Come essere "smart" se le donne sono schiacciate dai carichi familiari, il piano del governo Conte

Giovedì 24 Ottobre 2019 di Franca Giansoldati

«Forza, prova a essere più smart!!». Applicato a una donna l'aggettivo "smart" si traduce in rapido, veloce, abile, acuto, brillante, sveglio. E così quando una donna se lo sente dire al lavoro, già pensa al figlio che esce da scuola, alla città caotica da attraversare per tornare a casa, alla lista della spesa, alla cena da preparare e al mulinello che si ripeterà implacabile l’indomani mattina. Risultato: le donne che faticano a conciliare casa e famiglia, a barcamenarsi ricorrendo a tate o ad aiuti familiari, finiscono troppo spesso per chiedere congedi lavorativi o addirittura part time. A rimetterci, ovviamente, è la carriera che per tante donne si interrompe, senza contare la loro futura pensione che naturalmente sarà ridotta. Con buona pace della realizzazione personale che troppo spesso va a farsi benedire.

Ma il lavoro potrebbe essere più efficiente e allo stesso tempo anche meno gravoso per le donne? La risposta è affermativa stando ai risultati di recenti indagini che hanno convinto il Dipartimento per le Pari Opportunità a finanziare, tramite fondi strutturali europei, il progetto “Lavoro agile per il futuro della PA”.

A Bologna, è partita la seconda delle sette giornate di lavoro agile che lo scorso dicembre, a Roma, avevano consentito a 11mila “smart workers” di connettersi e lavorare da qualsiasi luogo (casa, caffè, biblioteche etc) che non fosse quello di tutti i giorni, mèta di viaggi stressanti tra traffico e smog.

«Questa giornata –ha detto la ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità, Elena Bonetti - è un’occasione preziosa di confronto e di riflessione. Lo è in un tempo che ci chiede di progettare e costruire insieme forme innovative di lavoro, ancora troppo ancorato a schemi rigidi basati sulla presenza fisica. Superare il modello presente vuol dire incidere sulla cultura delle organizzazioni e aprire una strada nuova: benessere nel mondo del lavoro e processi più snelli, che rendono la persona più produttiva ed efficiente». 

Per innovare e rinnovare il lavoro, tuttavia, occorre avere il coraggio di sperimentare. I dati del 2018 dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, ci dicono che in Italia ci sono circa 500 mila lavoratori agili, principalmente nel settore privato. Lo smart working è realtà nel 56% delle grandi imprese e solo nell’8% delle Pubbliche Amministrazioni. 

«Benché piccoli in confronto a quelli registrati nelle grandi aziende, i numeri relativi al pubblico impiego sono emblematici di un fermento che è in atto e suggeriscono una riflessione: come e più del mondo del privato, la pubblica amministrazione ha a disposizione nel lavoro agile un bacino inesplorato di possibilità per la valorizzazione della persona», ha sottolineato la ministra Bonetti. 

Dove il lavoro agile è realtà diminuiscono stress e negli spostamenti casa-lavoro ed aumentano i livelli di produttività. Ed è dimostrato anche scientificamente. Stando a uno studio condotto dall’Office for National Statistics del Regno Unito, chi compie lunghi viaggi per raggiungere il posto di lavoro ha maggiori probabilità di ansie e insoddisfazioni, anche se ben remunerato. Il rinnovarsi anche in Italia della Pubblica Amministrazione, luogo per eccellenza del “posto fisso”, è certamente una opportunità non solo per le donne ma anche degli uomini. E dunque – è lo slogan del progetto – “Più agile, meglio per tutti”

 

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