Alessandro Campi
Alessandro Campi

Consensi mancati/ Il gioco allo sfascio che fa male al Paese

di Alessandro Campi
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Giovedì 8 Dicembre 2022, 00:05

C’è l’opposizione dialogante, quella intransigente ma leale, quella responsabile, quella costruttiva ma ferma. E c’è poi l’opposizione a prescindere, quella a cui non va bene niente. Della serie: il governo ha sempre torto, anche quando potrebbe avere ragione. Con tanti saluti all’interesse generale, al bene comune, al senso dello Stato, all’utile dei cittadini, allo spirito di mediazione che è il sale della politica.
Ad esempio: il Ponte sullo Stretto non s’ha da fare. Non perché sia un’opera inutilmente dispendiosa, tecnicamente difficile da eseguire, a rischio di corruzione, di eccessivo impatto ambientale, persino poco utile sul piano della viabilità. Se queste fossero le preoccupazioni, potremmo discuterne, per capire quanto siano realmente fondate. No, è un’opera da bloccare perché Matteo Salvini ha deciso di intestarsela come ministro dell’Infrastrutture. E Salvini, in quanto Salvini, dice e fa sempre cose sbagliate. 

Ma anche Meloni, in quanto Meloni, difficilmente può fare anche cose buone. Questo governo, per chi ha scelto nei suoi confronti la strada della “opposizione fortissima” (copyright di Giuseppe Conte, subito adottato da un Pd in questa fase drammaticamente al rimorchio del leader grillino), deve solo cadere. Prima possibile. E chi si mostra appena indulgente nei suoi confronti, disposto cioè a confrontarsi con le sue proposte e scelte, come hanno fatto Renzi e Calenda, altro non può essere che un traditore, una quinta colonna o uno che gioca sporco. 

Deve cadere per la semplice ragione che, sì, la maggioranza degli elettori l’avrà pure voluto (un dettaglio o poco più), ma visti i partiti che lo compongono, visti i leader che guidano questi ultimi, ma visti in fondo anche i suoi stessi elettori-sostenitori (affaristi senza scrupoli, evasori incalliti, donne e anziani teledipendenti, fascistelli mal travestiti, plebaglia senza cultura e spirito civico), prima va a casa meglio è. Magari con l’idea di mettere al suo posto, tanto ci abbiamo fatto il callo, l’ennesimo governissimo tecnico a guida remota quirinalizia. 

E dunque opposizione dura e pura, senza sconti. In Parlamento e nelle piazze. Più tutta la gran cassa critico-propagandistica di cui si dispone: la stampa che si vuole l’unica libera, obiettiva, democratica e indipendente (gli altri giornali attaccano il ciuccio dove dice il padrone, loro no…), gli intellettuali militanti ad alto tasso mediatico, l’eletta schiera dei conduttori di talk show, e poi l’attore, il cantante, il comico, l’ex ministro autorevole, l’alto prelato, il senatore a vita, l’archistar, il magistrato, la femminista arrabbiata, il giovane disoccupato, lo scrittore/la scrittrice che tutto il mondo ci invidia (sicuri?), il direttore di museo, il critico d’arte, il sindacalista (c’eravamo quasi dimenticati il sindacalista). 
Insomma, un coro unanime. Di accuse gravi, previsioni allarmistiche, denunce accorate, ditini puntati con piglio severo. E di parole in libertà, tante, troppe, tra il minaccioso e l’intimidatorio, che in questo clima politicamente surriscaldato inevitabilmente scappano, sperando tuttavia che restino solo parole.

Dalle minacce di morte dirette contro la Meloni via social (“uccido te e tua figlia se togli il reddito di cittadinanza”) allo pseudo-pacifista che in televisione dice che non si strapperebbe i capelli se qualcuno usasse violenza fisica contro il ministro della difesa Guido Crosetto. Esagerazioni verbali e nulla più? L’esperienza italiana, nemmeno troppo remota, ci dice che prima vengono gli slogan violenti, poi le spranghe, infine i proiettili. Dunque, attenzione.
Ma mettiamoci anche, per dire del clima in cui siamo a nemmeno due mesi dall’insediamento del nuovo esecutivo, l’uscita al solito tempestivamente infelice di Michela Murgia, secondo la quale il suo collega Roberto Saviano sarebbe perseguitato dalla Meloni non meno che dalla camorra. E l’alzata d’ingegno della Confederazione Unitaria di Base della Scala milanese, che ha lanciato una petizione contro la presenza della premier alla prima della Scala per via della sua provenienza, nientemeno, dal Fronte della Gioventù. Si vorrebbe ridere, viene da piangere.

Ma la destra – si dice quasi a giustificare questo crescendo parossistico – è specialista lei per prima nell’uso di un linguaggio aggressivo e rancoroso. Quante volte Salvini e i suoi hanno straparlato! E vi siete dimenticati i comizi urlati di Meloni? Ammesso sia così, è una buona ragione per fare lo stesso? La sinistra che si vorrebbe migliore della destra poi si comporta allo stesso modo? Si denuncia la destra di spargere odio e rancore e non ci si accorge di stare facendo esattamente la stessa cosa? 
Ovviamente non è questione solo di galateo o stile, di opposte demagogie, ma di concretezza politica: dunque di corretta dialettica democratica, di buon funzionamento del Parlamento, di rispetto per le istituzioni. A che serve un’opposizione che si oppone per principio e basta? Meloni, quando da sola stava all’opposizione del governo Draghi, dialogava comunque con quest’ultimo e il suo partito non ha fatto mancare il proprio voto sulle materie più delicate (ad esempio la politica estera). Criticare è una cosa, giocare allo sfascio un’altra. Quello che non funziona nella scelta di mettersi di traverso a qualunque cosa l’attuale governo annunci o faccia, sperando così di lucrare facili consensi o di metterlo fatalmente in difficoltà, è che si rischia di pregiudicare gli interessi del Paese in una fase storica a dir poco delicata. 
A chi conviene, in questo momento, soffiare sul fuoco del risentimento e della protesta? Di certo, non alla maggioranza degli italiani. Le misure contenute nella legge di bilancio non piacciono? Giusto criticarle nel merito. Ma quali sono le proposte alternative, facile demagogia a parte? Davvero questo è un governo che punta ad affamare il popolo per sostenere invece gli evasori fiscali piccoli e grandi? L’impressione, in realtà, è di una manovra che cerca di tenere insieme la responsabilità sui conti, per rassicurare gli investitori internazionali, col rispetto (legittimo) di alcune promesse elettorali. Cose non facili da conciliare, si dirà, ma dove sta lo scandalo? Cosa impedisce alle opposizioni di rinunciare allo spirito di crociata per assumere un atteggiamento più responsabile? 

A proposito. Gli ultimi sondaggi ci dicono che, per quanto la si critichi con ogni pretesto (ieri era in odore di fascismo, oggi ci si limita a denunciarne la manifesta incompetenza), la maggioranza continua a salire nei consensi, mentre le opposizioni continuano a scendere. Forse queste ultime dovrebbe farsi qualche domanda e darsi qualche risposta. 

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