Migranti, l'ira italiana per la mancata intesa: «Pronti i rinforzi per il Brennero»

Lunedì 14 Settembre 2015
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​dal nostro inviato Valentina Errante

BRUXELLES - Adesso potrebbe essere un boomerang. Perché tra rinvii e promesse l’Italia si dovrà attrezzare in tempi strettissimi e cambiare le regole dell’accoglienza sotto l’occhio vigile dell’Ue. In cambio ben poco: di certo, al momento, c’è soltanto che in due anni andranno via 24mila richiedenti asilo, risultato già incassato in luglio e confermato ieri. E la mancata intesa di ieri ha irritato l’Italia, che ha fatto sapere ai partner europei di essere pronta a mandare squadre di agenti al Brennero e a Ventimiglia. Rispondendo alla Germania. E non solo.

Le nuove norme che ci impone l’Europa, sull’identificazione dei migranti, rischiano così di rendere ancora più difficile la gestione dell’emergenza. La revisione di Dublino III, il trattato che prevede che chi abbia diritto alla protezione internazionale rimanga nel paese di primo approdo, non è stata neppure proposta. E l’impegno sulla ”relocation” di altri 120mila siriani ed eritrei, che rimane solo aleatorio, inasprisce le tensioni, con la minaccia da parte della Francia di sospendere Schengen al confine italiano. Neppure sulle riammissioni dei migranti economici gestite dall’Ue arriva un piano. Se ne riparlerà in ottobre. Tempi lunghi che rischiano di inceppare il meccanismo.



L’avvio della ”relocation” per i 24mila prevede l’immediata attivazione dei nuovi centri di identificazione previsti la scorsa primavera dalla Commissione Ue. Il primo, a Lampedusa, dovrebbe entrare a regime già il 17 agosto. Gli ispettori Frontex e Easo controlleranno che tutti i migranti vengano identificati e fotosegnalati. E se tra il 2014 e il 2015 erano circa in 50mila ad essere sfuggiti al ”sistema”, adesso quanti rifiuteranno la procedura, anche se siriani ed eritrei, dovranno essere trattenuti in Italia e rimpatriati. Per l’Ue, anche chi abbia presentato domanda e attenda risposta deve essere bloccato nei nostri centri. Procedure che l’Italia non ha mai applicato, perché, in base a leggi e circolari, in questi casi i migranti sono liberi di abbandonare i Cara. Non sarà più così, ed è chiaro che i numeri degli ospiti cresceranno.



SCHENGEN

La mancata revisione del Trattato che impone ai richiedenti asilo di rimanere per cinque anni nello Stato in cui sono arrivati e l’assenza di accordo su un sistema permanente di redistribuzione tra i 28 Stati rischiano adesso di creare nuove barriere in quell’Europa che prometteva una politica comune in materia di immigrazione. La linea netta tra il gruppo di paesi dell’Est, Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca, e Ungheria, (Regno Unito, Irlanda e Danimarca godono di una clausola di opt-out) alza muri anziché abbatterli. La Francia è pronta a ristabilire i controlli alla frontiera con l'Italia, così come la Germania sta facendo con l'Austria. Lo ha annunciato il ministro degli Interni, Bernard Cazeneuve. «Se ci dovesse essere una situazione identica a quella di alcune settimane fa - ha spiegato - sono già state date tutte le disposizioni per mettere in opera lo stesso dispositivo» di controllo. Poi aggiunge: «Non ci possono essere i processi di ricollocamento se non c’è la messa in pratica di un rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne e degli hotspot».



LE RIAMMISSIONI

Anche su questo punto, fondamentale per l’Italia, è tutto rinviato. Se ne ridiscuterà in ottobre. Gli accordi Ue e le riammissioni gestite da Frontex dei migranti economici sono solo una promessa. Intanto l’Italia, che chiedeva un’ applicazione graduale delle nuove regole, fa i conti con le nuove misure da applicare. Ultimo aggiornamento: 15 Settembre, 08:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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