Alessandro Orsini
Alessandro Orsini

Dietro lo scontro/Biden contro Putin e gli interessi libici

Dietro lo scontro/Biden contro Putin e gli interessi libici
di Alessandro Orsini
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Giovedì 18 Marzo 2021, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 23:42

Biden pensa che Putin sia un assassino, eppure i mercati non risentono di un simile giudizio. Dunque, le anomalie da spiegare sono due. La prima è come sia possibile che un capo di Stato pronunci parole così dure contro un omologo, poco dopo essersi insediato: è un comportamento contrario alle leggi non scritte della politica internazionale, che impongono cautela. Perché Biden trasgredisce? La risposta è nel passato: Biden e Putin si sono già scontrati su tre fronti, ai tempi dell’amministrazione Obama, e il primo ha sempre perso.

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Il primo fronte è stato la Siria: Biden e Obama avevano finanziato i ribelli per rovesciare Bassar al-Assad e sostituirlo con un presidente filo-americano, ma Putin ha schiacciato i guerriglieri filo-americani e si è espanso in Siria più di prima. Il secondo fronte è stato l’Ucraina: Biden, Obama e l’Europa, avevano cercato di sottrarre quel Paese martoriato all’influenza storica di Putin, che ha invaso un pezzo di Ucraina e ha scassato quello rimanente. Il terzo fronte è stato il più doloroso di tutti per Biden, sebbene sia stato il più incruento. I pirati informatici della Russia hanno contribuito ad affondare la candidata di Biden-Obama, Hillary Clinton, a vantaggio di Trump, che ha stabilizzato i rapporti con i russi e ha destabilizzato quelli tra gli americani. 


Non è, dunque, così anomalo che Biden abbia rilasciato una dichiarazione così forte contro Putin pochi mesi dopo essersi insediato. Questa è probabilmente la ragione che spiega la seconda anomalia: i mercati non hanno risentito delle dichiarazioni di Biden, perché gli investitori pensano che siano ruggini del passato, tanto più che Biden ha appena rinnovato un accordo con Putin contro la proliferazione delle armi nucleari, il trattato “Start”.


L’augurio è che gli investitori abbiano ragione, poiché il peggioramento dei rapporti tra Russia e Stati Uniti avrebbe conseguenze negative per l’Italia. Non è necessariamente un bene che Biden voglia tornare a impegnarsi nell’arena internazionale. Si tratta di capire dove vuole impegnarsi e in che modo, perché non tutti i luoghi e i modi vanno bene per l’Italia. Se il suo impegno è volto a contrastare Putin in Libia, questo rappresenta un problema per l’Italia. La situazione in Libia è, infatti, questa: tutti gli attori principali, a partire da Turchia ed Egitto, vogliono la pace, fatta eccezione per la Russia.


La pace piace poco a Putin perché garantisce male i suoi interessi. La conseguenza è che i mercenari russi della compagnia Wagner scavano trincee e fossati con la stessa solerzia con cui l’Italia vorrebbe smantellarli. Tra tutte le sciagure che potrebbero capitare all’Italia nel Mediterraneo, la peggiore è che si venga a creare una regione, vicino ai suoi confini, abitata dagli interessi russi e pure da quelli americani.

 
All’Italia va bene che tutta la Libia sia sotto l’influenza degli Stati Uniti e le va meno bene che sia sotto l’influenza della Russia. Ma le va decisamente male una competizione tra Putin e Biden vicino alla Sicilia. Il fatto che gli Stati Uniti e la Russia vadano d’accordo durante l’amministrazione Biden è un imperativo nazionale per l’Italia. 
Le ragioni che inducono a ritenere che Biden abbia scatenato una guerra di parole sono numerose, inclusa la precisazione che «Putin pagherà un prezzo per avere interferito nelle elezioni americane». Se il problema è solo questo, Biden avrà tempo per farsela passare. 

aorsini@luiss.it

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