Da Joffrin all’Italia/ Giornalisti-politici e viceversa: quelle porte troppo girevoli

Mercoledì 29 Luglio 2020 di
Giornalisti che diventano politici e politici che si improvvisano conduttori tv. Le sliding doors di due mondi che si amano e si detestano non sono mai state così comunicanti. E il pubblico non capisce più chi fa che cosa. Se il cambio di ruolo è così facile, come si fa a prendere sul serio entrambe le categorie?

Se ne discute in Francia in questi giorni, dopo che il direttore di Liberation, Laurent Joffrin, ha annunciato di voler fondare un partito, lasciando la guida del quotidiano più amato dalla sinistra parigina.

A questo punto è entrato in scena il concorrente Le Figaro, giornale conservatore, intervistando il docente di storia dei media alla Sorbona Patrick Eviano. Il quale ha espresso tutte le sue perplessità per gli scambi di ruolo tra osservatori e attori della politica: «Sono scelte che confermano l’impressione di due mondi ormai conniventi». E poi, un conto è fare il salto in maniera definitiva, tagliandosi i ponti alle spalle come di certo farà il 68 enne Joffrin, un altro è farlo pensando e sperando di poter riprendere il mestiere di prima, come invece è successo anche in Italia. 

È vero, i giornalisti, soprattutto quelli che scrivono di politica, sotto sotto si considerano più bravi degli eletti dal popolo ai quali spesso dispensano consigli non richiesti, ma ora nella categoria non ci si limita più a sognare di fondare un partito. Si fonda e basta. Il caso che fa più discutere, si diceva, è quello del direttore di Liberation che molla la carta stampata con l’ambizione di riunire la malconcia gauche sotto un’unica guida: la sua. Più grandiosamente, e con dubbio tempismo, in Italia Gianluigi Paragone punta addirittura alla creazione di un partito che spinga l’Italia fuori dall’Europa. Ai giornalisti, si sa, l’autostima non manca.

In politica, e non solo da noi, la selezione funziona per fasi. Abbiamo avuto l’ ondata degli economisti, quella dei banchieri, noi italiani siamo stati i primi ad avere un partito fondato da un imprenditore e poi un partito fondato da un comico: Beppe Grillo è arrivato molto prima di Volodymyr Zelensky presidente dell’Ucraina e Berlusconi molto prima di Donald Trump. Ora è il momento dei giornalisti. 

Si dirà: non è una novità, già negli anni ‘80 un ex direttore del Corriere della Sera, Giovanni Spadolini, diventò prima segretario del Pri e poi presidente del Consiglio. È vero, ma mai c’erano stati tanti giornalisti al vertice di istituzioni europee e locali. Prima AntonioTajani per Forza Italia e il Ppe e poi David Sassoli per il Pd e i socialisti europei. Entrambi assurti alla presidenza del Parlamento di Bruxelles. E noi colleghi a guardarci negli occhi: che carriera! Neanche si può essere invidiosi perché i due il mestiere dell’europolitica l’hanno appreso sul campo. Il posto mica gliel’hanno regalato.

La novità è che adesso i politici cominciano a rubare il mestiere a noi, dalla carta stampata alla Tv. Walter Veltroni, che comunque il giornalista l’ha fatto da direttore de l’Unità, pubblica grandi interviste sul Corriere della Sera. L’ex ministro ed ex parlamentare di Forza Italia Nunzia de Girolamo condurrà un programma in Rai. Per contro, in Liguria due giornalisti si sfidano per la guida della Regione: a destra corre l’attuale presidente Giovanni Toti, già a Mediaset per una vita. A sinistra, sostenuto da 5 Stelle e dal Pd, si lancia l’ex collega de Il Fatto Quotidiano, Ferruccio Sansa.

Non è, si diceva, una porta che gira solo in Italia. A Parigi Gaspard Gantzer, l’ex sfidante della sindaca Anne Hidalgo, farà il suo debutto su C8. Quanto a Marion Marechal, nipote di Marine Le Pen e sempre sospettata di volerle rubare il posto, sarebbe in trattativa con CNnews, canale del gruppo Bolloré per intervenire come opinionista di un programma.

Nel sistema delle porte girevoli, la presentatrice tv Audrey Pulvar, già in lista per le municipali parigine, è diventata assessore nella nuova giunta di Anne Hidalgo. Ma anche su questo, in Italia, c’eravamo arrivati da prima: pure Giovanni Toti, giornalista, da presidente della Regione Liguria ha voluto una collega della tv, Ilaria Cavo, assessore alla comunicazione e alla cultura.
Dopo il coronavirus e la crisi economica che ne è seguita tutti parlano della necessità di reinventarsi, di provarsi su terreni nuovi. Come al solito, giornalisti e politici sembrano i più pronti a sperimentare. Ma con moderazione, senza allontanarsi troppo dalla comfort zone di due professioni che, entrambe in crisi, sembrano volersi sostenere a vicenda.
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