Consob richiama le banche: più trasparenza sui costi di fondi e prodotti finanziari

Venerdì 1 Marzo 2019
La sede Consob
Niente "melina" da parte delle banche e delle società di gestione del risparmio sul rispetto degli obblighi di trasparenza sui costi dei servizi di investimento previsti dalla direttiva Mifid II. Con un «richiamo di attenzione» rivolto a tutti gli intermediari la Consob ha chiesto «il rispetto» delle norme che impongono una rendicontazione dettagliata ed analitica di tutti gli oneri connessi alla sottoscrizione di fondi e prodotti finanziari.

«Le disposizioni in materia si applicano in modo incondizionato, chiaro ed esplicito, sin dall’entrata in vigore della Mifid2», sottolinea la Consob, ricordando che «il quadro di riferimento normativo» è «vigente dall’inizio del 2018» e che l’Esma, l’associazione delle Consob europee, ha messo a disposizione, fin dal dicembre 2016, un documento di domande e risposte sulla protezione degli investitori in continuo aggiornamento con una sezione dedicata proprio alle «informazioni sui costi e le commissioni». Il tema dell’applicazione della Mifid 2 era emerso a inizio gennaio quando le associazioni degli intermediari (Abi, Assoreti, Assogestioni e Assosim) si erano rivolti alla Consob perché sollecitasse l’Esma a fornire una serie di chiarimenti, in modo da poter procedere alla rendicontazione "ex post" dei costi, che deve avvenire su base almeno annuale. Successivamente una circolare interna dell’Abi, per evitare fraintendimenti, aveva escluso rinvii e invitato le banche ad inviare «tempestivamente» l’informativa sul 2018, per la quale peraltro non esiste un termine perentorio ma solo l’indicazione dell’Esma di fornirla «il prima possibile».

I documenti che dovrebbero snocciolare le commissioni, divise per tipologia, in valore assoluti e percentuale sul totale dell’investimento, tardano però ad arrivare, tra le proteste delle associazioni dei consumatori. «I richiami della Consob non bastano, perché serve eseguire controlli nelle filiali e applicare sanzioni pesanti nei confronti degli istituti che violano le disposizioni e non garantiscono il diritto alla trasparenza degli utenti», ha tuonato il presidente del Codancons, Carlo Rienzi. Mifid II «impone in modo incondizionato, chiaro ed esplicito» di dare «agli investitori, ex ante ed ex post, informazioni in forma aggregata su tutti i costi ed oneri connessi ai servizi prestati ed agli strumenti finanziari, per consentire al cliente di conoscere il costo totale ed il suo effetto complessivo sul rendimento», ricorda Consob. Che invita anche i distributori ad «evitare» di vendere quei prodotti finanziari per cui non è possibile reperire dal produttore «i dati necessari». L’authority di Borsa, nel ribadire che il rendiconto sui costi ex post va dato «il prima possibile», ha chiesto alle banche di illustrare «compiutamente» tutti «i presidi adottati per la trasparenza» dei servizi di investimento «nella prossima ‘Relazione sui servizì da trasmettere alla Consob entro il 31 marzo».
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