Coniugi uccisi a Formia, è stata una mattanza: colpiti con 14 colpi di arma da fuoco

Domenica 12 Gennaio 2020 di Sandro Gionti
Iniziati ieri poco prima delle 10.30 presso l'obitorio dell'ospedale Santa Scolastica di Cassino, si sono protratti fino alle 19,30 di ieri sera gli esami autoptici disposti dal sostituto procuratore Emanuele De Franco sulle salme delle vittime della strage avvenuta poco dopo le 13.30 di giovedì scorso a Formia sulle scale di una palazzina in piazza Mattej. Un esame lungo, non facile, quello eseguito dal medico legale Daniela Lucidi, che già era intervenuta giovedì sera a Formia per i primi rilievi esterni sui corpi del 63enne Pasquale Forcina, autore della sparatoria, della cugina 65enne Fausta Forcina e del marito di quest'ultima, il 69enne Giuseppe Gionta, entrambi insegnanti dell'istituto comprensivo Pasquale Mattej di Formia. L'autopsia ha confermato quanto già accertato dai carabinieri con ulteriori importanti dettagli terrificanti: la donna è stata raggiunta da 10 colpi in totale, alle braccia e al torace, con una pistola calibro 7.65 esplosi dal cugino Pasquale Forcina, che poi ha esploso altri 4 colpi al petto del docente di Matematica in pensione Giuseppe Gionta e si è suicidato con un colpo di pistola alla gola, esploso con un'altra pistola, una calibro 38, pure in sua dotazione, finendo riverso sul pavimento dello stesso pianerottolo al primo piano, poco distante dagli altri due cadaveri.

I funerali dei due coniugi si svolgeranno martedì 14 gennaio alle 15 nella chiesa parrocchiale del Carmine, frequentata in vita dalla coppia, e preceduti, secondo un desiderio della famiglia accolto dal parroco don Carlo Lembo, da una veglia funebre nella stessa chiesa che si svolgerà in mattinata. Da decidere, invece, data e luogo delle esequie di Pasquale Forcina, che, celibe, viveva da solo a Formia nell'appartamento di piazza Mattej: il fratello Erasmo, ispettore dell'Inps, risiede invece a Roma. La palazzina di proprietà dei cugini Forcina resta ancora sotto sequestro. Ma i carabinieri hanno comunque autorizzato i titolari dello studio legale Pompei, che si trova al terzo piano, a recuperare i documenti necessari per la propria attività.

Le indagini condotte in questi giorni dai carabinieri sotto la guida del tenente Massimo Milano, comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile, si stanno concentrando sui condomini della palazzina gli avvocati dello studio legale e un ufficiale dell'Aeronautica che viene periodicamente in vacanza - sui familiari delle vittime e sugli avvocati della zona per cercare di capire quali siano state le questioni di interesse che negli ultimi tempi hanno accentuato i contrasti tra cugini fino a sfociare nell'inquietante dramma di giovedì scorso. L'avvocato Clino Pompei, che da una decina d'anni divide con i fratelli lo studio legale nella palazzina, non nasconde la sua incredulità: «Abbiamo sempre avuto rapporti cordiali, anche se non professionali, con gli altri condomini. Non abbiamo avuto sentore di dissapori su questioni relative a divisioni di appartamenti o altri immobili. C'è sempre stato un clima sereno nello stabile. Questa tragedia è sconvolgente e inspiegabile». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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