"Accadde oggi", a Modena la mostra che celebra i 70 anni del made in Italy

Mostra "Accadde oggi", Modena_credits Courtesy of Press Office
di Gustavo Marco Cipolla
5 Minuti di Lettura
Giovedì 1 Luglio 2021, 13:00 - Ultimo aggiornamento: 3 Luglio, 11:55

"Accadde oggi", ma è come se fosse ieri. Proiettandosi nel futuro. Sacro e profano si vestono a tinte fashion con la mostra ideata e curata da Stefano Dominella, presidente onorario di Gattinoni e alla guida della Sezione Moda di Unindustria Lazio, nella Chiesa di San Carlo a Modena. Visitabile sino al 25 luglio, è un tributo ai 70 anni del made in Italy che il mondo ci invidia e costituisce la seconda voce del Pil nazionale. Un tuffo nel passato riporta al 12 febbraio 1951, quando Giovanni Battista Giorgini decise di organizzare a Firenze il défilé che avrebbe reso celebri, battezzandole, la creatività e l’eleganza italiane all’estero. Un inizio rivoluzionario nella culla del Rinascimento, diventato epico per lo storytelling contemporaneo in cui lo styling narrativo prevale sull’estro di designer e stilisti che costruiscono il loro sapiente mix di accessori griffati e mise vintage, strizzando l’occhio al daily wear.

L'evento "Accadde oggi"

L'evento festeggia un importante anniversario per "il bello e ben fatto" in occasione del "Motor Valley Fest", la kermesse dedicata agli appassionati dei marchi di prestigio che firmano i veicoli nel settore delle due o delle quattro ruote. “Accadde oggi: happy birthday made in Italy!” è un percorso espositivo inedito che si dipana nell'allestimento site-specific, pensato dall’architetto Fausto Ferri, fra abiti iconici e scultorei. Segni tangibili e visibili del savoir faire nostrano che richiede innumerevoli ore di lavorazione sartoriale.

Made in Italy, artigianato resiste grazie a cassa integrazione ed e-commerce

«Un progetto rivolto in particolare ai giovani talenti e alle start-up in fase di ripresa verso la normalità dopo l'emergenza pandemica. Affinché l'heritage e la cultura possano essere uno stimolo per migliorarsi e portare in alto lo stile, di cui dobbiamo vantarci, anche in altri Paesi che apprezzano la preziosa manifattura dei nostri capi nello scenario dell'internazionalizzazione dei mercati», spiega Dominella, che sottolinea «Un'iniziativa dal vivo, che dà respiro in seguito ai soli meeting virtuali e in streaming. Per credere ancora, rispettando le dovute misure di sicurezza anti-Covid, nell'intelligenza artigiana che ci rende protagonisti a livello globale seguendo i recenti trend dell'upcycling e del riciclo creativo. Un impegno di apertura alla sostenibilità ambientale che le aziende del comparto dovrebbero prendere seriamente in considerazione».

Tessuti sperimentali, materiali di pregio e ricercati, strumenti innovativi che si servono dell’avanguardia tecnologica. Nell’expo 52 creazioni dei più noti brand dello Stivale, provenienti da atelier, archivi e collezionisti privati. L’omaggio di Guillermo Mariotto alla Ferrari, realizzato per la manifestazione del pianeta dei motori, genera un’unione tra le automobili e una couture non convenzionale. Fuori dall'ordinario dei consueti schemi delle passerelle. Poi, il petit manteau di Walter Albini, il paltò orientaleggiante di Max Mara, la giacca di Giorgio Armani. La fantasia di Franco Moschino si ispira al latte con una skirt oversize sulla quale, in bianco e nero, è rappresentata una mucca. Richiami all’artigianalità della tradizione stilistica sarda di Antonio Marras, il dress all-over printed di Emilio Pucci con quella stampa che, nel tempo, conquistò i critici modaioli. Ci sono il capospalla in maglia metallica di Gianni Versace, i virtuosismi dell’architetto delle forme Gianfranco Ferré, grazie alla sinergia con l’omonima Fondazione che ne custodisce l’estetica visionaria, il variopinto universo di stoffe targato Missoni e l’immancabile rosso di Valentino Garavani.

 

Dallo storico archivio capitolino della maison di via Toscana, le dive hollywoodiane Lana Turner e Kim Novak indossano meravigliosi vestiti in georgette impalpabili e raso duchesse. Dipinto a mano, il volto della regina Elisabetta II troneggia sull’ampia gonna che avvolge il manichino. Incanta la lunga coda dalla fantasia Paisley di Etro. E ancora, organza total rouge accanto a candidi pois e volants per i capolavori del maestro Roberto Capucci. Non mancano le altre eccellenze: Fendi, Alberta Ferretti, Roberto Cavalli, Rocco Barocco, Krizia, Prada, Sorelle Fontana, SportMax, le paillettes di Enrico Coveri, Blumarine, Irene Galitzine e l’inconfondibile pigiama palazzo, Pino Lancetti. In esposizione Antonelli, Albertina, Battilocchi, Mariella Burani, Tita Rossi, Jole Veneziani, Carosa, Simonetta Visconti e Germana Marucelli. Fino a Raniero Gattinoni, poetico couturier che disegnò la sua ultima collezione “Orlando” ispirandosi al romanzo della scrittrice Virginia Woolf. Nell’edificio ecclesiastico, inoltre, si potrà ammirare una delle macchine utilizzate da Luciano Pavarotti: la “Seicento” che fa parte di uno dei suoi rarissimi videoclip con cui, nell’ottobre del 2003, il mito modenese della musica lirica lanciò la canzone pop “Ti adoro”. Sorpresa all’opening per l'arrivo della produttrice Nicoletta Mantovani, moglie del tenore, e Federica Minozzi, ceo di Iris Ceramica Group, accolte dagli organizzatori insieme a Maria Carafoli, direttore della società di promozione territoriale "Modenamoremio".

© RIPRODUZIONE RISERVATA