Cartelle, con la pace fiscale il Comune di Roma perde 70 milioni

Domenica 14 Ottobre 2018 di Fabio Rossi
Settanta milioni di euro. È il minore gettito che il Campidoglio dovrà mettere in conto a causa del decreto sulla “pace fiscale” che il Governo ha messo in cantiere per chiudere le cartelle esattoriali, ancora sospese, che risalgono agli anni compresi tra il 2000 e il 2010, per importi al di sotto dei mille euro. Per l’amministrazione capitolina il danno economico potrebbe essere notevole: a essere interessate, nella Capitale, sono quasi 1,5 milioni di cartelle. Una parte (minore) di queste riguarda il bollo auto, che viene incassato dalla Regione. Il grosso, invece, rientra nella sfera di competenza di Palazzo Senatorio. La massa creditizia complessiva del Comune, per il decennio interessato, si aggira sui 700 milioni: di questi, però, “solo” 70 sono effettivamente iscritti a bilancio, considerata la capacità di recupero dell’arretrato piuttosto bassa, intorno al 10 per cento. Il resto finisce invece nella massa dei crediti inesigibili: soldi su cui l’amministrazione aveva già messo una pietra sopra.

LE VOCI <QA0>
La porzione maggiore dei 70 milioni di crediti destinati a essere cancellati è inserita nel capitolo delle multe per violazione del Codice della strada. Qui sono davvero tanti – nell’ordine delle centinaia di migliaia – i romani (e non) interessati dalla possibile sanatoria: d’altronde la scarsa efficacia degli uffici comunali preposti all’incasso – secondo i revisori dei conti dell’Oref il Campidoglio ha una percentuale di riscossione del 25,4 per cento – ha favorito l’incremento dei cosiddetti residui attivi, ossia i crediti non riscossi negli anni passati. E questa «cronica lentezza», secondo l’organismo di revisione, si traduce in un «elemento di forte criticità nella gestione corrente».

IL BUCO <QA0>
Nei conti capitolini, anno dopo anno, si è così accumulata una voragine da 7.919.695.421 euro di crediti non riscossi, secondo le cifre inserite nell’ultimo documento unico di programmazione (Dup) dalla giunta di Virginia Raggi. Di questi crediti, oltre 1,6 miliardi sono dovuti proprio alle contravvenzioni non pagate. Ma non sono solo le multe a essere interessate alla pace fiscale. Nelle cartelle esattoriali che potrebbero essere sanate con il decreto di Palazzo Chigi ci sono anche le voci relative alle imposte locali (Ici e Imu su tutte) rimaste ancora sospese nelle pratiche avviate dall’ex Equitalia, ora Agenzia delle entrate-Riscossione, su mandato del Comune.

LE TARIFFE <QA0>
Altra voce rilevante, nelle cartelle esattoriali in attesa di giudizio, è quella della tariffa rifiuti: tecnicamente, nel decennio in questione, si tratta di soldi dell’Ama. Ma nella pratica i buchi di bilancio della municipalizzata vanno interamente a ricadere sul Campidoglio, che deve garantire il finanziamento del servizio di pulizia cittadina, raccolta e smaltimento dei rifiuti. A essere interessati, inoltre, ci sono i bilanci dei 15 Municipi, organi periferici dell’amministrazione. Tra le cartelle ce ne sono anche alcune centinaia che riguardano tariffe di competenza delle ex circoscrizioni, come le mense, il trasporto scolastico e le rette degli asili nido.

LE CONSEGUENZE <QA0>
La possibile cancellazione di queste cartelle crea un problema ai conti di Palazzo Senatorio, in vista del bilancio di previsione del 2019. Anche se la riscossione di quei soldi sarebbe teoricamente avvenuta nel corso di cinque anni, i crediti potenziali vengono interamente inseriti nei documenti contabili. La manovra del prossimo anno, quindi rischia di partire già con un handicap di una settantina di milioni da colmare. 
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