Ungheria, migranti in sciopero della fame . Merkel all'Italia: subito i centri di smistamento

Martedì 15 Settembre 2015
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I falchi dei paesi dell'Est spaccano l'Europa sui 120mila profughi da ricollocare. C'è «un accordo di principio» sostenuto da una larga maggioranza di Stati, ma nonostante i ripetuti tentativi, non è stato possibile trovare l'unanimità. Tutto è rimandato alla nuova riunione dei ministri dell'8 ottobre, quando di fronte a mali estremi, si andrà avanti con la maggioranza qualificata.

Con il via libera al primo schema di 40mila ricollocamenti (26mila dall'Italia e 14mila dalla Grecia) si costituisce tuttavia la base legale per l'avvio dell'approccio "hotspot", centri di smistamento per distinguere i profughi dai migranti economici.

Intanto i 28 hanno dato il via libera formale per l'avvio della "fase 2" della missione navale EuNavFor Med che prevede l'uso della forza contro gli scafisti nel Mediterraneo.

Ue, consiglio straordinario il 22 settembre. La presidenza lussemburghese del Consiglio dell'Ue intanto ha convocato un consiglio Affari interni straordinario il 22 settembre. «In questa occasione», si legge in una note, «la presidenza auspica di far approvare una decisione su un meccanismo provvisorio per il ricollocamento di 120mila profughi».

Ungheria. È entrata oggi in vigore in Ungheria la nuova legge anti migranti che prevede l'arresto per chiunque tenti di entrare illegalmente nel Paese. La polizia ha già arrestato 174 persone che stavano tentando di passare illegalmente il confine con la Serbia. Come riferisce il sito del quotidiano Guardian, lo ha dichiarato in una conferenza stampa Gyorgy Bakondi, consigliere per la sicurezza del premier Viktor Orban. Almeno 16 richiedenti asilo, ha aggiunto, sono stati inoltre respinti nel giro di qualche ora.

Un centinaio di migranti al confine di Horgos ha poi cominciato uno sciopero della fame per protesta contro la chiusura della frontiera. La tensione è palpabile, con i migranti che fischiano e scandiscono slogan al passaggio degli elicotteri ungheresi che dall'alto sorvegliano sulla situazione al confine.

Merkel. «È urgente che la Grecia, e anche l'Italia, facciano subito gli hotspot». Lo ha detto Angela Merkel a Berlino in conferenza con l'austriaco Werner Faymann, sottolineando che «diversamente non può esserci la distribuzione equa dei migranti». Merkel ha chiesto poi un Consiglio europeo straordinario sui profughi già la prossima settimana. La cancelliera ne ha parlato in conferenza stampa con il cancelliere austriaco.

Tusk «è in contatto con gli altri leader per valutare l'esito del Consiglio degli Affari interni e la necessità di convocare un vertice straordinario sull'immigrazione». Ma, spiega la fonte, «al momento nessuna decisione è stata presa».

Austria. I punti nodali dei controlli sulle frontiere austriache dovranno essere sui confini con Ungheria, Italia, Slovenia e Slovacchia. È quello che emerge da una lettera del ministero dell'interno austriaco inviata alla Commissione Ue e anticipata dall'agenzia APA. In seguito si è appreso che l'Austria ha notificato alla Commissione Ue la reintroduzione temporanea dei controlli a tutte le sue frontiere a partire da domani. Per Bruxelles «a prima vista sembra essere una situazione che rientra nelle regole» Schengen.

La repubblica Ceca è pronta a schierare le forze armate per proteggere i confini contro la crisi migratoria. Lo ha detto il primo Ministro ceco Bohuslav Sobotka intervenendo in Parlamento. La misura potrebbe scattare - ha spiegato - nel caso in cui la polizia non sia in grado di gestire l'emergenza.

Le quote. Nonostante si sia annacquato più volte il testo dell'accordo per ottenere il via libera di tutti i 28, trasformando «l'impegno» a ricollocare in un «accordo di principio» a farlo, alla «volontà» di farlo, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, e Romania hanno continuato a mettersi di traverso durante tutto l'incontro. Budapest ha guidato il gruppo dei ribelli, ribadendo di voler essere cancellata anche dalla lista dei Paesi beneficiari, in cui figura assieme a Grecia e Italia.

Il ministro slovacco Robert Kalinek è arrivato al vertice insistendo che «le quote non sono la soluzione» e nelle stesse ore la premier polacca Ewa Kopacz ha ribadito la stessa linea, anche se il suo ministro ha dimostrato alcune aperture durante il vertice.

A chiare lettere è emerso anche che il trattato di Schengen è in gioco in questa partita, indebolito ulteriormente dopo che Vienna e Bratislava hanno espresso l'intenzione di seguire l'esempio di Berlino e ripristinare i controlli alle frontiere, minacciando così di scatenare un effetto domino che potrebbe peggiorare la già complicata situazione nel Vecchio continente.

La Polonia sta valutando cosa fare al riguardo, e anche il ministro francese Bernard Cazeneuve minaccia di percorrere quella strada se le cose con l'Italia non dovessero funzionare.

Con l'avvio dell'approccio "hotspot", centri di smistamento per distinguere i profughi dai migranti economici, questi ultimi dovrebbero essere trattenuti in Italia e Grecia, in centri attrezzati regolati da una «certa severità», come spiega il ministro dell'Interno Angelino Alfano, in attesa del rimpatrio. Il titolare del Viminale chiede però l'applicazione degli hotspot in modo graduale, in parallelo ai ricollocamenti, ma soprattutto condizionata «al funzionamento dei rimpatri», che devono essere «gestiti da Frontex» con «risorse comunitarie» e sotto la responsabilità europea.

D'altra parte l'Ue è arrivata già spaccata alla riunione dei ministri. Nonostante i molti aggiustamenti per consentire al maggior numero possibile di Paesi di dare un ok ai principi generali, gli ambasciatori dei 28 non sono riusciti a mettersi d'accordo sulla bozza di conclusioni, lasciando alla politica la ricerca di una soluzione.

Nonostante il muro dell'Est però, i numeri per una maggioranza qualificata ci sono e sebbene, vista la delicatezza della questione, si tenda a considerarla l'ultima spiaggia, l'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini non l'ha esclusa. «Non spetta a me decidere - afferma - ma non vedo perché no».

Francia e Germania insistono, per bocca dei ministri Cazeneuve e de Maiziere, su hotspot e rimpatri. Vogliono garanzie sulla piena applicazione del binomio «responsabilità-solidarietà». Per questo

chiedono «precisazioni» e date sulla messa in pratica del progetto.

Ultimo aggiornamento: 16 Settembre, 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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