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Ventive: la start up under30 che investe su giovani, formazione e parità di genere

Ventive: la start up under30 che investe su giovani, formazione e parità di genere
5 Minuti di Lettura
Giovedì 30 Giugno 2022, 16:00 - Ultimo aggiornamento: 12 Luglio, 09:00

Roberto Sfoglietta, classe 1995, AD di Ventive, società di investimenti e consulenza per startup innovative, spiega come nella sua giovane realtà under30, formazione e welfare a sostegno della maternità sono tra i requisiti strutturali per il raggiungimento di importanti obiettivi come l’exit da poco annunciata

Secondo l’analisi realizzata dal Ministero dello Sviluppo economico in collaborazione con Unioncamere, InfoCamere e Mediocredito Centrale, nel quarto trimestre 2021 le Startup innovative inscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese risultano 14.077, con un capitale sociale in aumento rispetto al terzo trimestre (+24,5 milioni di euro, +2,68%), attestatosi in media a circa 65 mila euro a impresa. Evidente anche il processo di digitalizzazione in atto. Il 75,7% delle Startup innovative fornisce infatti servizi alle imprese in specializzazioni digitali: 38,5% produzione di software e consulenza informatica, 14,3% attività di R&S e 8,9% attività dei servizi d’informazione.

In questo orizzonte capeggiato da realtà giovani e predisposte a osservare il mondo che cambia proponendo soluzioni adeguate, troviamo il caso della startup Ventive, fondata da giovani under 30 e guidata da Roberto Sfoglietta, classe 1995, che dopo aver creato la app TAC, continua a puntare sull’innovazione completa nella formula di business. Ventive aiuta altre startup a finanziarsi, a crescere, ad evolversi. Una rarità nel nostro paese, che ha permesso a questa realtà, di fare il suo primo exit, cioè di vendere un ramo d’azienda ad un gruppo solido, ma in cerca di novità, dopo appena due anni dalla sua fondazione.

Con un’età media di personale che non raggiunge i 35 anni di età, Ventive dimostra come sia non solo necessario ma anche possibile dare un’accelerazione rilevante al livello di innovazione della propria impresa e quindi del paese attraverso politiche attente alla formazione e alla parità di genere. Un’azione, quella di Ventive, in netta controtendenza che risponde ai bassi livelli di innovazione delle realtà italiane con adattamento, semplificazione, sostenibilità e digitalizzazione.

Cos’è Ventive, come nasce e con quali obiettivi?

Ventive è un’azienda che si occupa di investimenti in start up e consulenza per start up, nata nel 2019 con l’obiettivo di credere nelle azioni dei giovani imprenditori. Ad oggi, conta poco più di 150 investitori, più di 20 milioni di euro investiti in start up negli ultimi due anni e mezzo e 19 operazioni chiuse con successo. Numeri importanti per l’orizzonte italiano che è un po’ più indietro rispetto a quello europeo. Vorremmo diventare un punto di riferimento nell’ecosistema delle start up nel nostro paese al fine di poterle supportare a 360°. Ci posizioniamo come investitori nella fase iniziale della start up, cioè in quella di early stage, perché in Italia non ci sono ancora, ad oggi, attori protagonisti che fungono da supporto nel momento di avvio. Eravamo stanchi di vedere giovani con grandi idee ma senza finanziamenti perché lo Stato non ne garantisce a sufficienza, e quindi abbiamo deciso noi di assolvere a questo compito.

Da chi è composta e in che modo il personale è impiegato all’insegna della parità di genere?

Siamo all’incirca una ventina di persone under30, 50% donne e 50% uomini, che sono professionisti e professioniste di talento e sono state scelte per i meriti non perché rappresentanti un genere. Per quanto riguarda il recruiting avviene spesso grazie all’intermediazione con le università perché le risorse vengono formate internamente e perseguiamo la volontà di inserirle nell’organico in maniera stabile per crescere insieme e farle rimanere nel tempo.

L’assistente personale rientra in un’azione di tutoraggio inserita in un piano di formazione specifico?

Il tutoring per le nuove risorse è funzionale a orientare il neo assunto a seconda dei suoi task affiancandolo a un professionista già esperto che non si approccia come un superiore ma in maniera orizzontale. La formazione universitaria non si basa sulla pratica, ed è frequente quindi che molti giovani laureati vogliano lavorare con noi ma non sappiano come. Il tutor allora non è un capo che impartisce lezioni ma una figura che segue il neolaureato assunto per aiutarlo a crescere lasciandolo libero di sbagliare.

Essendo una start up giovane, quali sono i valori perseguiti e cosa offre ai nuovi candidati che vogliono farne parte?

Nell’individuo risiede la collettività. Noi non crediamo nella bravura del singolo ma in quella del team. La prerogativa delle start up è il lavoro di squadra, se si lavora congiuntamente tutti possono apportare un valore aggiunto all’impresa. Gli obiettivi che ci siamo posti in cinque anni, sono stati raggiunti in tre anni e non per merito di un leader ma delle persone che lavorano con me, le quali vogliono mettersi in gioco e imparare. Ci riteniamo un’azienda meritocratica e “collettiva” che mette a disposizione la possibilità di formarsi, di imparare nuove skills, di formarsi all’interno di una realtà competitiva rispetto alle altre e che sta scalando il mercato, offrendo stipendi più alti rispetto alla media. Cerchiamo il valore aggiunto perché siamo i primi ad offrirlo.

Quali sono le azioni welfare sulle quali è importante costruire una strategia di people caring?

Proponiamo attività di team building costantemente, soprattutto fuori l’ambiente lavorativo che possano essere sia ricreative che formative. Adesso siamo molto felici di accogliere la prima neomamma nel team e per lei abbiamo attivato delle azioni di supporto che vanno dal congedo di maternità fino a una somma regalo stanziata da Ventive per dare un aiuto alla famiglia sostenendo le spese da affrontare nei primi mesi di vita del neonato.

L’exit annunciata testimonia l’impegno profuso del team. Come si raggiunge un simile risultato e quando una start up giovane come la vostra capisce il momento giusto per l’exit?

L’exit è stata finalizzata in due anni e mezzo invece che cinque grazie al talento di tutto il nostro personale grazie alle competenze e anche alla fortuna, che non manca e basta mai. È importante comprendere quando la start up che stai vendendo ha raggiunto, o quasi raggiunto, l’apice del valore: eravamo arrivati in un punto in cui stavamo scalando velocemente e abbiamo incontrato un gruppo più grande, Intent, disposto a comprare un ramo di Ventive, Karma Digital, che si occupa di comunicazione e marketing. Intent ci ha contattato e con loro c’è subito stata sintonia, nonostante una simile azione richieda una trattativa molto complessa che implica analisi, studio e intraprendenza psicologica. Così abbiamo avuto accesso ai saperi di una realtà più grande e matura e anche a nuovi clienti di importanza internazionale.

Lucia Medri

L'articolo Ventive: la start up under30 che investe su giovani, formazione e parità di genere proviene da WeWelfare.

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