LUIGI DI MAIO

Radio Radicale, Di Maio contro Boldrini: «Ecco chi gioisce, 3 milioni di soldi pubblici regalati»

Giovedì 13 Giugno 2019
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Radio Radicale, Di Maio contro Boldrini su Facebook: «Ecco chi gioisce per aver regalato 3 milioni di soldi pubblici»

«Ecco chi gioisce per aver regalato altri milioni di euro delle nostre tasse a Radio Radicale, una radio privata e di partito pagata con i vostri soldi. Fieri di esserci opposti con ogni mezzo!». Luigi Di Maio non usa mezzi termini e sulla sua pagina Facebook  pubblica il tweet scritto da Laura Boldrini nel quale l'ex Presidente della Camera gioisce per il via libera all'emendamento del Partito Democratico per garantire a Radio Radicale altri 3 milioni di euro per il 2019.

  

 


Cosa sta succedendo - Il finanziamento di 3 milioni previsto nell'emendamento approvato nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera è ossigeno puro per le casse di Radio Radicale, ma non basterà a garantire la copertura dei costi per l'anno in corso se non ci saranno risparmi. In attesa che lo stanziamento venga confermato in aula alla Camera e poi al Senato nella discussione sul dl crescita che scade a fine mese, l'emittente lavorerà affinché si delinei al più presto il percorso per la definizione della gara per l'appalto del servizio e affinché venga comunque garantita la continuità della convenzione scaduta il 21 maggio scorso. Questo il quadro delineato dall'amministratore delegato, Paolo Chiarelli, che assicura battaglia per garantire la prosecuzione dell'attività aziendale e garantisce che, per il momento, non corrono rischi i 52 dipendenti, tra cui 20 giornalisti. 
 

«Il problema non è solo che non vogliamo tagliare sul costo del lavoro, ma anche il fatto che questo tipo di tagli ha effetti sui tempi lunghi - spiega il manager all'ANSA - Nell'immediato ci sono costi maggiori, per tfr o mancato preavviso ad esempio. E noi abbiamo dovuto preparare un piano di risparmi a sei mesi». Chiarelli risponde anche a chi sostiene che i giornalisti di Radio Radicale guadagnino più di 100 mila euro all'anno: «Gli stipendi medi sono 2000-2500 euro netti, solo il direttore ed io guadagniamo poco più di 100mila euro lordi, circa un terzo di quanto percepiscono i dirigenti Rai». Fino all'anno scorso la radio poteva contare sui 10 milioni lordi garantiti dalla convenzione con lo Stato (circa 8,2 milioni netti) e sui 4 milioni che ottiene dal fondo per l'editoria come emittente di informazione di interesse generale. Nel 2019 potrà, invece, contare sui 5 milioni lordi (4,1 netti) assicurati dalla convenzione per il primo semestre (e che non sono stati ancora incassati), più i 4 milioni dal fondo per l'editoria che, per il 2019, andranno richiesti a gennaio prossimo e saranno incassati a dicembre 2020, più i 3 milioni dell'ultimo stanziamento una tantum (ancora non definitivo), con un saldo negativo di oltre un milione di euro.


A fronte di costi che l'anno scorso si sono attestati sui 12 milioni di euro. «Anche questi tre milioni si incasseranno a dicembre 2020 e ci costeranno almeno 300mila euro di interessi - prosegue -. Il problema è che le banche per anticipare i fondi richiedono continuità aziendale. Dobbiamo garantire, cioè, che arriveremo a fine anno, ma per farlo servono risparmi che contiamo di realizzare riducendo le registrazioni, ma assicurando comunque i servizi istituzionali. Continueremo anche a lavorare per completare i ricavi, attraverso donazioni o attività per conto di fondazioni». «La convenzione è scaduta, ma secondo noi dovrebbe essere ripristinata - sottolinea ancora Chiarelli - e siamo pronti a sostenerlo anche con i ricorsi. Continueremo a svolgere il servizio con due possibili sbocchi: o la norma con la previsione della gara e la copertura dei costi nella fase di transizione, come stabilito dalla mozione, o il proseguimento della convenzione, con la possibilità che i tre milioni vengano riassorbiti».

«Noi siamo disposti a dialogare con il governo - aggiunge Chiarelli -. Se riducono gli stanziamenti devono però dirci cosa dobbiamo tagliare. Sono loro a dire che l'archivio ha un valore inestimabile, ma l'archivio non è un contenitore chiuso, va alimentato continuamente per essere completo. Noi svolgiamo un servizio che la Rai non ha mai fatto e non farà mai in futuro e il problema sono pochi milioni a fronte di un miliardo e 700 milioni garantiti alla tv pubblica per un servizio pubblico che spesso non si percepisce».

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