Il miracolo del villaggio delle donne in Senegal che combatte la desertificazione, il climat change e l'immigrazione

Giovedì 10 Settembre 2020 di Franca Giansoldati

In una regione praticamente desertica, sulle rive del fiume Senegal e al confine con la Mauritania, segnata a perdita d'occhio da chilometri di polvere, sabbia, alberi di baobab spunta improvvisamente una specie di miraggio. Una macchia verde e lussureggiante, coltivata a mais, melanzane, ortaggi, fiori e case di mattoni e fango. Il villaggio delle donne presieduto da madame Yaye Pam è conosciuto al punto da avere varcato i confini nazionali. Il villaggio di Koundel è una specie di miracolo, un esempio virtuoso, dopo la progressiva desertificazione della zona, con le sabbie sahariane che avanzavano in modo drammatico.

Il clima è cambiato anche da queste parti, ed è diventato più estremo e la stagione delle piogge si è accorciata con conseguenze negative sulla agricoltura. Le temperature superano regolarmente i 40 gradi. L'invasione del deserto ha portato ad un cambiamento lento e graduale nella comunità visto che i mariti, i figli più robusti se ne sono andati, sono emigrati e a Koundel sono rimaste soprattutto le donne che piano piano hanno preso in mano le redini della gestione del paese.

Al centro del villaggio c'è una piccola moschea e una piazza con un grande albero di acacia, che offre ombra nelle ore più calde. Le case basse sono circondate da mura che le proteggono dai serpenti notturni e dagli ippopotami che occasionalmente si aggirano dal fiume. «Piove una volta a luglio e poi si ferma per un mese, quindi le famiglie spesso perdono i loro raccolti» dice una donna ad Al Arabiya che ha dedicato a questo caso un lungo reportage. «Siamo diventati così poveri che mio marito è dovuto emigrare in Gabon e mio figlio in Francia».

Almeno un uomo in ogni famiglia è emigrato.  Sono così le donne ad avere preso in mano la gestione delle risorse, nella produzione di cibo, nell'allevamento, nelle scelte di consumo e nell'educazione dei bambini. La famiglia di Fama Sarr, per esempio, vive nell'edificio di mattoni di fango con altre 22 persone, 16 delle quali sono donne. Ogni camera da letto ospita fino a cinque persone. È una sistemazione comune, con i 400 uomini del villaggio rimasti, soprattutto anziani, che costituiscono solo un terzo della popolazione totale.

Ora ogni fase del processo agricolon è cambiata, si lavora la terra con l'uso di nuove tecnologie e andando ai mercati regionali per vendere i suoi prodotti - principalmente pomodori, cipolle, melanzane e riso. Sono stati installati pannelli solari nei campi che forniscono energia per le pompe dell'acqua.  Il reddito viene diviso in una parte per la famiglia e una parte per la comunità. Il resto copre i costi di manutenzione e l'acquisto di nuovi macchinari.

Secondo l'Onu, fino a quattro milioni di senegalesi su una popolazione nazionale di 15 milioni di abitanti vive all'estero, classificandosi come uno dei Paesi con il maggior numero di emigranti in Africa occidentale.Le donne lasciate sole da mariti, figli e fratelli, spesso costrette a lasciare gli studi e a prendersi cura della terra e dei figli. In Africa le donne rappresentano ormai il 70 per cento della forza agricola del continente, producendo l'80 per cento del cibo e gestendo il 90 per cento della vendita, secondo il rapporto della Banca Mondiale. Tuttavia i loro diritti non sono riconosciuti e hanno pochissimo potere decisionale.

Con il sostegno della ONG Green Cross,è stato  lanciato il progetto Energy to Stay e nei villaggi sono state installate nuove tecnologie per prelevare l'acqua dal fiume e irrigare i campi. Invece di usare costosa benzina per pompare l'acqua, i pannelli solari alimenta un sistema di raccolta idrica. Il nuovo sistema irriga anche i campi utilizzando tubazioni interrate nel terreno per fornire gradualmente l'acqua nel tempo, in contrasto con il vecchio metodo chiamato "allagamento", in cui la pompa rilasciava l'acqua in canali scavati nel terreno.

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