Paolo Balduzzi
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Il piano Euronext/La scommessa della grande finanza nella Capitale

Il piano Euronext/La scommessa della grande finanza nella Capitale
di Paolo Balduzzi
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Giovedì 11 Novembre 2021, 00:02 - Ultimo aggiornamento: 12 Novembre, 22:40

Non sarà una medaglia d’oro alle Olimpiadi. Ma poco ci manca. La decisione di Euronext di accentrare presso la Cassa di Compensazione e Garanzia (CC&G) di Roma tutte le attività di clearing delle Borse collegate (ben sette, tra cui Milano, Parigi e Amsterdam), proietta la Capitale a diventare uno dei principali punti di riferimento finanziario in Europa. Una decisione di grande rilevanza e che, oltre al prestigio per la Capitale e per il Paese, è foriera di positive ricadute sostanziali su diversi fronti cittadini. 


Innanzitutto, conferma quella che ormai è una vera a propria rivoluzione reputazionale del nostro Paese, e con esso della sua Capitale. Solo pochi anni fa, e proprio di questi tempi, l’Italia rischiava in Europa una procedura d’infrazione per deficit eccessivo: il debito pubblico non veniva ridotto, l’obiettivo di medio termine del deficit rimandato ogni anno; lo spread e il rating internazionale ci ricordavano che stavamo diventando un Paese marginale all’interno di una Unione che noi per primi avevamo contribuito a creare. Proprio qui, proprio a Roma.

Le cancellerie europee erano scettiche; gli investitori privati ancora più severi. È indubbio che ci sia oggi un “effetto Draghi” di cui beneficia tutto il Paese: ma sarebbe sbagliato, e riduttivo, provare a spiegare esclusivamente in questo modo ciò che sta accadendo.Quella di Euronext, in particolare, è una decisione che arriva da lontano, merito anche di una visione politica strategica di governi precedenti che, come confermato dal neosindaco Roberto Gualtieri, allora ministro dell’Economia, hanno cercato di valorizzare CC&G proprio all’interno di Euronext durante l’acquisizione di Borsa Italiana. È una decisione-conseguenza anche di una visione europeista che, malgrado la poca convinzione di alcune forze politiche, è rimasta predominante nel Paese e che, a questo punto, ha saputo sfruttare la debolezza di altre visioni elettorali e di breve termine; come, ad esempio, quella britannica, che ha portato all’uscita di Londra dall’Unione europea.


È infatti la capitale inglese che viene sconfitta, ancora una volta quest’anno, dalla capitale italiana. Un trofeo, questo, strappato non ai calci di rigore o sul filo dei millesimi, ma grazie all’affidabilità certificata di una struttura di eccellenza: appunto, la Cassa di compensazione e garanzia. Dal 2003, infatti, Euronext aveva esternalizzato il clearing a Lch, una società con sede a Parigi ma controllata proprio da London Stock Exchange Group. Nelle intenzioni di Stéphane Boujnah, ceo di Euronext, il trasferimento a Roma di queste attività permetterà all’Unione europea di ridurre la propria dipendenza dalla Borsa londinese.


Roma, tra i tanti problemi che ancora la caratterizzano, ha però i suoi meriti propri. L’impeccabile organizzazione del recente G20 potrebbe essere stato l’elemento decisivo di una scelta che, comunque, era già nell’aria. E che è ancora più importante perché arriva in un momento di espansione di Euronext: Roma non è quindi un punto d’arrivo, ma un nuovo punto di partenza. Sicché la CC&G, Roma e l’Italia intera diventano pietra d’angolo di una infrastruttura ben più ampia e ambiziosa.

Il progetto è di aumentare i già elevati ricavi del 2020 del gruppo, 1.300 miliardi circa, a un tasso di crescita media annua superiore al 3% entro il 2024, anno in cui il trasferimento di tutte le attività di compensazione dovrebbe terminare. Il modo per farlo, passa appunto da Roma: una delle cinque priorità strategiche delineate dal piano di Euronext “Growth for Impact 2024”, illustrato due giorni fa a Milano e ben documentato sul Messaggero di ieri, si basa proprio sulla possibilità di sfruttamento della catena del valore integrata di Euronext, resa possibile attraverso l’espansione delle attività di clearing di CC&G. E non si tratta solo di guadagnare in termini di buona reputazione e di prestigio.

La Cassa diventa ora la sede per tutte le attività di compensazione sui titoli e sui contratti derivati di ben sette Borse europee. L’indotto per la Capitale sarà massiccio e di grande qualità: per il tipo di professionalità interessate e che verranno attirate in città, per la necessità di creare o trovare spazi alle realtà internazionali coinvolte, per la movimentazione di risorse e persone collegate a queste attività.


Un bel messaggio di fronte alla tendenza recente che, al contrario, vedeva allontanare ricchezza ed esperienze dalla Capitale. E che, senza per forza richiamare la “distruzione creatrice” di Schumpeter, ci porta a riflettere su come i periodi di crisi ci costringano a rivedere i nostri punti di forza e le nostre debolezze. Essere riferimento nel settore finanziario non è certamente mai stata una vocazione della Capitale; eppure, questa è ora la nuova scommessa su cui puntare. Un messaggio di rinascita, di speranza e di innovazione che serve a dare fiducia innanzitutto alla Capitale, ogni giorno alle prese con i suoi atavici e irrisolti problemi. Ma che poi diventa insegnamento per tutto il Paese.

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