Statali, i sindacati chiedono 1,5 miliardi in più per il contratto

Statali, i sindacati chiedono 1,5 miliardi in più per il contratto
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Mercoledì 12 Febbraio 2020, 19:15 - Ultimo aggiornamento: 20:06

I sindacati alzano la posta a pochi giorni dal tavolo convocato dalla ministra della Pa, Fabiana Dadone, sul pubblico impiego. «Non siamo disponibili a sederci al tavolo per trattare senza che vi sia una previsione chiara
delle risorse», è la minaccia di Cgil, Cisl e Uil che stimano in un 1,5 miliardi di euro la dote aggiuntiva necessaria per far ripartire la contrattazione.

Una presa di posizione che arriva quando manca una settimana
precisa al primo incontro fissato per stilare un memorandum che
tracci il percorso per i rinnovi. Sul piede di guerra anche i
sindacati autonomi, come la Confasl Unsa.
Con l'ultima manovra lo stanziamento è arrivato a 3,4
miliardi. Una cifra considerata insufficiente per alimentare
tutte le richieste. Perché nel menù non ci sono solo gli
incrementi retributivi legati alla tornata 2019-2021. I
sindacati reclamano la stabilizzazione del cosiddetto 'elemento
perequativò, che permette di assicurare un aumento minimo anche
ai redditi più bassi e di non penalizzare i beneficiari di
quello che è oggi il bonus degli 80 euro e domani diventerà il
taglio del cuneo fiscale. Per le sigle del pubblico impiego c'è
poi da mettere mano alla classificazione del personale,
alleggerendo il peso delle tasse sul salario accessorio. Ecco
che il budget cresce. Per rimpinguarlo servirà la prossima
manovra. Ma l'impegno potrebbe essere preso prima, già con il
Def di aprile. Tanto che la ministra ieri si è detta pronta ad
entrare nel vivo della contrattazione in primavera. «Non
tratteremo senza risorse», ribadiscono però i segretari generali
di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino,
Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco.
Sulla stessa linea Massimo Battaglia della Confsal Unsa: «sì
all'apertura della contrattazione ma con soldi certi, non con
intese e memorandum». 

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