CORONAVIRUS

Coronavirus, vaccini: quale sarà quello buono? Al via sperimentazione sull'uomo

Martedì 14 Aprile 2020 di Mauro Evangelisti

Gli esperti sostengono che se andrà tutto molto, molto bene, il vaccino che fermerà il coronavirus Sars-CoV-2 sarà pronto per la fine dell'anno, inizio del 2021. A quel punto dovrà cominciare una produzione di massa, operazione non semplice, ma il mondo potrà guardare con più speranza al futuro. L'ad di una azienda di Pomezia, che sta sperimentando insieme all'Università di Oxford un nuovo vaccino, sostiene che già in autunno potrà essere somministrato a determinate categorie. C'è dell'altro: nei prossimi giorni si svolgerà un vertice tra Ministeri della Salute, della Ricerca, Spallanzani e Regione Lazio per fare partire la sperimentazione di un altro vaccino che coinvolge invece un'azienda di Castel Romano. Oltre allo Spallanzani, sono impegnati nel progetto altri istituti internazionali e si punta a fare partire la sperimentazione sul personale sanitario del Lazio, ovviamente su base volontaria.

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LA LISTA
L'Organizzazione mondiale della sanità ha confermato che ci sono 73 tipi di vaccino in fase di studio in tutto il pianeta; per cinque di questi è già cominciata la fase di sperimentazione sull'uomo. «Non c'è mai stata una tale mobilitazione della scienza» ripete sempre il professor Guido Silvestri, capo dipartimento di Patologia e Medicina di Laboratorio alla Emory University di Atlanta; «non diamo per scontato che i vaccini che si stanno studiando, funzioneranno» frena il professor Luigi Frati, ex rettore della Sapienza e presidente dell'Istituto Pasteur Italia.
Ripartiamo da Pomezia, provincia di Roma: l'azienda italiana Advent-Irbm ha annunciato che a fine aprile partirà la sperimentazione nel Regno Unito, in collaborazione con lo Jenner Institute della Oxford University, su 550 volontari sani. L'obiettivo è renderlo disponibile «in uso compassionevole per alcune categorie già da settembre, ma per una diffusione di massa servirà molto più tempo». Commenta il direttore di Malattie Infettive dell'Istituto superiore di Sanità, Gianni Rezza: «Si tratta di un vaccino vettoriale cioè ha un vettore che non replica nell'uomo; esprime la proteina di superficie del coronavirus, è prodotto da Oxford. Usa una piattaforma già usata per ebola. Il vantaggio sarebbe di poter accelerare ulteriormente i tempi magari comprimendo le fasi». Spiega l'amministratore delegato di Irbm, Piero Di Lorenzo: «Siamo ormai in fase finale della trattativa per un finanziamento di rilevante entità con un pool di investitori internazionali e ci sono vari Governi interessati a velocizzare ulteriormente lo sviluppo e la produzione industriale». Come funziona questo vaccino? Spiega Di Lorenzo: siamo partiti da due piattaforme note, la nostra esperienza riguarda l'utilizzo dell'adenovirus, che è un virus del raffreddore, utilizzato depotenziato per «trasportare il gene Spike sintetizzato del Sars-CoV-2 nell'organismo umano. Come se fosse un cavallo di Troia, quando l'adenovirus trasportatore entra nell'organismo, quest'ultimo reagisce e crea anticorpi. L'expertice dello Jenner Institute deriva dal fatto di aver già testato e utilizzato sull'uomo in Arabia Saudita un vaccino anti-Mers». Il lavoro preclinico sul vaccino chiamato ChAdOx1 nCoV-19, spiegano a Oxford, vede la collaborazione con altri centri di ricerca britannici e olandesi.

LA CORSA
Un'altra società della provincia di Roma, la Takis di Castel Romano, ha annunciato di avere iniziato la sperimentazione sui topi di cinque vaccini. L'altro giorno l'ad Luigi Aurisicchio ha spiegato: «Con una singola somministrazione abbiamo riscontrato un forte titolo anticorpale». A livello mondiale secondo l'Oms le ricerche più avanzate su un vaccino sono di CanSino Biologics, quotato a Hong Kong, e del Beijing Institute of Biotechnology. Altri arrivati già alla fase di sperimentazione sull'uomo sono dei produttori farmaceutici statunitensi Moderna e Inovio Pharmaceuticals. Il 2 aprile, sulla rivista scientifica Lancet, è uscita una pubblicazione sul vaccino-cerotto che funziona come gli antinfluenzali: usa frammenti di proteine virali creati in laboratorio in grado di indurre l'immunità. Nel team di ricercatori dell'Università di Pittsburgh anche un italiano, il professor Andrea Gambotto.

Ultimo aggiornamento: 17:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA