Lavoro, la differenza di genere sugli stipendi cala ma resta alta: alle donne record di part-time

Martedì 10 Dicembre 2019

Restano ancora marcati i divari tra uomini e donne, soprattutto nel mondo del lavoro e, in particolare, a livello di stipendio. Niente da fare: la differenza salariale tra uomo e donna si riduce, ma a ritmi lentissimi, tanto da apparire praticamente insormontabile. Un dato che emerge soprattutto nel settore del lavoro, dove vuoto da colmare sembra quasi quello di due mondi paralleli. Lo dimostra il fatto che sebbene il gender gap, almeno per quanto riguarda le retribuzioni, stia registrando un leggero calo - passando dall'8,8% del 2014 al 7,4% del 2017 - le donne in Italia sono ancora le più coinvolte nei contratti part-time (succede nel 63% dei casi) e non riescono neanche a trarre dal loro percorso di studi lo stesso vantaggio dei colleghi uomini.

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LO STIPENDIO
In media, infatti, un laureato viene pagato per ogni ora di lavoro il 20% in più rispetto a un diplomato. Se il dato però si analizza facendo attenzione al genere, si scopre che per un uomo l'aumento retributivo orario legato alla laurea è del 32,6%. Per una donna, invece, le cose sono diverse: la percentuale si abbassa drasticamente e si ferma solo al 14,3%. Questi risultati provengono dall'ultimo report effettuato dall'Istat sui differenziali retributivi del 2017, anno in cui le donne con la laurea hanno registrato una retribuzione oraria inferiore di oltre 3 euro rispetto ai colleghi uomini (12,58 euro per loro).

IL GAP
Lo svantaggio delle donne, ovunque evidente, sembra essere maggiormente marcato nel Nord-est, nel Centro e nel Nord-ovest del Paese. Oltre al danno, poi, sembra esserci anche la beffa: la composizione tra laureati e diplomati dimostra una maggiore presenza relativa di laureati tra le donne. Il numero di dipendenti laureate è infatti pari al 37,5% delle diplomate, mentre per l'altro sesso questo rapporto scende al 24,9%.

I CONTRATTI
Nel rapporto diffuso nei giorni scorsi, l'Istat mette in evidenza anche altre differenze retributive che dimostrano lo svantaggio delle donne nel settore del lavoro. A partire da quelle fra contratti part-time e a tempo pieno. I primi, nel triennio che va dal 2014 e arriva al 2017, sono aumentati del 24,6%. E anche in questo caso, la parte debole resta quella femminile. La retribuzione oraria mediana delle posizioni lavorative part-time è di 10,07 euro, ossia 1,91 euro in meno rispetto a quelle con contratto full-time. E a chi appartiene la maggior parte dei contratti a tempo parziale? Alle donne, appunto, nel 63% dei casi. A far loro compagnia fra i discriminati del lavoro, però, ci sono anche gli stranieri e chi è nato nelle regioni del Mezzogiorno. Le differenze nelle retribuzioni orarie fra Nord e Sud Italia arrivano, infatti, a superare il 16%. I compensi orari mediani più bassi «si osservano per i rapporti di lavoro di imprese localizzate nelle regioni del Sud (10,25 euro) - spiega l'Istat - mentre il valore più elevato in quelle del Nord-ovest (11,91 euro) con un differenziale retributivo pari al 16,2%». L'Istituto nazionale di statista, poi, sottolinea anche che è «notevole» il differenziale retributivo - pari al 13,8% - tra i lavoratori nati in Italia e quelli nati all'estero. La retribuzione oraria mediana dei rapporti di lavoro dei primi (l'83,3% del totale) è pari a 11,53 euro, superiore di 1,4 euro rispetto a quella dei secondi.
L.Ram.

Ultimo aggiornamento: 10:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA