Neo-papà, il congedo parentale fa bene alla salute delle mamme e dei figli ma pochi lo prendono

Sabato 15 Giugno 2019
In Italia previste solo 4 settimane di congedo paternità

In Italia i neo-papà possono usufruire solo di quattro settimane di congedo parentale retribuito. Siamo così al 29° posto su 41 Stati presi in esame nel rapporto Unicef sulle politiche familiari più favorevoli. In tanti paesi i padri non approfittano, pur potendo, di questi giorni da poter dedicare alla famiglia. In Giappone, il solo Stato che offre almeno 6 mesi di paternità interamente retribuita per i padri, solo 1 su 20 ha chiesto un congedo retribuito nel 2017. La Corea del Sud ha il secondo periodo più lungo di congedo per i neo-papà (17,5 settimane), ma i padri sono soltanto 1/6 dei genitori che richiedono il congedo. Eppure, evidenzia il rapporto, il congedo di paternità retribuito fa bene a tutti in famiglia: aiuta i padri a creare un legame con i figli, contribuisce allo sviluppo infantile, abbassa i livelli di depressione post-partum e aumenta l’uguaglianza di genere.

Sempre secondo la  ricerca, “I paesi più ricchi del mondo sostengono le famiglie?", Svezia, Norvegia, Islanda, Estonia e Portogallo sono i paesi, fra i 31 ad alto reddito analizzati, che offrono le politiche familiari più favorevoli. Svizzera, Grecia, Cipro, Regno Unito e Irlanda sono quelli con le politiche meno favorevoli. Realizzato dal Centro di ricerca Innocenti dell’Unicef  presenta una classifica dei paesi Ocse CSE e dell’Unione Europea basata sulle loro politiche familiari nazionali, fra cui la durata del congedo parentale retribuito e i servizi per l’infanzia dai 0 ai 6 anni. Solo metà di questi paesi prevede almeno 6 mesi di congedo di maternità interamente retribuito. Per quanto riguarda il welfare familiare, Scandinavia è in testa. L’Estonia offre alle madri la più lunga durata di congedo interamente pagato (85 settimane), seguita da Ungheria (72 settimane) e Bulgaria (61 settimane).

Donne italiane le più lavoratrici d'Europa

Gli Stati Uniti sono il solo paese incluso nell'analisi – e uno fra i soli 8 paesi al mondo – che non ha politiche nazionali per il congedo di maternità, né per quello di paternità (non ci sono norme che ne stabiliscano l'obbligatorietà). L’Italia è al 19° posto della classifica (dati 2016), con 25 settimane di congedo di maternità interamente retribuito, solamente il 34% dei bambini sotto i 3 anni iscritti a servizi per l’infanzia e il 93% dei bambini fra i 3 e i 6 anni iscritti a istruzione pre-scolare. «Non esiste un periodo più importante dei primissimi anni di vita per lo sviluppo cerebrale dei bambini, e quindi per il loro futuro» afferma il direttore esecutivo dell’Unicef Henrietta Fore. «Abbiamo bisogno che i governi aiutino a fornire ai genitori il sostegno di cui hanno bisogno per creare un ambiente stimolante per i loro bambini»

Per alcuni genitori che necessitano di servizi per l’infanzia quando rientrano al lavoro, l’ostacolo maggiore è di tipo economico. Analizzando i dati di 29 Stati emerge che i genitori di bambini piccoli nel Regno Unito sono quelli che citano più frequentemente i costi di frequenza come la ragione per cui non usufruiscono degli asili nido. Al contrario, in paesi come Repubblica Ceca, Danimarca e Svezia il costo rappresenta un ostacolo per l'1% dei genitori.  Il rapporto offre alcuni suggerimenti su come i paesi possono migliorare le proprie politiche familiari: fornire un congedo parentale retribuito stabilito per legge a livello nazionale di almeno 6 mesi per tutti i genitori, permettere a tutti i bambini di avere accesso ad asili nido di qualità, idonei, economici e accessibili, assicurare che non ci sia un periodo non coperto dalla fine del congedo parentale all'inizio di un’assistenza all'infanzia a costo accessibile (asilo), in modo che i bambini possano proseguire il loro percorso di sviluppo senza interruzioni, assicurare che le madri possano allattare sia prima che dopo il loro rientro al lavoro.

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