Ucraina, a Parigi si sfila contro la guerra: Valentino è rosa (come la positività), i modelli di Balenciaga affrontano la neve

Ucraina, a Parigi si sfila contro la guerra: da Balenciaga i modelli sfilano nella neve, Valentino rosa come la positività
4 Minuti di Lettura
Lunedì 7 Marzo 2022, 20:54 - Ultimo aggiornamento: 8 Marzo, 00:05

Le modelle di Balenciaga attraversano una passerella innevata, trascinandosi dietro borse che evocano tristemente i bustoni nei quali i profughi, proprio in queste ore, trasportano il trasportabile. Da Valentino invece è tutto rosa, dalla sala ai capi indossati: il colore dell'amore o della passione che dir si voglia (per citare una famosa hit anni Novanta) e soprattutto della positività. Due modi diversi di raccontare la stessa triste pagina di storia che stiamo vivendo in un momento in cui in tanti pensano che le sfilate non dovrebbero nemmeno esserci.

Ucraina diretta. Negoziati conclusi: «Passi avanti sui corridoi umanitari». Carri armati russi a ovest di Kiev. Mosca: «L'Italia è nella lista dei Paesi ostili»

Il rosa di Maison Valentino

«L'unica cosa che si potesse fare era lavorare», ha spiegato Pierpaolo Piccioli ai suoi ospiti prima di mandare in scena la sua Pink PP Collection. Una scelta, quella della collezione rosa in collaborazione con Pantone, fatta da tempo ma che ha assunto un significato diverso da quanto previsto. O forse nemmeno troppo: la vie en rose contro la pandemia, contro la noia del lockdown, ora anche contro la guerra. Tagli geometrici e rouches, un tocco di paillettes (che con il pink sta sempre bene) e scarpe di vernice platform come in ogni opera pop che si rispetti. Alla fine c'è anche il nero, la vita reale che fa incursione nel sogno in cui ci si era estraniati.

 

Balenciaga e la tempesta di neve

Dal sogno all'incubo, con le modelle che affondano i tacchi nella neve e impettite affrontano i fiocchi che cadono fitti, rendendo sfocati anche gli scatti: la sfilata al Bourget di Balenciaga è più che altro un atto politico, con le t-shirt gialle e blu come la bandiera ucraina distribuite sulle sedie del pubblico. Per Denma Gvasalia, designer georgiano rifugiato dal 1993, con la guerra «la moda perde il diritto di esistere» e la «Fashion week sembra assurda». Tranne se, come fa lui, porti in scena un po' di ciò che sta succedendo. E così la sfilata si apre e si chiude con una poesia del 1917: «Viva l'Ucraina, per la bellezza, la forza la verità, la libertà», letta in ucraino proprio dallo stilista, e i modelli affrontano la (finta) tempesta lanciando echi di resistenza. «A momenti - ha continuato - ho pensato di annullare lo show per il quale io e le mie equipe abbiamo lavorato duramente. Ma mi sono reso conto che annullare la sfilata avrebbe significato arrendersi di fronte al male che mi ha già così tanto ferito per 30 anni. La sfilata non ha bisogno di essere spiegata. È dedicata al coraggio, alla resistenza e alla vittoria dell'amore e della pace».

Il contributo della moda

Sono tante le maison che in questi giorni si sono mobilitate - anche finanziariamente - per sostenere i rifugiati ucraini costretti a fuggire dalla guerra: da Stella McCartney, che ha fatto sapere di aver fatto una donazione a CARE, a Valentino e Armani che hanno supportato l'Unhcr con 500mila euro. Mobilitati anche Bottega Veneta, Dolce&Gabbana, Donatella Versace personalmente, Etro, Ferragamo, Furla, Gruppo Prada, Golden Goose, Gucci, Max Mara, Missoni, Moncler e Stone Island, Trussardi, Valentino e Zegna. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA