La drammaturga Ksenija Martinovic: «La relatività? Forse è un'intuizione di Mileva, prima moglie di Einstein e fisica»

Venerdì 18 Settembre 2020 di Valentina Venturi
Ksenija Martinovic in Mileva

Albert Einstein un millantatore? Possibile che Mileva Mari´c, la prima moglie di Einstein nonché la prima donna ad essere ammessa al corso di fisica al Politecnico di Zurigo, sia stata la vera ideatrice della teoria della relatività? Non si sono prove certe, ma determinate lettere e informazioni lasciano dedurre che non sia un’idea così peregrina. Una sorta di Effetto Matilda, fenomeno per il quale, specialmente in campo scientifico, il risultato del lavoro di ricerca compiuto da una donna viene in tutto o in parte attribuito ad un uomo. Ad aver studiato il carteggio familiare è stata l’attrice e drammaturga Ksenija Martinovic con la consulenza scientifica di Marisa Michelini, professore ordinario di Didattica della Fisica, Università degli Studi di Udine. Il suo lavoro di ricerca è diventato prima una convinzione e poi lo spettacolo teatrale “Mileva”, prodotto dal CSS Teatro stabile di innovazione del FVG.

Da dove nasce la sua teoria? 
«Dalle lettere ufficiali che si scambiavano si desume che Mileva abbia avuto una partecipazione ma non che le sia stata "rubata" la teoria della relatività. Avrà di certo messo del suo, si sarà trattato di un lavoro d’insieme o comunque di una collaborazione e condivisione di tutti i temi scientifici del tempo. Mileva è stata una rivoluzionaria: la prima donna ad entrare in un corso di fisica». 

Che rapporto avevano Albert e Mileva?
«C’è una lettera che mi ha sconvolto più di tutte, è stata anche pubblicata dal "New York Times" anni fa. Einstein è l’icona pop che tutti conosciamo e invece nella lettere lui definisce delle regole di comportamento. Li ho chiamati i 10 comandamenti. Ad esempio se lui non vuole lei non deve rivolgergli parola, non può entrare nello studio, ci deve essere ordine e non deve compromettere la sua immagine».  
 
E cosa accade?
«Lei chiede il divorzio, ma prima ha un crollo psicologico molto forte. La loro storia è ricca di sfumature: tutto accade perché Einstein la tradisce. In una lettera lei scrive: “Noi eravamo una pietra sola”, facendo un gioco di parole visto che Einstein significa pietra. A lei non interessava essere riconosciuta, voleva continuare a fare fisica con lui. È un indizio anche ciò che prova a pretendere nel divorzio».
 
Ossia?
«Sul documento vuole che rimanga che lui l’ha tradita con la cugina di primo grado Elsa. E che se semmai avesse vinto un Nobel i soldi sarebbero dovuti andare a lei e ai figli. Ma all’epoca la teoria della relatività non era ancora definita: come mai lei pretende queste cose? Forse ha dato un apporto significativo? All’Università Ebraica di Gerusalemme c’è l'Archivio Albert Einstein con materiali ancora da aprire. Chi lo sa…».  
 
Da cosa nasce questa sua convinzione?
«A differenza delle biografie ufficiali di Einstein, dove appare come una pallida ombra a fianco del marito, da varie fonti ho appreso che Mari´c non è stata di certo estranea alla straordinaria progressione creativa del compagno; tuttavia, la sua riservatezza e l’aver prematuramente rinunciato al suo impegno di scienziata hanno fatto sì che ancora oggi il suo contributo teorico venga messo in discussione».
 
Quando ha pensato di scrivere uno spettacolo teatrale?
«La decisione è scattata quando ho scoperto le lettere dei primi anni del loro innamoramento, lettere d’amore pubblicate anni dopo la loro morte e in cui ho realizzato quanto sapevano di fisica e quanto lei fosse davvero una donna per l’epoca fuori dalle righe, la prima ad essere stata presa al Politecnico e anche il rapporto con Einstein che con gli anni cambia tantissimo. Con il dramaturg Federico Bellini ci abbiamo lavorato per due anni».
 
Il 19 settembre è in scena al teatro del Lido di Ostia. Com'è allestito?
«In scena siamo io e Mattia Cason, danzatore performer. Ci tenevo ad avere accanto una figura maschile che desse un rapporto fisico e di movimento. All’interno c’è la visione della predominanza maschile su quella femminile che troviamo in tutte le lettere di Einstein. Al di là della storia in sé, esiste anche una questione che riguarda quegli uomini che hanno sovrastato la donna e l’effetto Matilda».
 
A chi le fa pensare questa vicenda?
«La biografia di Mileva rimanda immediatamente a tutte quelle donne messe in secondo piano, per un’evidente discriminazione di genere; tra le più note possiamo citare Rosalind Franklin, Lise Meitner e Jocelyn Bell. Di recente questo fenomeno è stato definito Effetto Matilda, e ben si può rilevare nel campo delle scienze».

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