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Marino Occhipinti, l'ex della banda della Uno Bianca torna in carcere: ha picchiato la compagna

Marino Occhipinti, ex poliziotto, condannato all'ergastolo per l'omicidio della guardia giurata Carlo Beccari, aveva ottenuto la libertà condizionale

Marino Occhipinti (foto d'archivio)
di Serena De Salvador
4 Minuti di Lettura
Venerdì 12 Agosto 2022, 11:54 - Ultimo aggiornamento: 11:55

PADOVA - Marino Occhipinti è tornato in carcere. L'ex membro della banda della Uno Bianca condannato all'ergastolo per l'omicidio della guardia giurata Carlo Beccari a Casalecchio di Reno nel 1988 quattro anni dopo aver ottenuto la libertà condizionale è nuovamente alla casa di reclusione del Due Palazzi. L'Ufficio di sorveglianza di Padova ha sospeso la misura alternativa e ne ha chiesto la revoca in merito a una serie di presunti maltrattamenti ai danni della compagna padovana, per i quali Occhipinti è indagato dal 28 marzo scorso.

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Il quadro

Il 57enne, ex poliziotto della questura di Bologna e detenuto dal novembre 1994, ha trascorso diciott'anni nel penitenziario padovano, dal 2000 al 2018. Dal 2010 ha beneficiato di permessi premio grazie alle attività lavorative a cui ha partecipato con la cooperativa Giotto. Un graduale reinserimento in società definito da manuale, che ha sollevato fiumi di polemiche da parte dei parenti delle vittime e che nonostante il fine pena mai l'ha portato a godere prima della semilibertà e poi della condizionale. Una scarcerazione che non è sinonimo di libertà ma che gli ha consentito per anni di condurre una vita fuori di cella, molto vicina a quella di una persona con la fedina penale pulita. Fondamentali per ottenerla sono stati l'impiego all'ospedale dell'Angelo di Mestre (tramite la coop che ha in appalto il servizio) ma soprattutto il ruolo della compagna, ormai ex nonché presunta vittima degli abusi.

Le accuse

Si sono conosciuti nel 2011, quando Occhipinti ha ottenuto la semilibertà. A casa della donna passava le sere dopo il lavoro prima di rientrare in carcere e, sempre tra quelle mura, lei l'ha accolto a vivere stabilmente nel 2018, facendogli da garante quando è stata presentata (e accettata) l'istanza per la libertà condizionale. Dopo i primi anni tuttavia il rapporto avrebbe cominciato a essere altalenante. La coppia si è rivolta a una terapeuta che ha indirizzato la donna verso un centro antiviolenza e Occhipinti a uno per uomini maltrattanti. Proprio il personale del centro antiviolenza ha accompagnato, a marzo scorso, la donna al pronto soccorso di Padova, tumefatta e vittima di un pestaggio. Lei ha ammesso le percosse, tanto forti da averla fatta svenire, ma ha rifiutato di nominare il responsabile. Come da prassi è partita un'informativa alla Procura, a cui si sono aggiunti altri importanti tasselli. Innanzitutto molteplici persone vicine alla coppia, convocate dal pubblico ministero, hanno raccontato che la donna aveva più volte confessato di essere vittima di abusi, supplicando di non dire nulla a Occhipinti per paura di altre violenze. Sentita lei stessa dal pm, ha invece negato tutto sostenendo di essere stata picchiata da uno sconosciuto. Una tesi a cui la Procura non ha creduto, anche perché nel frattempo l'autorità giudiziaria ha scoperto che il 57enne aveva lasciato l'abitazione trasferendosi nella foresteria della canonica degli Eremitani a Padova, dove alloggiano diversi altri condannati. Condannati con cui come prescritto dal Tribunale di Sorveglianza gli era peraltro vietato avere rapporti. Iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi del reato di maltrattamenti, Occhipinti è stato colpito mercoledì dalla sospensione della condizionale ed è quindi stato trasferito in carcere. Il 57enne, che al momento dell'arresto nel 1994 era vicesovrintendente della Squadra mobile a Bologna, è dunque nuovamente in cella. Sui presunti maltrattamenti sono ancora in corso le indagini, ma il passato criminale dell'Occhipinti ha spinto l'Ufficio di sorveglianza a ritenerlo pericoloso e non in grado di controllarsi al di fuori delle maglie della giustizia.

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