CORONAVIRUS

Le donne più esposte al rischio: nel mondo il 70% degli infermieri è di sesso femminile

Lunedì 30 Marzo 2020 di Maria Lombardi

Le donne più forte degli uomini nella reazione al coronavirus. Si era visto già in Cina, e i dati negli altri paesi lo confermano: si ammalano e muoiono di meno e hanno minori probabilità di avere gravi complicazioni. Una spiegazione ancora non c'è, le ipotesi sono diverse: gli estrogeni, l'abuso di fumo e alcol più diffuso tra gli uomini, una differente risposta immunitaria.  Già con l'epidemia della Sars si era notata una reazione simile, tanto che gli scienziati tendono a concludere, secondo il New York Times, che «quando si tratta di opporre una risposta immunitaria ad una infezione gli uomini sono il sesso debole».

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«Abbiamo rilevato questa differenza con altri virus. Le donne li combattono meglio», spiega Sabra Klein, una scienziata che studia le differenze di genere nelle infezioni virali alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, di Baltimora, negli Usa.  «Le donne producono anche risposte immunitarie più forti dopo le vaccinazioni e hanno una risposta immunitaria potenziata della memoria, che protegge gli adulti dagli agenti patogeni a cui sono stati esposti da bambini».

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Le infermiere. Ma le donne sono anche le più esposte al virus. In tutto il mondo costituiscono la maggioranza degli operatori sanitari, quasi il 70% secondo alcune stime, e la maggior parte di loro sono infermiere, in prima linea nella guerra al virus. Nella provincia cinese di Hubei, dove è nata l'epidemia, circa il 90% degli operatori sanitari sono donne. Negli Stati Uniti, quel numero è di circa il 78 percento.

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I livelli di esposizione degli infermieri sono «più alti dei medici»,  secondo Celine Gounder, specialista in malattie infettive ed epidemiologo statunitense, perché «sono molto più coinvolti nella cura intima dei pazienti. Sono quelli che prelevano il sangue, sono quelli che raccolgono campioni».

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Il lavoro. Dal punto di vista economico, l'epidemia del coronavirus potrebbe avere un impatto particolarmente negativo sulle donne, che costituiscono una grande fetta di lavoratori part-time. Questi tipi di lavori sono di solito i primi ad essere tagliati in periodi di incertezza economica. E durante le epidemie, quando le donne devono rinunciare al lavoro e alle entrate per restare a casa, spesso trovano più difficile tornare indietro dopo la crisi. Come è successo in Africa Occidentale dopo l'epidemia dell'Ebola, ricorda il New York Times: il reddito degli uomini è tornato ai livelli precedenti più velocemente di quello delle donne.

 

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