Torino, stupro nel Campus, 17enne confessa: «Lei mi ha invitato a fare la doccia nella sua stanza». Ma per il giudice non è credibile

Per il magistrato il ragazzo è pericoloso e può stuprare ancora. È stato condotto in carcere

Torino, stupro nel Campus, 17enne confessa: «Lei mi ha invitato a fare la doccia nella sua stanza». Ma per il giudice non è credibile
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Martedì 15 Novembre 2022, 11:19

Ha confessato dopo essere stato identificato e condotto davanti agli investigatori il 17enne autore della violenza sessuale su una studentessa nel campus universitario a Torino. Ma la storia raccontata dal giovane aggrava la sua posizione: secondo il 17enne la ragazza, prima reticente, poi avrebbe offerto di fare una doccia nella sua stanza. Un racconto che il giudice reputa "poco credibile". Per il magistrato il ragazzo è pericoloso e può stuprare ancora e non mostra compassione per il dolore altrui, forse a causa di un passato difficile: dice di essere stato allontanato dalla famiglia e di aver subito violenza sessuale da bambino.

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Lo stupro nel campus 

Il giovane ha fornito agli investigatori un racconto confuso che aggrava la sua posizione. Ha detto di essere entrato nella residenza universitaria Paolo Borsellino per derubare un uomo. Poi avrebbe sentito la voce della ragazza, l'avrebbe vista nuda quando lei ha aperto la porta. In un primo momento la giovane sarebbe sembrata reticente, poi gli avrebbe offerto la possibilità di «fare una doccia nella sua stanza» e lui avrebbe rifiutato. Successivamente avrebbe anche «promesso di non denunciare» e le avrebbe fatto una sorta di complimento.

 

Il giudice: «L'ha sopraffatta con violenza, è pericoloso»

Un racconto che per il giudice non è credibile in quanto il ragazzo «L’ha sopraffatta con una violenza che poteva anche ucciderla» scrive nel documento di 25 pagine in cui dispone il carcere. E dalle telecamere di sorveglianza spunta un altro dettaglio di quella notte: il giovane avrebbe seguito un'altra ragazza, pedinandola da corso Galileo Ferraris fino alla residenza.  

Il giudce descrive il 17enne come una persona «violenta» e «insensibile alla sofferenza altrui» che potrebbe stuprare ancora. Secondo i magistrati, vive alla giornata e commette reati per mantenersi o acquistare capi di abbigliamento firmati. Non è chiaro il suo passato: dice di aver subito violenza sessuale da bambino e sarebbe stato allontanato dalla famiglia che lo avrebbe mandato in Senegal a studiare nella scuola Coranica.   

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