Morta per infezione chirurgica, Asl e ospedale condannati a risarcire i familiari

L'ospedale di Velletri
di Giovanni Del Giaccio
2 Minuti di Lettura
Giovedì 22 Aprile 2021, 13:03 - Ultimo aggiornamento: 19:50

Risarcimento di 600.000 euro per una donna di Cisterna morta nel 2014, a 64 anni,  per una setticemia causata da alcuni interventi chirurgici presso l’ospedale Colombo di Velletri.

Il Tribunale di Velletri con  la sentenza   837 depositata oggi, 22 aprile, ha riconosciuto la piena responsabilità dell’Asl Roma 6 per la condotta dei propri sanitari dipendenti dell’ospedale.

E' stata accolta la tesi risarcitoria dell’avvocato Renato Mattarelli che ha assistito gli eredi della donna di Cisterna, morta dopo 45 giorni di ricovero per una semplice diverticolite il cui trattamento le ha provocato una gravissima infezione e poi la morte.

Nel corso del ricovero alla donna è accaduto di tutto: diversi interventi chirurgici; perforazione chirurgica dell'intestino; trasfusioni; asportazione delle ovaie e delle tube; dialisi.

Secondo l’avvocato Mattarelli, la cui ricostruzione è stata confermata dalla consulente medico-legale del Tribunale, il primo degli interventi chirurgici innescò una gravissima infezione, che i medici non riuscirono poi a contenere, nonostante altri quattro interventi di chirurgia.

A peggiorare la diverticolite, facilmente contenibile, vi fu anche un ulteriore errore chirurgico di perforazione dell’intestino con conseguente contaminazione dell’intero organismo. Secondo l’avvocato «la sentenza rende piena giustizia al marito ed alla giovane figlia della donna deceduta. I familiari non si sono mai ripresi dalla morte della loro cara, anche in considerazione del fatto che prima del ricovero la donna di Cisterna era passata per il pronto soccorso ed aveva avuto un breve ricovero e poi dimessa perché non ci sarebbero state complicazioni».

Fra le altre censure ai sanitari è stato imputato di non aver assistito adeguatamente la paziente durante il periodo delle feste natalizie, in cui l’infezione ha continuato a contaminare l’organismo della donna. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA