Key, confisca congelata in attesa del nuovo processo. Ecco perché il palazzo è intoccabile

Venerdì 7 Settembre 2018 di Marco Cusumano
Il palazzo Key è sempre lì, incompiuto e orrendo, in un centro cittadino già deturpato nel corso dei decenni. La città intera si domanda che fine farà l'edificio di 14 piani costruito alla fine degli anni sessanta e posto sotto sequestro nell'ambito dell'inchiesta penale legata alla vendita del 31 luglio 2007.

L'iter giudiziario è fermo alla sentenza di primo grado, emessa nel gennaio 2015, quando furono condannate 5 persone. L'accusa ipotizzò una vendita a un prezzo eccessivamente basso (2,5 milioni) con il solo obiettivo di favorire alcuni soci, tra i quali Paolo Fontenova, a scapito di altri.

Al termine del processo furono condannati: Paolo Fontenova (3 anni), Riccardo Silvi (un anno e 6 mesi); Paolino Coccato (2 anni); Lucio Noviello (2 anni) e Gian Domenico Brienza (un anno). Altri 5 soci furono assolti. Ma il reato è andato in prescrizione dieci giorni dopo quella sentenza e dunque l'aspetto puramente penale sembra ormai marginale, se non fosse per altre conseguenze tutt'altro che secondarie.

Innanzitutto, il nodo più importante, bisognerà stabilire che fine farà il grattacielo. I giudici (Aielli, Cavaceppi e Giannantonio) stabilirono nel 2015 la confisca del Key. Una confisca che rappresenterebbe la liberazione del palazzo che, a quel punto, potrebbe essere completato e utilizzato per finalità di interesse collettivo. E invece la confisca non è stata perfezionata perché, di fatto, bisognerà attendere il processo di secondo grado nel quale i giudici d'appello dovranno sciogliere un nodo essenziale: è possibile disporre la confisca in caso di prescrizione e dunque in assenza di una condanna definitiva?

La questione giuridica è stata affrontata recentemente dalla Corte europea dei diritti dell'uomo che, il 28 giugno, ha stabilito che la confisca non può essere esclusa solo perché non è stata emessa una sentenza di condanna. Uno spiraglio importante che potrebbe aprire la strada verso la confisca del grattacielo, ma bisognerà attendere il processo d'appello per capire quale sarà l'orientamento dei giudici.
In primo grado il tribunale di Latina accolse sostanzialmente quanto ipotizzato dal pubblico ministero Luigia Spinelli che formulò le accuse, a vario titolo, di infedeltà patrimoniale, sottrazione di beni sottoposti a sequestro, emissione di fatture per operazioni inesistenti.

La vendita, secondo l'accusa, fu organizzata per favorire la società Falco, in cui figurava anche Paolo Fontenova, a discapito degli altri soci. A questa società, costituita poco prima dell'atto compravendita, fu venduto il palazzo per 2,5 milioni di euro, un prezzo ritenuto molto più basso rispetto al reale valore di mercato.
Poche settimane dopo la Falco cedette le sue quote ad una società lussemburghese. A quel punto uno dei tre soci della Key, Leone Marcucci, presentò un esposto ipotizzando la vendita fittizia e dando il via all'inchiesta.
Probabilmente bisognerà attendere il prossimo anno per il processo di secondo grado: soltanto allora sarà possibile conoscere il destino del grattacielo che da anni imbarazza l'intera città.

Marco Cusumano
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