Gay Pride, marcia e proteste. Raggi assente: il corteo la fischia

Sabato 8 Giugno 2019 di Marco Pasqua
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Roma Pride, al corteo striscioni contro Salvini e Lega: «Governo vuole cancellare famiglie arcobaleno»

Quando, nel 1994, la comunità gay diede vita ad un Pride, per le strade di Roma, le diecimila persone che risposero all’appello parvero a tutti un successo. Da allora, ogni anno il popolo arcobaleno torna in piazza, per chiedere pari diritti e per contestare chi non vuole concederglieli: e così è stato ieri, quando in decine di migliaia si sono ritrovati in piazza della Repubblica, per sfilare ricordando i 25 anni trascorsi da quella prima volta per le vie della Capitale. Ma c’è di più: perché il corteo di ieri («nostra la storia, nostre le lotte», lo slogan scelto per questa edizione), ricordava anche i 50 anni dai moti di Stonewall, che rappresentano l’atto di nascita del movimento Glbt.
 

 

DUELLO SUI NUMERI
«Siamo settecentomila», urlano dal carro colorato gli organizzatori del Mario Mieli (ma fonti della polizia parlano di 15mila partecipanti). Matteo Salvini è oggetto delle contestazioni più aspre: dal coro “Odio la Lega” al cartello in cui il vice-premier è raffigurato truccatissimo o a quello in cui è schiacciato sotto il piede della Vergine.

Nel mirino finiscono anche il senatore leghista, Simone Pillon, firmatario di un discusso ddl sulla famiglia, oggetto di un fragoroso “vaff”, ma anche la sindaca, Virginia Raggi: «L’avevamo invitata ma ci è stato detto che era all’estero, ma per estero intendevano il Vaticano. Era alla messa del Papa, invece di essere qui con noi», diceva uno degli organizzatori dal camion usato come palco. Qualcuno ricorda che nel 1994, nel primo Pride romano, l’allora sindaco, Francesco Rutelli, scese in strada a salutare i manifestanti. Per la Raggi, comunque, c’è il vice, Luca Bergamo, mentre la Regione ha inviato l’assessore Lorenza Bonaccorsi.

«Questo è il Pride di tutti», dice Imma Battaglia, fresca di unione civile con la sua Eva Grimaldi. «E’ un Pride che rivendica diritti, perché a questo serve», sottolinea. «Il nostro gesto, la nostra unione, ha dato una speranza a tante ragazze e ragazzi, che ci hanno ringraziati», dice la Grimaldi. «Oggi c’è una legge che garantisce le unioni civili, non è tutto, ma è qualcosa – commenta Vladimir Luxuria – e siamo qui perché siamo orgogliosi, perché siamo essere umani, al di là del nostro orientamento sessuale». Eccolo il popolo rainbow, qualcuno canta “Bella ciao”, mentre si riconoscono i carri dell’Ambasciata britannica, una marca di automobili tedesca con una microcar ricoperta di lustrini.
 


La madrina del corteo è Porpora Marcasciano, fondatrice del Movimento di identità transessuale. «C’è la volontà di cancellarci», tuona il presidente di Famiglie Arcobaleno, Gianfranco Goretti. Sul carro dei collettivi studenteschi spunta un cartello anti-israeliano, nota stonata in questa parata che celebra l’amore, senza barriere. Il repertorio musicale di questa speciale discoteca itinerante è quello più classico del pantheon musicale Glbt: da Raffaella Carrà a Madonna e a Lady Gaga. Asia Argento sale su uno dei carri e balla, a un certo punto parte anche il bacio con Luxuria: pioggia di scatti. «La mia libertà protegge la tua», recitano alcuni cartelli. C’è anche il Cinema America, con il leader, Valerio Carocci: «Siamo contro ogni barriera e pregiudizio, bisogna costruire una società inclusiva e accogliente».

«Nel 2019 non possiamo solo spegnere le candeline - rimarca Sebastiano Secci, portavoce del Roma Pride - la nostra comunità è costantemente sotto attacco». Per questo Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, incalza il governo: «Porti in aula la legge contro l’omofobia». Il serpentone colorato si chiude a piazza Venezia per i comizi di rito. Si sfila contemporaneamente anche a Trieste, Ancona e poi Messina e Pavia. A Roma è il primo corteo senza La Karl du Pignè, scomparsa lo scorso mese di settembre e da sempre volto e voce storica della parata per i diritti.

Ultimo aggiornamento: 9 Giugno, 11:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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