I danni per l’Italia/ Quanto costa la contesa 5G tra la Cina e l’Inghilterra

Giovedì 16 Luglio 2020 di
L’Italia rischia di essere danneggiata dallo scontro tra Stati Uniti e Cina, che adesso investe anche l’Europa. Boris Johnson ha infatti deciso di chiudere il mercato inglese al 5G di Huawei, provocando una frattura profonda con Pechino. Prima di occuparci del governo Conte, occorre procedere con ordine e chiarire ciò che sta accadendo. In primo luogo, il sistema 5G ha assunto un valore simbolico e i simboli, in politica, contano moltissimo. Se la Cina conquistasse il mercato europeo con il 5G, vincerebbe una grande battaglia simbolica contro gli Stati Uniti e l’Europa stessa. Un tempo, l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti competevano per arrivare primi sulla Luna; oggi la Cina e gli Stati Uniti competono per arrivare primi al 5G. In entrambi i casi, si tratta di sfoggiare il progresso tecnologico, da cui dipende l’evoluzione umana. In secondo luogo, se la Cina diventa il colosso della telefonia in Europa, acquisisce anche il potere di conquistare le menti e i cuori degli europei. 

Questa “conquista emotiva”, che Pechino ha già avviato con la decisione recente di non cucinare più i cani, è fondamentale in ogni relazione di dominio. Le potenze diventano davvero “grandi” se sono benvolute. Il vero potere passa più tempo ad accarezzare che a percuotere. Conquistare la telefonia di un Paese significa diventare un suo pilastro economico e questo consente di acquisire consensi. 

Il potere perfetto ha soltanto amici. Incredibile a dirsi, la saggezza cinese è caduta proprio su questo comandamento della politica internazionale. Pechino ha iniziato a menar le mani a Hong Kong, che prima aveva soltanto accarezzato. Finché erano carezze, Johnson era talmente determinato ad aprire le porte a Huawei da avere concesso la sua autorizzazione al 5G cinese nel gennaio 2020, nonostante l’opposizione furiosa del suo partito e di Trump. Ma poi Pechino ha deciso che a Hong Kong si fa così: o i manifestanti democratici tornano a casa o è pena di morte. Siccome la violazione di un comandamento comporta una pena esorbitante, Johnson è uscito dai limiti fissati: non soltanto non permetterà più a Huawei di installare le sue apparecchiature, ma smantellerà quelle già installate. 

Questo ci conduce a un’altra regola della politica internazionale, la quale dice che ciò che è stato conquistato con la guerra viene abbandonato con la guerra. Gli Stati Uniti hanno conquistato il Pacifico per il tramite di un’ecatombe durante la seconda guerra mondiale e ogni passaggio di consegne a un’altra potenza potrebbe avvenire soltanto con la guerra. Mediante la stessa ecatombe, la Russia ha conquistato l’Ucraina e questo spiega la guerra in quel Paese, che l’Europa ha cercato di assorbire. 

Ciò che uno Stato prende con la guerra, restituisce con la guerra, tolte le rare eccezioni. Siccome il Regno Unito aveva preso Hong Kong con la guerra dell’oppio, Johnson sta rendendo il gioco molto duro. La decisione inglese contro Huawei ha provocato l’entusiasmo di Trump, il quale rischia di passare da nessun successo in politica internazionale a un successo lunare. 

Separare l’Europa dalla Cina sembrava un’impresa titanica all’inizio del suo mandato, ma adesso Johnson crea una frattura, che purtroppo non fa bene all’Italia. Il primo governo Conte aveva firmato una serie di ricche intese con la Cina nel marzo 2019, aderendo, per primo in Europa, alla nuova via della seta. Quando uno Stato elabora una strategia, che poi è costretto ad abbandonare, non è mai un bene. Nella gran parte dei casi, significa due cose: o quello Stato non è bravo a elaborare strategie oppure non è abbastanza forte per spingere gli eventi nella direzione desiderata. Prima le sanzioni di Trump contro Huawei, e adesso la mossa di Johnson contro quella stessa compagnia, pongono l’Italia in una posizione più difficile verso la Cina che, con il passare del tempo, rischia di diventare simile a quella con la Russia e l’Iran. 

L’Italia ha un forte interesse a commerciare con entrambi, ma non può perché sono invisi ai suoi alleati. Il danno economico è considerevole e anche quello simbolico, soprattutto se si considera che la strategia italiana è fallita anche in Libia. A ogni strategia fallita corrisponde un danno d’immagine, che riduce le quote di potere. 
orsini@mit.edu

Ultimo aggiornamento: 00:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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