Statali, nuovo contratto entro fine anno e nodo stipendi: «Per i dirigenti va superato il limite dei 240mila euro»

Statali, nuovo contratto entro fine anno e nodo stipendi: «Per i dirigenti va superato il limite dei 240mila euro»
di Andrea Bassi
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Martedì 25 Maggio 2021, 06:39 - Ultimo aggiornamento: 11:38

Antonio Naddeo, presidente dell'Aran, risponde alla chiamata con la consueta cortesia. «Se siamo ancora in tempo per la firma conclusiva del contratto degli statali entro fine anno? Certamente», dice. «Tra una decina di giorni riconvocheremo il tavolo. Come sa, ci sono alcuni nodi importanti da sciogliere».

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Uno di questi è il nuovo ordinamento professionale. Un brillante neo laureato che oggi volesse entrare nella pubblica amministrazione, che prospettive di carriera potrebbe avere?
«Innanzitutto partiamo dal fatto che dovrebbe entrare con i nuovi concorsi, come delineati dalla riforma Brunetta».


Detto questo?
«Una volta entrato potrà avere due modalità di crescita».


Quali saranno queste modalità?
«La prima è una crescita economica. Avverrà attraverso le cosiddette progressioni orizzontali legate a delle valutazioni annuali del dipendente. Ma si tratta di aumenti che non corrispondono a mansioni superiori».


E se quel giovane volesse fare carriera?
«Per come l'organizzazione del lavoro nella pubblica amministrazione è strutturata adesso, il giovane funzionario ha sopra di sè solo la dirigenza».


Nel Recovery si parla di un'area quadri, ribattezzata nell'atto di indirizzo per il nuovo contratto di elevata professionalità. Di cosa si tratta esattamente?
«Più o meno è la stessa cosa. Chi starà in quell'area significa che ha maturato una professionalità e una esperienza maggiore del semplice funzionario. Può essere il punto di arrivo della carriera prima di quella dirigenziale. Ma ci tengo a precisare che quest'area sarà sempre all'interno del comparto».


Per arrivare alla dirigenza oggi è necessario passare per un concorso aperto all'esterno. Nel Recovery si parla invece di crescita interna?
«Stiamo ipotizzando un percorso verso la dirigenza per i funzionari della stessa amministrazione».


Che tipo di percorso?
«Attraverso una selezione interna. Innanzitutto bisognerà tener conto delle valutazioni che il funzionario ha ricevuto nel tempo».


Poi?
«Bisognerà decidere il tipo di selezione, se scritta oppure orale».


Lei come se la immagina questa selezione?
«Più come un colloquio. Quello che con un termine anglosassone si definisce assessment».


Quindi una verifica di tutte le capacità, personali, comportamentali e professionali del funzionario?
«Esattamente»


C'è un altro punto sul quale ci sono due scuole di pensiero. La prima sostiene che nel pubblico impiego si guadagni poco, per cui lo Stato non riesce ad attirare talenti. La seconda è che i dirigenti pubblici guadagnano troppo?
«Guardi, alla domanda se i dirigenti pubblici guadagnano troppo la risposta è molto semplice: dipende da quello che fanno. In linea teorica noi abbiamo fatto tutto bene nel delineare la struttura retributiva dei dirigenti. Lo stipendio ha una parte fissa, una legata alla posizione e una legata ai risultati».


Allora perché dice in linea teorica?
«La retribuzione di posizione significa che maggiori sono le responsabilità del posto che occupo, più dovrei guadagnare rispetto a un mio collega che ha meno responsabilità. Quella di risultato dovrebbe premiare solo chi raggiunge gli obiettivi».


E non è così?
«No, perché oggi è tutto livellato verso l'alto. Non ci sono grandi differenze tra le posizioni. Più o meno tutti i dirigenti hanno voti vicini al massimo. E così sta emergendo il paradosso del tetto alle retribuzioni».
Intende il limite dei 240 mila euro agli stipendi pubblici?
«Ormai sta funzionando come un tappo».


Un tappo?
«Il tetto è nato una decina di anni fa. Nel frattempo ci sono stati i rinnovi dei contratti che hanno fatto crescere le retribuzioni. Man mano si è ristretta la forbice tra chi già era al limite dei 240 mila euro e chi invece partiva più in basso. Oggi il Capo della polizia, quello della protezione civile o il Ragioniere generale dello Stato, guadagnano magari quanto un capo dipartimento di un ministero che ha responsabilità infinitamente minori. Non solo. Il Capo della polizia o della protezione civile, non potranno nemmeno avere i prossimi aumenti del contratto per non superare la soglia dei 240 mila euro».


Il tetto andrebbe abolito?
«Andrebbe quanto meno rivisto creando dei parametri di riferimento in relazione alle responsabilità e al lavoro che fanno alcune alte qualifiche dello Stato secondo me è necessario. Dobbiamo evitare questo livellamento che rischia di rendere più difficile l'attribuzione di incarichi di alta responsabilità».

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