Coronavirus, ultimi casi nei condomìni. Rezza: «Trasmissione nelle famiglie»

Coronavirus, ultimi casi nei condomìni. Rezza: «Trasmissione nelle famiglie»
di Lorenzo De Cicco
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Martedì 14 Aprile 2020, 07:06

Se dopo un mese di lockdown, i bollettini della Protezione civile registrano ancora migliaia di nuovi casi ogni giorno è anche perché «continua una trasmissione infradomiciliare, intrafamiliare, insomma può esserci nei condomìni una residua diffusione del virus», spiega Giovanni Rezza, direttore delle Malattie Infettive all'Istituto Superiore di Sanità. «Siamo ancora nella fase 1, non c'è dubbio», ha chiarito l'esperto dell'ISS, seduto ieri pomeriggio accanto al capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli. L'ultimo bollettino ha fatto registrare, in termini percentuali, la minore crescita giornaliera dei contagiati: +2%. Segno che effettivamente la curva sembra tornata a scendere, anche se è possibile che abbia influito su queste cifre il doppio festivo, Pasqua-Pasquetta, quando alcuni laboratori dei tamponi potrebbero avere lavorato a ranghi ridotti.

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MENO IN RIANIMAZIONE
I numeri: dall'inizio dell'epidemia, le persone affette dal Covid 19 in Italia sono state 159.516 (+3.153 nelle ultime 24 ore). I pazienti attuali sono 103.616 (1.363 in più nell'ultimo giorno). Continua ad alleggerirsi da 10 giorni la pressione sulle terapie intensive, che ieri hanno liberato altri 83 letti, ma complessivamente i ricoverati in ospedale per la prima volta da una settimana sono tornati a crescere. Ora i pazienti dei reparti extra-rianimazione sono 28.023, 176 in più di domenica.
Ieri è stato anche il giorno in cui l'Italia ha superato i 20mila morti. Sono state comunicate altre 566 vittime (due giorni fa erano state 431), un numero che porta il drammatico bilancio del nostro Paese a 20.465 decessi. In 35.435 sono guariti dall'inizio della crisi, 1.224 in più nelle ultime 24 ore. «Quello dei decessi è purtroppo l'ultimo indicatore a diminuire, il tempo che intercorre tra contagi e decessi è il più lungo», ha spiegato il direttore delle Malattie Infettive dell'ISS. Che ha prospettato una fase di graduale discesa ancora lunga. «Non arriveremo a contagi zero a metà maggio e il virus non stopperà purtroppo la sua circolazione. A Wuhan ci sono riusciti ma ora hanno un effetto ritorno», ha detto ancora Rezza. Nella fase 2, ha aggiunto, «andranno individuati subito i focolai, mettendo in campo controlli serrati e più personale».
A livello geografico alcune regioni registrano zero o pochissimi nuovi casi (nessuno in Molise, 1 in Umbria, 4 in Basilicata), mentre la situazione resta preoccupante in Piemonte e in Lombardia, soprattutto a Milano. Ieri 296 nuovi positivi accertati in città (domenica erano stati 193), per un totale di 5.857. «A Milano c'è ancora troppa gente che si muove», ha detto l'assessore regionale Gallera.
 



LE PROTEZIONI
L'Organizzazione mondiale della sanità intanto interviene di nuovo sulle mascherine e sull'uso che bisognerebbe farne. «Indossarle sarà presto la norma», ha detto il portavoce David Nabarro. Con un approccio che sembra diverso da quello delineato solo una settimana fa dal direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus. Che il 6 aprile diceva: «Consigliamo l'uso delle mascherine a chi è malato o si deve prendere cura dei malati. Ci preoccupa l'uso di massa». Ieri invece il portavoce Navarro ha rimarcato che «questo virus non andrà via, non sappiamo se le persone che hanno avuto il virus rimarranno immuni e non sappiamo quando avremo un vaccino». Motivo per cui «qualche forma di protezione facciale diventerà la norma, almeno per dare rassicurazioni alle persone».

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