Legami con il clan dei Casalesi, prima interdittiva antimafia della Prefettura di Frosinone per un'impresa

Mercoledì 17 Giugno 2020 di Pierfederico Pernarella
Il prefetto di Frosinone Ignazio Portelli

C’è un’altra data, a suo modo storica, da segnarsi. Quella di ieri, il 16 giugno 2020. Quella in cui per la prima volta in provincia di Frosinone la Prefettura ha adottato una interdittiva antimafia nei confronti di una impresa.

Il provvedimento firmato dal prefetto Ignazio Portelli, che impedisce di avere rapporti con la pubblica amministrazione, è giunto al termine di un approfondito lavoro investigativo durato un anno. Un’attività di intelligence che ha consentito di portare alla luce i presunti legami tra alcuni imprenditori ciociari ed esponenti dei Casalesi, uno dei clan più temuti della camorra. La società colpita dalla misura opera nel settore degli oli minerali (deposito e distribuzione di carburanti), e ha sede a Ferentino.

La notizia è stata data ieri pomeriggio attraverso il profilo Facebook della Prefettura. Come detto, l’adozione dell’interdittiva è arrivata do un lungo lavoro di investigazione condotto dal gruppo interforze antimafia dell’autorità territoriale di Governo composto da polizia, carabinieri, guardia di finanza e Direzione investigativa antimafia (DIA).

Gli accertamenti si sono mossi a 360 gradi, dagli aspetti finanziari a quelli di polizia giudiziaria, incrociando dati noti ad altri che sono venuti alla luce nel corso dell’investigazione.

Un potere ispettivo, proprio delle Prefetture che, prima d’ora, in provincia di Frosinone non era stato mai messo in atto. Strumenti con i quali ha una certa dimestichezza il prefetto Ignazio Portelli, che ha iniziato la carriera a metà degli anni Ottanta nella sua città d’origine, Palermo, e ha una lunga esperienza, maturata presso il Gabinetto del Ministero dell’Interno, con la legislazione amministrativa in tema di lotta alla criminalità organizzata.

L’interdittiva antimafia è un provvedimento amministrativo di natura cautelare e preventiva. La sua funzione, spiega la Prefettura, è quella di bilanciare «la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e la libertà di iniziativa economica, garantita dalla Costituzione».

Il provvedimento, prosegue la Prefettura, «mira a contrastare l’ infiltrazione mafiosa nelle imprese e i tentativi per condizionare le scelte e gli indirizzi delle pubbliche amministrazioni». Per questo una società colpita da interdittiva antimafia non può avere rapporti con la pubblica amministrazione.

Il provvedimento ovviamente può essere impugnato nelle sedi giudiziarie competenti. Intanto le informazioni raccolte dal gruppo interforze della Prefettura di Frosinone, così come prevede la legge in materia, sono state trasmesse alle Procure di competenza per valutare la sussistenza o meno di rilievi penali nella condotta della società.

Ma che senso ha per la provincia di Frosinone questa iniziativa? «Rompe uno dei tanti luoghi comuni sulla presenza delle infiltrazioni camorristiche in questo territorio», commenta il prefetto Portelli. Come dire, le infiltrazioni dei clan ci sono eccome in Ciociaria. Basta cercarle. Basta seguire uno dei tanti rivoli in cui si possono innestare gli interessi delle mafie, le cosiddette zone grigie dove l’economia legale si confonde con interessi di altra natura attraverso contatti, più spesso indiretti, che possono sfuggire a prima vista.

«La permeabilità mafiosa di una impresa - spiega la Prefettura - può manifestarsi non soltanto direttamente per il tramite del soggetto che esercita poteri di amministrazione, rappresentanza o direzione, ma anche indirettamente per il tramite di coloro che, familiari e non, con questo intrattengono rapporti».

Tanto è vero che la disciplina antimafia, conclude la Prefettura, tende «a focalizzare l’attenzione più sulla appartenenza all’alveo malavitoso della zona grigia, sui rapporti e sulle influenze di fatto che non sugli aspetti formali della titolarità delle imprese. Anche i contesti sociali in cui attecchisce il fenomeno mafioso possono costituire valido indice di rilevamento della permeabilità mafiosa dell’impresa».

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