sta provando fin da quel momento». «Tenuto conto di ciò che c'è in gioco, vi chiediamo di comprendere la nostra scelta di non aver voluto commentare la situazione (bellica) in sé, né il suo coinvolgimento», ha aggiunto il portavoce all'agenzia britannica Pa, limitandosi a sottolineare come a sollecitare Abramovich (il quale possiede anche un passaporto israeliano) sia stato il produttore cinematografico ucraino Alexander Rodnyansky: attivo come lui in seno alla comunità ebraica dell'ex Urss. «Anche se l'influenza di Roman Abramovich (sulla guerra in corso) è limitata - ha dichiarato da parte Rodyansky - egli è il solo che abbia risposto e si sia reso disponibile a fare un tentativo» fra le diverse personalità russe che il produttore afferma d'aver contattato come potenziali mediatori con il Cremlino a nome di Kiev.

Il legame con Putin e la figlia contro la guerra

Per quanto Abramovich sia uno degli oligarchi più ricchi della Russia, il suo legame con Putin non sembra solido come qualcuno può immaginare. E le parole espresse nei giorni scorsi dalla figlia Sofia ne sono l'emblema. La 27enne di casa a Londra, si è fatta viva con un messaggio via Instagram - ripreso con enfasi sulla stampa britannica - che somiglia a un autentico guanto di sfida allo zar. «La Russia - vi si legge - vuole la guerra all'Ucraina», salvo che la parola 'Russia' è cancellata da una barra rossa e sostituita con 'Putin'. Segue una spiegazione che non ammette sfumature: «La bugia più grande e di successo della propaganda del Cremlino è che la maggioranza dei russi sia al fianco di Putin».

Il visto inglese (scaduto e bloccato)

Dalle parole (della figlia) e dall'abbandono (almeno formale) della guida del Chelsea, Abramovich è quindi passato ai fatti presentandosi a Gomel proprio su richiesta dell'Ucraina. Un messaggio mediatico non indifferente lanciato sia a Putin che agli altri oligarchi russi, che temono grosse ripercussioni finanziare dalle pesanti sanzioni che l'Unione europea e gli Stati Uniti stanno predisponendo. La missione del magnate al confine bielorusso tuttavia sembra mostrare un altro elemento. Ovvero il suo rapporto con il Regno Unito. Il visto di Abramovich è scaduto nel 2018 il premier Boris Johnson ha già disposto che non potrà più riaverlo per tornare a vivere stabilmente a Londra.

Cittadinanza israeliana

Nato in una famiglia ebraica, ma cresciuto a Mosca, Abramovich possiede anche la cittadinanza israeliana: ha 55 anni e viene considerato come uno degli uomini più ricchi del mondo (per la rivista Forbes è dentro i 100). La sua fortuna deriverebbe dalla privatizzazione dei sistemi produttivi e industriali dell'ex Urss. Il Parlamento inglese lo ha inserito fra i 35 oligarchi di spicco della cosiddetta 'cleptocrazia' di Putin. 

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