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Ristoratori, da Latina grido d'allarme di Giorgione: faccio tre consegne al giorno, così affoghiamo

Giorgio Resini, titolare dell'Osteria Giorgione
di Bianca Francavilla
2 Minuti di Lettura
Giovedì 30 Aprile 2020, 06:20 - Ultimo aggiornamento: 09:22

Con il posticipo della riapertura al primo giugno, i ristoratori rischiano di affogare. A lanciare l'allarme a nome della categoria è Giorgione, il conosciuto titolare dell'omonima osteria di Latina, situata in via Pastrengo. Si è lasciato andare ad uno sfogo tramite una diretta Facebook di quaranta minuti in cui ha spiegato l'enorme difficoltà che sta attraversando.

«La situazione è tragica – racconta Giorgione -. Ho voluto fare il video perché tante persone non capiscono realmente le difficoltà di noi ristoratori. Io non ho la bacchetta magica, né le competenze per dare una ricetta per uscire dall'emergenza, ma posso parlare per la mia attività. A me va bene restare chiusi e non incassare, tanto che avevo chiuso il locale prima ancora del primo decreto di Conte perché comprendo l'emergenza sanitaria che sta attraversando il nostro paese e tutti i rischi connessi. Ma non mi va bene continuare a pagare le spese e le tasse. Un'attività è come una famiglia: se non c'è possibilità di avere entrate, come si fa a fare la spesa, a pagare la luce, il gas, l'acqua, l'affitto?».

Per Giorgione, inoltre, non è una soluzione la possibilità presente già da ora di consegnare a domicilio di cibo, né la possibilità di offrire il cibo da asporto dal 18 maggio. «Parliamoci chiaro, questo va bene per la pizza, i panini, gli hot-dog. Se porto una cacio e pepe a casa, quando arriva è da lanciare contro il muro. Lo stiamo facendo lo stesso, ci stiamo provando, ma non facciamo più di tre consegne al giorno e prima facevano anche più di 150 coperti a giornata».

Sull'ipotesi di non riaprire più, neanche dal primo giugno, Giorgione alza le mani. «Purtroppo non posso, la gente immagina che i ristoratori hanno chissà quali risparmi, ma vivono grazie ai sacrifici che fanno tutti i giorni. Dovrò riaprire per forza perché con l'osteria ci mangio io e ci mangiano i dipendenti, ma rischiamo di affogare. Il mio non è un discorso fazioso o politico, chiedo solo che vengano prese in considerazione le richieste di noi ristoratori sani, in regola e che non hanno mai dovuto chiedere prestiti a nessuno: sospendeteci le tasse e le spese».

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