CORONAVIRUS

Coronavirus, violenza, il numero delle richieste di aiuto ai centri a marzo crollato del 50 per cento: ora torna a salire

Giovedì 9 Aprile 2020

All'inizio dell'emergenza coronavirus, nella prima settimana di quarantena, il numero delle chiamate ai centri antiviolenza hanno subito una brusca frenata. Secondo i dati del Telefono Rosa, rispetto allo scorso anno, nelle prime due settimane di marzo, ovvero quando è iniziato l'isolamento domiciliare, le chiamate sono diminuite del 55,1 per cento passando da 1.104 a 496: di queste, le donne che hanno chiamato per violenza domestica, sono state 101.

Nelle ultime settimane c'è stata però un'inversione di tendenza, il numero delle chiamate è tornato a salire. Complice anche la massiccia campagna informativa messa in campo delle istituzioni, sia nazionali che locali, le donne hanno trovato il coraggio di chiedere aiuto e denunciare. Oltre le linee telefoniche, come il 1522 alla quale le donne possono rivolgersi 24 ore su 24, con il servizio pubblico della presidenza del Consiglio, dipartimento Pari opportunità, nella Capitale le cooperative e associazioni non si sono fermate realizzando servizi aggiuntivi e di prossimità.

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L'accoglienza. Befree, ad esempio, che da oltre dieci anni si occupa di violenza di genere, grazie anche a un piccolo finanziamento della fondazione Haiku Lugano, ha offerto ospitalità presso le strutture alberghiere di Roma a nuclei mamma-bambino. «La violenza sulle donne - si legge in una nota della presidente di Befree, Oria Gargano - non si ferma neanche in tempo di pandemia e questo è apparso subito chiaro alle organizzazioni che si occupano del tema che in un primo momento hanno visto bruscamente diminuire il numero degli accessi ai servizi anche telefonici».

La guida. Anche la Casa Lucha y siesta ha potenziato i servizi offerti realizzando una guida multilingue (italiano, inglese, francese, arabo, bangla, romeno e cinese) per poter usare il telefono in modo sicuro. «Uscire di casa per andare a un centro antiviolenza non è vietato», si legge nella guida. Le donne abusate, infatti, posso uscire anche senza documenti. «Se vieni fermata basta spiegare che hai bisogno di parlare con un operatore di un centro anti violenza». E ancora: se i telefoni sono controllati, come spesso accade, «si può salvare il numero del Centro con un nome di fantasia». Dopo aver chiamato: «cancella la cronologia del telefono». Oppure un altro consiglio: «raccogli e metti al sicuro elementi utili per un eventuale iter giudiziario: fotografa i segni della violenza, salva registrazioni audio, sms o mail che riportano minacce, offese o umiliazioni e invia questi file a una persona di cui ti fidi». «Cambia le password agli account di posta elettronica o social e disattiva le applicazioni, come la geolocalizzazione, dal proprio smartphone». Ed infine: «ripristina il sistema operativo», in modo da portare il telefono ai dati di fabbrica. Piccoli ma utili consigli, per chi vive nella paura.

I numeri. Per far fronte a questa emergenza Differenza Donne ha aperto e pubblicato online numeri di cellulari delle operatrici e attivato canali comunicati come whatsapp, messanger, mail per «facilitare l'interazione e la denuncia. Questo permette infatti di superare la telefonata, che spesso è impossibile fare», perchè l'aguzzino è dentro casa. Per quanto riguarda i dati, Ercoli spiega: «Abbiamo un costante monitoraggio su ciò che sta accadendo e nelle prime settimane di marzo si era arrivati a una diminuzione dell'80 per cento delle chiamate a nostri centri, passando ad una ripresa del 60 in queste ultime due settimane»
 

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