Ferisce un militare a Milano al grido di «Allah akbar», per gli inquirenti pista islamica labile

Martedì 17 Settembre 2019
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Milano, aggredisce militare con un tagliacarte al grido

Al momento l'accusa è di lesioni e violenza a pubblico ufficiale ma il pool antiterrorismo di Milano, guidato dal pm Alberto Nobili, sta scavando nella sua vita per capire se abbia legami con cellule terroristiche. Mahamad Fathe, il 23enne yemenita che questa mattina ha ferito con un paio di forbici un militare in stazione Centrale, non avrebbe aggiunto nulla per spiegare il suo gesto. È bastata la frase «Allah akbar» urlata dopo l'aggressione a trasformare il caso in un possibile attentato di matrice islamica. 

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Gli investigatori restano molto cauti sul punto, il profilo di Fathe e la modalità sgangherata del suo attacco lasciano molti dubbi sulla natura dell'episodio. È avvenuto tutto in pochi secondi. Alle 10.45 Fathe - che compirà gli anni il 25 settembre - ha sorpreso alla spalle Matteo Toia, caporale scelto di 34 anni appartenente al Quinto raggruppamento alpini e in servizio per l'operazione «Strade sicure». Il militare stava salendo sulla camionetta quando ha ricevuto due fendenti che, miracolosamente, gli hanno provocato solo tagli superficiali alla gola e alla schiena. Toia aveva due colleghi vicini e a pochi metri c'erano i carabinieri del terzo reggimento Lombardia ma il primo a fermare con un placcaggio Fathe è stato un 52enne senegalese con un permesso di soggiorno permanente. In questa fase concitata, mentre i militari lo disarmavano, lo yemenita ha urlato «Allah akbar». Nel 2017 Fathe è arrivato in Italia partendo dalla Libia, è stato assegnato a un centro di Bergamo ma si è allontanato dalla struttura prima che fosse concluso l'iter per la richiesta di asilo politico. 
 

 

Secondo quanto riferito dai carabinieri ha raggiunto la Germania, da dove è stato espulso in virtù del trattato di Dublino. Il 12 luglio 2019 lo hanno messo su un volo da Monaco diretto a Malpensa e il 23 agosto si è presentato a Mantova per formalizzare l'istanza di protezione internazionale. È in questa occasione che ha ottenuto un permesso di soggiorno provvisorio che al momento sarebbe ancora valido. In quei giorni è stato ospitato nell'ex hotel California a Ostiglia (Mantova) ma ancora una volta è scappato e il 13 settembre è arrivato a Milano, dove ha dormito in strada attorno alla Centrale. Ieri notte, attorno alle 2, i militari del nucleo Radiomobile sono intervenuti in via Sammartini (accanto alla stazione) su chiamata del custode del rifugio della Caritas. Fathe era salito su una pensilina «armato» di una penna, minacciava tutti e urlava frasi sconnesse.

Per farlo scendere un carabiniere ha dovuto utilizzare lo spray al peperoncino e una volta in caserma è stato denunciato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. È uscito dagli uffici ed è tornato in Centrale, dove poco prima delle 11 ha aggredito il militare. L'episodio avviene a poco più di due anni dall'aggressione di Ismail Tommaso Hosni, l'italo-tunisino di 21 anni che il 18 maggio 2017 ferì con due coltelli due militari e un agente della Polfer all'interno della stazione milanese. Lo scorso dicembre Hosni è stato condannato in rito abbreviato in appello a 5 anni e 8 mesi di carcere (il pm chiese 10 anni in primo grado) per tentato omicidio, lesioni e resistenza col vizio parziale di mente. Quest'ultimo accertato da una perizia psichiatrica richiesta dal difensore Giusi Regina, secondo cui la capacità di intendere e di volere del giovane era «grandemente scemata al momento del fatto» e inoltre era sotto l'effetto di cocaina. In quel caso il 21enne venne indagato per terrorismo internazionale perché sul suo profilo Facebook erano stati trovati video inneggianti all'Isis, ma gli stessi pm hanno poi chiesto l'archiviazione perché, seppure avesse aderito alle idee dello Stato islamico, non sono stati trovati contatti con terroristi.

Ultimo aggiornamento: 19:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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