«Dal 10 novembre guadagnano solo gli uomini»: il pay gap ruba alle donne cinquantuno giorni di stipendio

Giovedì 19 Novembre 2020 di Vanna Ugolini

Cinquantuno giorni all'anno di lavoro non pagato per le donne. Cinquantuno giorni all'anno di stipendio in più per gli uomini. Quest'anno, secondo l'Unione europea, l'equal pay day è stato il 10 novembre. che l'Europa l'ha calcolato facendo la somma delle entrate annuali degli uomini e delle donne. E' come se dal 10 novembre le donne continuassero a lavorare senza percepire più lo stipendio al contrario degli uomini. E' un modo diverso per far capire che cosa significa pay gap, la differenza di retribuzione tra uomini e donne che fanno lo stesso lavoro.  L'altro modo è quello che ha usato la vicepresidente della Commissione europea responsabile per coordinare le politiche sui valori e la trasparenza , Věra Jourová in occasione della giornata dell'equal pay day:  per ogni euro che guadagna un uomo facendo lo stesso lavoro di una donna, lei guadagnerà solo 86 centesimi. 

 

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Il divario di genere in busta paga è distributo in maniera diseguale fra i vari paesi europei e la forbice si riduce molto lentamente: secondo la ricerca presentata, appunto, il 10 novembre scorso, ogni otto anni, mediamente, il pay gap si accorcia del due per cento. Anche se la tempesta del coronavirus rischia di rendere il mercato del lavoro più precario per le donne. E la dimensione dei cambiamenti in questo settore si conoscserà tra un po' di tempo. Ma c'è chi sostiene che per coprire questo divario ci vorranno decenni, perchè l'andamento di questi fenomeni non è lineare e, spesso, ha anche delle brusche frenate e delle "retromarce".

 

«Nonostante l'esistenza di una legislazione, la sua effettiva attuazione e applicazione rimane una grande sfida riflessa nella persistenza e nell’ampiezza del divario retributivo tra uomini e donne che era ancora il 14 per cento per l'Ue28 nel 2018. Più di recente, la Commissione Europea si è impegnata ad adottare misure vincolanti di trasparenza salariale in tutti gli Stati membri proprio per contrastare il fenomeno -scrive la fondazione Giacomo Brodolini, che ha curato parte della ricerca per l'Italia -  L’agenzia Eurofound è stata incaricata di raccogliere informazioni sui "costi delle misure di trasparenza retributiva" nei paesi in cui tali misure già esistono. L'Italia è uno dei Paesi europei che ha già in vigore una misura di trasparenza retributiva i così detti: "Rapporti del Personale"». Il 14 per cento di differenza, di pay gap, è ovviamentesolo una media.

Il rapporto sfata anche alcuni luoghi comuni. Non è vero che le donne guadagnano meno perchè fanno lavori part time: lavorare meno ore non significa guadagnare meno all'ora. 

Inoltre non è vero che le donne guadagnano meno perchè fanno lavori più umili. A parità di lavoro umile gli uomini guadagnano di più.

Ancora, non è vero che gli uomini guadagnano di più perchè sono più istruiti. In Europa il 60 per cento dei laureati è donna.

A impedire di alzare il livello della busta paga, inoltre, come emerge da molti studi,  anche il fatto che le lavoratrici donne  più raramente si trovano in posizioni apicali: per quanto riguarda l'Italia, tra  settore pubblico e settore privato appena il 46% dei quadri e il 32% dei dirigenti sono donne e, se si guarda al solo settore privato, la percentuale di donne in posizioni manageriali si abbassa addirittura al 26%.

Ancora, il pay gap, Il divario retributivo tra uomini e donne all’interno dello stesso tipo di inquadramento è più marcato quando si tratta di categorie contrattuali meno forti e, quindi di lavori più umili e precari.

E poi c'è tutto il capitolo del lavoro non retribuito. In Europa le donne fanno un lavoro retribuito per trentatrè ore a settimana contro le trentanove degli uomini ma fanno altrettante ore di lavoro non retribuito mentre gli uomini impiegano tempo per la cura della propria famiglia solo per 19 ore settimanali. (Infografica commissione europea su pay gap)

Insomma, quando si tratta di soldi e potere, la parità è ancora molto, molto lontana. 

Una condizione che, secondo la ricerca,  il 64 per della popolazione europea conosce e il 90 per cento deplora. Ma dall'indignazione ai fatti, il passo è ancora lungo. 

La commissione europea ha chiesto a Eurofound, la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, di valutare la situazione di 4 paesi europei che da anni, hanno introdotto delle misure più o meno stringenti per eliminare il pay gap: Austria, Finlandia, Svezia e Danimarca.

Semplificando i risultati della ricerca emerge che la trasparenza è la strada maestra per eliminare il divario nelle retribuzioni e che più le analisi e le ricerche sulle aziende sono stringenti e dettagliate più questi strumenti hanno il potere di cambiare un'altra diseguaglianza così forte tra uomini e donne. I costi che le aziende sono costrette a sostenere in fase di formazione che di informazioni sono ampiamente ricompensati di qualità del lavoro e anche miglioramento della competizione interna e della presenza della capacità di vedere i problemi dall'azienda da punti di vista differenti. 

 Anche altri paesi comunque si sono dotati di leggi che vanno in questa direzione, dall'Islanda, in cui le aziende e gli uffici pubblici con più di 25 dipendenti devono dimostrare che le donne ricevono lo stesso compenso dei colleghi uomini. Ugualmente in Germania, per quanto riguarda le aziende che hanno più di 200 dipendenti, c'è una legge che rende obbligatorio quanto viene retribuito ogni dipendente a parità di ruolo e mansione. Per quanto riguarda l'Italia, sul tema del gap pay, come accennato in precedenza, c'è solo l’obbligo per le imprese quotate o con più di 100 dipendenti di pubblicare una relazione non finanziaria allegata al bilancio. 

In sostanza, la ricerca europea accende i riflettori su altro divario di genere, quello della differenza delle retribuzioni, di enorme importanza per quanto riguarda l'empowerment femminile, anche se è chiaro che la parità di salario è solo una tappa di un percorso ancora troppo in salita delle donne nel mondo del lavoro, fatto di accesso all'istruzione, alla formazione, a percorsi di self-confidence e alla creazioni di servizi che permettano alle famiglie di non essere costrette a fare rinunce tra la realizzazione personale e quella professionale e sociale. 

Ultimo aggiornamento: 20 Novembre, 08:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA