MIGRANTI

Traini, confermata in appello la condanna a 12 anni

Mercoledì 2 Ottobre 2019
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Traini, confermata in appello la condanna a 12 anni

Confermata ad Ancona la condanna a 12 anni di carcere inflitta in primo grado a Luca Traini, il 30enne autore del raid razzista a colpi di pistola in cui ferì sei migranti Macerata il 3 febbraio 2018, dopo la morte di Pamela Mastropietro. Sono state riconosciute, anche nel processo di secondo grado, le accuse di strage aggravata dall'odio razziale, danneggiamento e porto abusivo d'arma. Dopo la sentenza della Corte d'assise d'appello, Traini ha detto che si aspettava questo esito. Pamela, ragazza romana di 18 anni, è stata uccisa e smembrata a Macerata il 30 gennaio dello scorso anno. Per la sua morte, il pusher nigeriano Innocent Oseghale è stato condannato all'ergastolo in primo grado.

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Mi aspettavo la condanna per strage - ha detto Traini mentre veniva portato via dalla polizia penitenziaria per tornare in carcere ad Ancona -, ora mi aspetto anche la verità totale per Pamela. Oseghale non può aver fatto tutto da solo». Il riferimento di Traini è ai presunti complici dello spacciatore-omicida, altri due nigeriani inizialmente arrestati e poi rimessi in libertà, per i quali la Procura di Macerata ha chiesto l'archiviazione delle accuse. Per rifondere i danni procurati alle vittime dei suoi spari, Traini ha scritto in carcere un libro sulla strage, e vorrebbe farlo pubblicare se troverà una casa editrice. L'uccisione di Pamela, che aveva incontrato Oseghale dopo essersi allontanata da un comunità di recupero, fece da 'detonatorè alla rappresaglia razzista di Traini, diretta contro persone innocenti.
 

I FATTI
La mattina del 3 febbraio, Traini impugnò una Glock e sparò per strada dal finestrino della sua Alfa 147 nera contro i migranti che vedeva per strada, e anche contro alcuni esercizi commerciali e contro la sede del Pd. Poi si fece catturare dai carabinieri davanti al Monumento ai Caduti a Macerata, facendo il saluto romano, e gridando «l'Italia agli italiani» con il tricolore al collo. La Corte, presieduta da Giovanni Treré, ha confermato anche il diritto delle 13 parti civili al risarcimento da quantificare in sede civile con provvisionali esecutive, dai mille ai 10 mila euro: tra loro i sei feriti, altri 'sfioratì dalle pallottole, il Comune di Macerata, il Pd maceratese e due locali danneggiati. In aula il procuratore generale Sergio Sottani ha chiesto la conferma del verdetto di primo grado e ha dato parere negativo alla richiesta dei domiciliari con braccialetto elettronico per Traini. Il difensore, Giancarlo Giulianelli, ha contestato l'accusa di strage e i motivi razziali, e chiesto le attenuanti generiche. Senza successo. Ricorrerà in Cassazione. Le motivazioni verranno depositate entro 90 giorni.

LA FAMIGLIA DI PAMELA 
«Non conosco le carte del processo a Traini. Vedo che è stata confermata la dura condanna del primo grado e immagino che la pena sia dovuta alla gravità dei fatti, dai quali noi avevamo fin dall'inizio preso le distanze». Lo afferma all'Adnkronos Marco Valerio Verni, legale della famiglia di Pamela Mastropietro e zio della ragazza romana che si allontanò da una comunità di Corridonia (Macerata), fu fatta a pezzi e poi i resti furono ritrovati chiusi in due trolley, commentando la notizia della conferma della condanna a 12 anni per Luca Traini, il 29enne autore della sparatoria a Macerata contro diversi migranti, che rimasero feriti, con l'intenzione di vendicare proprio Pamela. «Speriamo che la stessa durezza la abbiano poi i giudici nell'appello a Innocent Oseghale, condannato nel processo sulla morte della nostra Pamela. Chiediamo che non ci siano sconti per nessuno - prosegue l'avvocato Verni - Se si continua ad associare Traini a quello che ha fatto Oseghale, allora che ci sia la medesima durezza nel giudizio. È palese la colpevolezza di Oseghale per tutti i reati che gli sono stati contestati». 

Ultimo aggiornamento: 21:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA