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Serena uccisa, processo al rush finale: gli elementi di accusa e difesa

La caserma di Arce, dove sarebbe avvenuto l'omicidio
di Vincenzo Caramadre
3 Minuti di Lettura
Venerdì 17 Giugno 2022, 11:15 - Ultimo aggiornamento: 11:20


Il dibattimento è agli sgoccioli, finora ci sono state 41 udienze, un calendario fitto di testimoni, consulenti e investigatori per ricostruire un giallo lungo 21 anni, iniziato il primo giugno 2001, quando Serena Mollicone 18enne di Arce fu barbaramente assassinata. Un processo dislocato, per i primi mesi a causa del Covid, in un'aula del campus universitario della Folcara. Ora nella sede naturale è rush finale, accusa e difesa, cosa hanno nelle mani per far prevalere la loro posizione? Quali sono gli elementi emersi nel dibattimento? Quali prevarranno nei due piatti della bilancia che rappresenta la giustizia? Da che parte penderà la decisione della corte d'assise chiamata a giudicare i cinque imputati: Franco, Marco, Anna Maria Mottola, Francesco Suprano e Vincenzo Quarrale? Interrogativi che, oggi, ancora permangono ma che presto troveranno risposte processuali certe nella sentenza di primo grado.
L'ACCUSA
Le indagini ripartite nel 2016 si sono concentrate su tre/quattro elementi entrati poi nel processo. I presunti depistaggi iniziali con i quali l'ex maresciallo Mottola avrebbe sviato le indagini sul figlio Marco che per la procura avrebbe aggredito Serena in un alloggio della caserma sbattendola contro una porta, per poi soffocarla con un sacchetto di plastica attorno alla testa. Depistaggi materializzati, per la procura, con la mancata verbalizzazione dell'ultimo avvistamento di Serena, riferito da Carmine Belli il 2 giugno 2001, ma anche con le mancate ricerche del ragazzo biondo visto la mattina del primo giugno al bar a Chioppetelle assieme a Serena e con le mancate ricerche di una Y10. Ci sono poi gli ordini di servizio redatti la mattina del primo giugno, incongruenze nella compilazione per dimostrare servizi esterni alla caserma, nei minuti in cui Serena perdeva la vita. La dichiarazione del brigadiere Santino Tuzi, qualche giorno prima di suicidarsi afferma: «Ho visto una ragazza entrare in caserma la mattina del primo giugno» e la descrive come Serena Mollicone. Infine gli elementi scientifici: l'analisi sulla porta contro la quale sarebbe stata spinta Serena. Per la professoressa Cattaneo il segno di rottura è compatibile con la frattura riscontrata su Serena; inoltre alcune microtracce di legno rinvenute tra i capelli e nel nastro adesivo utilizzato per bloccare il sacchetto di plastica attorno al collo della vittima.
LA DIFESA
In ordine ai depistaggi la difesa ha sostenuto che l'ex maresciallo il 2 giugno era impegnato nelle ricerche di Serena con un elicottero dell'Arma e Belli non è mai andato in caserma, ma si sono incontrati al bar di Chioppetelle. Ancora: la Y10 del figlio era parcheggiata in caserma e non c'era bisogno di ricercala e che tutte le indagini erano dirette da superiori e dai pm. In riferimento agli ordini di servizio, per la difesa, è emerso che le incongruenze non sono un falso ma un «andazzo» interno alla caserma. Sulla porta è stato affermato che ci sono difformità nell'altezza, nell'impatto e nella dinamica perchè un colpo del capo avrebbe prodotto altro danno e non quello riscontrato e che la spalla della ragazza avrebbe urtato contro la superficie della porta, cosa che non è avvenuta. Le microtracce lignee, infine, non apparterebbero alla porta e soprattutto sul nastro non ci sono le impronte degli imputati. Sulle dichiarazioni di Tuzi lunedì prossimo nell'ultima udienza dibattimentale verrà depositata una consulenza di analisi psicologica. Oggi nuova udienza: sarà ascoltato il medico legale della difesa, il dottor Bolino.
 

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