Frosinone, escursioni nel Parco nazionale: le nuove regole del piano. Stop alle gite notturne

Frosinone, escursioni nel Parco nazionale: le nuove regole del piano. Stop alle gite notturne
di Stefano De Angelis
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Sabato 15 Ottobre 2022, 15:58 - Ultimo aggiornamento: 16:15

Dalla realizzazione di opere e impianti per cui è richiesto il nulla osta al taglio dei boschi; dai pascoli alle escursioni, dalle pratiche agronomiche a quelle sportive fino alle emissioni sonore, luminose e al sorvolo dei velivoli, droni compresi. Un corposo pacchetto di attività inserite nel piano del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e che s’intende disciplinare nei cinquantamila ettari di territorio cuore della riserva naturalistica, esclusi gli ottantamila circa di quella che era la zona di protezione esterna, oggi diventata area contigua (istituita anche nel versante laziale - Val di Comino).

Un documento di oltre trecento pagine, con tanto di tabelle, integrato e aggiornato dopo la stesura del 2010 e che ora è tornato al centro dell’attenzione degli amministratori locali. Con un avviso, infatti, è stata riaperta la procedura per la sua approvazione ed entro il 17 ottobre è possibile presentare osservazioni. Possono farlo tutti: Comuni, cittadini e associazioni. In sostanza chi vuole proporre una modifica può farlo.

Il piano non contiene soltanto prescrizioni o divieti: nel regolamento, infatti, costituito da 65 articoli e parte integrante al pari delle norme tecniche di attuazione, sono contemplate una serie di attività consentite, tra cui quelle ricreative e turistiche, secondo modalità predefinite. L’intento del Parco è quello di tutelare ulteriormente il patrimonio paesaggistico e ambientale dell’oasi nonché gli habitat naturali e gli animali di specie protetta che li abitano, primo fra tutti l’orso bruno marsicano. Non solo: è anche quello di valorizzare le proprie risorse, anche attraverso iniziative di educazione ambientale e ricerca scientifica.

LE ZONE
Nel piano l’area protetta è stata suddivisa in quattro zone, ciascuna con un diverso grado di conservazione. È stata individuata quella “A”, la riserva integrale, la più sensibile e contrassegnata dal colore rosso (copre il 30 per cento del Parco); quella “B”, riserva generale orientata (colore verde), la più estesa e che interessa più da vicino le porzioni di territorio degli otto comuni della Val di Comino; quella “C”, area di protezione (colore giallo); quella “D”, area di promozione economica e sociale, articolata in tre sottozone (colore azzurro con altrettante sfumature).

Per fare qualche esempio, la Valle di Canneto (Settefrati) ricade nella “B”, quella del monte Meta (Picinisco) in quella “rossa”, ma Prati di Mezzo nella D3, e il vallone Lacerno, a Campoli, come spiegato dall’ente con sede a Pescasseroli, si trova per «la gran parte» fuori dal perimetro “A”. Nei giorni scorsi i sindaci degli otto centri che ricadono nel Parco (San Donato, Settefrati, Picinisco, Campoli, Pescosolido, San Biagio, Alvito e Vallerotonda) si sono mostrati polemici verso la bozza, parlando di «piano irricevibile, che ha ricadute pesantissime sul territorio. Così com’è non lo approviamo». In un passaggio hanno evidenziato: «Vieta escursioni con i nuovi mezzi di trasporto».

LE ESCURSIONI
Nel piano è regolata anche questa attività: vengono individuati i sentieri percorribili nonché le modalità di fruizione, anche a cavallo, in bici e con il cane al guinzaglio.

Ma che cosa sarebbe possibile fare e cosa no? Lo strumento di organizzazione del territorio stabilisce il divieto di transito e di sosta dei mezzi a motore nei boschi e sui pascoli delle zone A, B e C, fatta eccezione per chi, in zona C, ha necessità di accedervi per ragioni di lavoro. Lo stesso motivo, previa autorizzazione, consentirebbe l’utilizzo delle strade chiuse al traffico veicolare. È prevista l’opzione della deroga in caso di “particolari manifestazioni”. Ad ogni modo, secondo le linee guida, “l’accesso ai boschi con mezzi a motore può avvenire esclusivamente lungo la viabilità carrabile esistente per le necessità legate agli interventi consentiti o autorizzati. È fatta salva la sosta di automezzi entro una fascia di 5 metri dal bordo della viabilità”.

L’articolo 31 definisce le modalità di svolgimento delle escursioni: nelle zone A e B sono consentite durante tutto l’anno lungo i tracciati autorizzati, indicati in quattro tavole allegate, e soltanto di giorno. Lo stop riguarderebbe la fascia notturna a partire dalle 22 fino a un’ora prima dell’alba: unica eccezione è contemplata in caso di eventi religiosi e tradizionali. Nell’area “rossa”, inoltre, si potrebbero fare soltanto quelle a piedi su alcuni sentieri, ma non vi si potrebbe accedere con cani al seguito, cavalli, muli, asini nonché con “qualsiasi mezzo meccanico”, tra cui mountain bike, bici da trekking o di qualunque tipo.

Nella zona “verde”, invece, oltre alle escursioni a piedi (su percorsi mappati), sarebbe possibile fare quelle a cavallo, con asini, muli e anche con mountain bike (di qualunque tipo) e con i cani da compagnia (portati al guinzaglio), sempre lungo itinerari individuati.

Per la zona C, invece, il regolamento prevede l’accesso libero a piedi anche “al di fuori della sentieristica ufficiale”, tenendo conto delle norme di salvaguardia generale del Parco. Le escursioni a cavallo, in mountain bike e con qualunque tipo di bici, invece, oltre a svolgersi su determinati tragitti, sarebbero soggette ad alcune “limitazioni”, comunque suscettibili di modifica.

Accanto a ciò s’inseriscono alcuni interventi a tutela dell’orso bruno e del camoscio appenninico, specie protette. Per questo, dunque, il piano include forme di utilizzo di alcuni tratti montani e sentieri (quelli denominati C5, B4, F1, I1 e L1) durante l’estate, fissando anche periodi e numero di persone per il transito e l’accesso ai sentieri. Ora, dunque, la fase delle eventuali osservazioni, poi quella del confronto.

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