Il presidente dell'Ordine dei Chimici:
«Servono laboratori attrezzati
dell'Arpa in tutte le province»

La nube nera che sabato si è alzata su Frosinone ha riportato alla mente la stessa che si era sviluppata il 23 giugno durante l’incendio della Mecoris (stabilimento di riciclaggio dei rifiuti).
Due roghi e due interrogativi: ma che aria respiriamo nel corso di tali eventi?
E, soprattutto, perchè, prima di avere certezze dagli esami di laboratorio dobbiamo aspettare giorni e giorni? L’Arpa, ad esempio, generalmente, si prende una settimana.
Ma perchè i tempi sono così lunghi?
«In verità - spiega Fabrizio Martinelli, presidente dell’Ordine dei Chimici e Fisici - tecnicamente bastano 2-3 giorni per le analisi. Ma l’Arpa deve seguire un preciso protocollo che, di fatto, prolunga i tempi. Per di più va detto che per casi complessi (come nei roghi industriali) le analisi vanno fatte a Rieti, presso il laboratorio dell’Arpa più attrezzato del Lazio. E’ un laboratorio munito di strumentazioni importanti e molto costose, per cui si pensò bene di realizzarne solo uno, ben attrezzato nel Lazio, e si scelse, appunto, Rieti. Diciamo che è un laboratorio consortile, a servizio di tutte le province».
Ma è sufficiente?
«Alla luce degli ultimi episodi di cronaca, sicuramente no. I cittadini (così come gli amministratori) hanno bisogno di risposte veloci: per questo la Regione deve pensare al più presto di dotare ogni provincia di laboratori ben attrezzati - osserva il presidente dell’Ordine dei Chimici - Se anni addietro la scelta di Rieti è stata giustificata dall’ottimizzazione dei costi, oggi ci sono esigenze più impellenti come le risposte da dare ai cittadini».
E di cosa dobbiamo preoccuparci?
«In casi di roghi industriali, come quello di sabato, essenzialmente della presenza di diossina, Pcb e Ipa. Le diossine, a lungo andare, possono provocare alterazioni del sistema immunitario, danni allo sviluppo fetale, disturbi alla produzione degli ormoni naturali del corpo; i Pcb sono i Policlorobifenili che dagli anni ‘70, a causa dell’allarme ambientale sorto attorno ad essi, ha portato al bando della loro produzione. Gli Idrocarburi policiclici aromatici (IPA), nei casi di alta pericolosità, sono invece dei composti classificati di interesse tossicologico in quanto alcuni di essi sono considerate cancerogeni».
E quando si sviluppano?
«Quando le temperature raggiungono i 1.200 gradi e, nei casi di incendi importanti, sono condizioni assai frequenti. Basti pensare che la legna bruciata in un banale caminetto già si aggira attorno ai 1.200 gradi».
Ma perchè le diossine fanno così paura?
«Innanzitutto perchè il vento può trasportare questi microinquinanti anche nei territori adiacenti, ossia nei Paesi limitrofi; poi perchè sono idrorepellenti. E questo è un aspetto molto importante perchè, anche se piove, restano fissate a terra. Per di più sono particelle liposolubili, per cui, una volta assorbite dalla mucca che ingerisce l’erba, finiscono direttamente nel latte che consumiamo sulle nostre tavole».
E allora per poter stare tranquilli cosa serve?
«Serve ripetere le analisi per almeno tre-quattro giorni di seguito».

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