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Banda della "Uno bianca", scarcerato l'ex poliziotto Marino Occhipinti

Banda della "Uno bianca", scarcerato l'ex poliziotto Marino Occhipinti
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Martedì 3 Luglio 2018, 11:15 - Ultimo aggiornamento: 4 Luglio, 12:50

PADOVA - Avevano seminato morti (24) e feriti (oltre 100) tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta durante una serie di rapine. L'ex poliziotto Marino Occhipinti, ex membro della banda della Uno Bianca, è stato scarcerato. A confermare la notizia secondo cui il tribunale di Sorveglianza di Venezia ha accolto la richiesta della difesa giudicando «autentico» il pentimento dell'ex vice sovrintendente della narcotici è l'avvocato Milena Micele. Il Tribunale di sorveglianza di Venezia gli ha notificato in carcere, al "Due Palazzi", il provvedimento che da subito gli consente di uscire dalla casa di reclusione di Padova.

Occhipinti fu condannato all'ergastolo nel 1997 per l'omicidio di Carlo Beccari, la guardia giurata 26enne uccisa nel 1988 durante l'assalto alla cassa continua della Coop di Casalecchio di Reno, nel Bolognese. Nel 2012, quindi, l'ex poliziotto aveva ottenuto la semilibertà, con la possibilità di lavorare al mattino e di fare ritorno in carcere la sera. A giugno, quindi, il suo legale ha presentato in udienza la documentazione a favore della libertà, inclusa quella relativa al suo lavoro con la cooperativa Giotto. Ora, secondo il provvedimento del Tribunale di sorveglianza, Occhipinti ha «rivisitato in modo critico il suo passato» e non è «socialmente pericoloso».

La banda della Uno Bianca, guidata dai fratelli Savi, fece 24 morti e oltre 100 feriti tra il 1987 e il 1994, in Emilia-Romagna e nelle Marche.

LE REAZIONI

«La notizia della scarcerazione di Marino Occhipinti è motivo di grande sconcerto». È il commento del deputato del Pd, Andrea De Maria, al provvedimento del Tribunale di sorveglianza di Venezia. «Nel rispetto delle sentenze della magistratura e nella consapevolezza del principio costituzionale della funzione rieducativa della pena - ha detto De Maria - non si può non vedere che siamo di fronte ad una decisione che, a poco più di vent'anni dal processo sulla Uno Bianca, conferma e rafforza l'idea di una sproporzione fra i delitti compiuti da quella banda criminale e il percorso giudiziario dei colpevoli». Secondo il parlamentare Pd la Uno Bianca «ha rappresentato più che un semplice episodio di criminalità ma una occasione di destabilizzazione della convivenza civile e delle istituzioni di Bologna, operata da chi quella convivenza avrebbe dovuto difendere, in un contesto che ha consentito per anni ai responsabili di agire indisturbati». Nel dare la sua solidarietà ai familiari dei morti e feriti dalla banda, De Maria ribadisce che «lo Stato dovrebbe prima di tutto stare dalla parte delle vittime della violenza, del terrorismo, della criminalità organizzata e del loro diritto ad avere giustizia».

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