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Carabinieri Piacenza, Falanga: «Soldi vinti al Gratta e vinci. Il nigeriano pestato? Cadde da solo»

Sabato 25 Luglio 2020
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Carabinieri Piacenza, Falanga: «Soldi vinti al Gratta e vinci. Il nigeriano pestato? Cadde da solo»

Iniziano le difese. La foto con i soldi in mano accanto a due spacciatori? «Una vincita al gratta e vinci di 5 anni fa». Il nigeriano pestato? «Nessuna violenza, una spacconata di Montella. E' caduto durante l'inseguimento». Ha respinto ogni accusa Giacomo Falanga, uno dei carabinieri arrestati dalla procura di Piacenza e parte di quel che la procura ha definito un sistema criminale all'interno della caserma Levante. Il militare, ha spiegato al termine dell'interrogatorio davanti al Gip il suo avvocato Daniele Mancini, «ha risposto a tutte le domande e ha fornito tutte le delucidazioni sugli episodi che lo riguardano. Lui ha un tenore di vita normalissimo e nessun indizio che lo colleghi alla droga. E' molto provato». Secondo l'avvocato, dunque, Falanga è estraneo a ogni addebito.

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La foto nella quale mostra delle mazzette di denaro con Montella e i due fratelli Daniele e Simone Giardino (entrambi arrestati), «non ha nulla a che vedere con Gomorra. Viene dai social - dice l'avvocato - è del 2016, era su Facebook con tanto di commenti ed è il frutto di una vincita al gratta e vinci». Quanto alla vicenda delle presunte torture subite da uno spacciatore egiziano in cui Falanga dice che i suoi due colleghi Montella e Cappellano devono fare il «poliziotto buono e il poliziotto cattivo», il legale nega le violenze e aggiunge. «Non si può condannare una persona per una battuta, le cose vanno contestualizzate». E come? «Falanga è estraneo ad ogni violenza e alle ipotesi di spaccio - il nigeriano non è stato picchiato in sua presenza, è stata una spacconata di Montella dire che lo avevano massacrato di botte, in realtà è caduto durante l'inseguimento». L'avvocato non può però negare la partecipazione di Falanga agli arresti. «Ha partecipato alle operazioni nel momento in cui venivano pianificate ma non sapeva cosa c'era a monte». Insomma, non si sarebbe accorto di nulla.

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Intanto, sono ripresi nel carcere Le Novate di Piacenza gli interrogatori di garanzia dei carabinieri arrestati mercoledì. L'interrogatorio più atteso è quello dell'appuntato Giuseppe Montella, considerato dagli inquirenti e investigatori al vertice della piramide di quel sistema criminale che era stato messo in piedi nella stazione dei carabinieri. Un personaggio che, dice il gip nell'ordinanza, era convinto di poter tenere «qualunque tipo di comportamento, vivendo al di sopra della legge e di ogni regola di convivenza civile». Non è così però secondo il suo avvocato Emanuele Solari che, arrivando in carcere, non ha escluso la possibilità che Montella possa rispondere al Gip. «Probabilmente risponderà alle domande - ha detto ai cronisti - è molto provato». 
 

 

Ultimo aggiornamento: 15:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA