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Sequestro di persona ed estorsione, arrestato il titolare di una ditta edile

Sequestro di persona ed estorsione, arrestato il titolare di una ditta edile
3 Minuti di Lettura
Lunedì 1 Agosto 2022, 12:51

La Squadra Mobile di Roma ha eseguito un'ordinanza di arresto in carcere disposta dal Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. La misura della custodia cautelare in carcere è stata notificata a un uomo di 35 anni, A.T. le iniziali.

L'indagato è accusato di essere l'autore di un sequestro di persona a scopo di estorsione, nonché di una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. I fatti, secondo la ricostruzione dell'accusa, risalgono al primo pomeriggio del 9 maggio 2022, quando al Centro Operativo Telecomunicazioni della Questura di Roma giungeva la segnalazione di un sequestro di persona che si stava svolgendo ad Aprilia. In particolare, la responsabile di una società romana segnalava che un suo collaboratore era stato sequestrato dal titolare di una ditta individuale operante nel settore dei lavori edili, al quale erano stati affidati i lavori di ristrutturazione di un immobile ad Anzio e di alcuni locali nella capitale.

La motivazione del gesto era da ricondurre a un credito vantato da A.T. nei confronti della società per cui aveva effettuato i lavori. Dalla preliminare attività investigativa svolta nell'immediatezza dalla Squadra Mobile di Roma, con l'ausilio della Squadra Mobile di Latina, e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, emergeva che la vittima era stata costretta ad entrare nella autovettura dell'indagato ed era stata privata della libertà per circa 5 ore, durante le quali veniva minacciata e picchiata. Inoltre, per sollecitare il pagamento A.T. aveva inviato ai vertici aziendali della società capitolina fotografie e video ritraenti la vittima con il volto tumefatto.

La ricostruzione di quanto accaduto è stata pienamente confermata dai successivi approfondimenti investigativi, dai quali è emerso che la vittima, mentre era in ostaggio, era stata obbligata a consegnare la somma di denaro contante che aveva con sé e per ottenere la sua liberazione aveva dovuto effettuare due prelievi al bancomat. Soltanto dopo aver ottenuto il pagamento, l'indagato riaccompagnava la vittima alla sua autovettura.

Ad A.T., inoltre, viene contestato di aver tentato di estorcere una somma di denaro al responsabile commerciale della società per la quale aveva effettuato lavori edili. Le indagini, infatti, hanno consentito di appurare che l'indagato, inviava tramite WhatsApp messaggi dal contenuto intimidatorio in cui evocava la propria contiguità alla criminalità organizzata campana, prospettando, in caso di mancato pagamento, l'intervento di soggetti riconducibili a un gruppo criminale mafioso.

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