Riccardo Sessa

Diplomazie al lavoro/ Il dialogo Usa-Russia e il ruolo dell’Italia

di Riccardo Sessa
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Lunedì 10 Gennaio 2022, 00:39

La riunione dei ministri degli esteri della Nato per discutere di Russia e Ucraina, con il “fuori sacco” di Kazakistan e Bielorussia, è stata un avvertimento alla Russia che la Nato c’è e che per gli Usa essa ancora conta, e hanno in realtà preparato il terreno per la ripresa del dialogo Usa-Russia. Il 2022 ha già sul collo i venti di guerra che pensavamo diradati? Certi segnali non lo fanno pensare. Non è da poco che Washington e Mosca si siano messe d’accordo per far tenere la prossima settimana alla Nato due importanti riunioni, il 10 la Commissione Nato-Ucraina e il 12 il Consiglio Nato-Russia, che non si riunisce dal 2014 dopo l’invasione della Crimea. L’impressione è che vada confermandosi tra i due una fase di de-escalation forzata, ma costruttiva. 
Con queste premesse, il 2022 inizia sotto un duplice segno di un’eredità del 2021 appesantita dalle tante crisi aperte, che peraltro risalgono tutte ad anni precedenti, e da alcuni più recenti segnali positivi. Tra questi, una dichiarazione di Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, il cui significato è stato colto solo da pochi, sull’uso non per scopi aggressivi delle armi nucleari, intervenuta a fronte del rinvio della conferenza sul trattato di non proliferazione nucleare che doveva aprirsi il 4 gennaio.

Nel 2021 Stati Uniti, Cina e Russia sono stati i protagonisti, con l’Europa che purtroppo ancora arranca presa com’è da troppe diverse anime. Gli Stati Uniti hanno avuto un 2021 molto difficile, iniziato il 4 gennaio con il vergognoso assalto a Capitol Hill e con l’assicurazione che Biden avrebbe impresso una svolta nei rapporti internazionali. Le cose sono andate diversamente. “America is back”, aveva fatto intendere Biden a marzo dell’anno scorso a Bruxelles alla Nato e all’Unione Europea. Si ritenne che egli, giocando la carta di un rinnovato multilateralismo, avesse voluto rassicurare gli alleati che gli Usa “c’erano” di nuovo, mentre il suo vero obiettivo era di capire se al suo fianco “c’erano” ancora gli europei su Russia e Cina. Poi ad agosto l’Afghanistan ha rappresentato il “buco nero” per gli Usa e, purtroppo per tutti gli alleati, con conseguenze destinate a durare se non verranno effettuate rapide scelte coraggiose di ripresa del dialogo con i Talebani.
La Russia era ed è rimasta il nemico, l’avversario. Tuttora incapace di liberarsi del proprio passato sovietico e zarista, provoca con la scusa di essere provocata. Per evitare che le tensioni sfocino in crisi che sfuggano poi di mano occorre nel 2022 un intelligente gioco di squadra tra le diplomazie americana e quelle dei maggiori Paesi europei, Santa Sede compresa, per esempio per evitare accelerazioni sui legittimi desideri di Ucraina e Georgia di entrare nella Nato, almeno nel breve periodo.

La Cina è il nuovo avversario, o, meglio, il rivale, e questo termine spiega anche in termini psicologici, prima che politici, le differenze, nell’approccio americano, rispetto alla Russia. Da Clinton in avanti gli Usa hanno dedicato al Pacifico una crescente attenzione, anche ai fini di un contenimento della Cina, ma sapendo che comunque prima o poi avrebbero dovuto confrontarsi con il Dragone. La vera sfida per Washington nel 2022 è come rapportarsi con la Cina e, soprattutto, con l’aiuto di chi. In un mondo diviso tra competitori, Washington, con il sostegno dei maggiori europei, e fermo restando il tema dei diritti umani, dovrebbe trovare nella Russia il partner per affrontare la politica di potenza di Xi Jinping, rompendo il poco convincente riavvicinamento tra Pechino e Mosca. Ma occorre trovare idee più credibili rispetto all’ultima iniziativa americana di un Quad indo-pacifico delle democrazie con l’India, l’Australia e il Giappone per contenere la Cina. Non è così che si aiuterà la popolazione di Hong Kong, o si tutelerà la sicurezza di Taiwan, quest’ultima rappresentando per la Cina ciò che l’Ucraina è per la Russia. In tutti questi scenari, nel 2022 l’Italia può svolgere un ruolo attivo a condizione di garantire la prosecuzione in sicurezza dello straordinario lavoro compiuto da febbraio scorso, che ci ha fatto riacquistare credibilità e autorevolezza.

Noi non siamo una potenza globale, ma abbiamo storia, cultura e eccellenze globali, che ci sono sempre state riconosciute consentendoci di svolgere un ruolo spesso più incisivo di quello di nostri maggiori partner. Non sprechiamo questo patrimonio. Alla cinese, trasformiamo le crisi in opportunità e riappropriamoci di dossier come il Mediterraneo, i Balcani, la Libia, l’Iran, l’Egitto e gli altri Paesi del Medio Oriente nel rispetto di Israele. E non facciamo mancare il nostro più originale sostegno agli sforzi per ridurre le tensioni con la Russia e con la Cina, senza venir meno ad una convinta solidarietà con gli Stati Uniti, con i quali vale sempre l’ammonimento di Giulio Andreotti: «Con gli alleati si discute sul riposo, mai sull’attenti». Il 2022, se tutte le alchimie funzioneranno, dovrà confermarci tutto questo, e allora il nostro contributo a dissipare le ombre del 2021 potrà essere all’altezza delle nostre tradizioni.

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