PENSIONI

Manovra, tensioni e veti M5S-Lega. Ultimatum Ue: 48 ore per cambiare

Lunedì 10 Dicembre 2018
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Conte con i leader sindacali

Il tempo è ormai agli sgoccioli. E una proposta del governo italiano per evitare la procedura d'infrazione Ue sulla manovra ancora non c'è. A due giorni dall'incontro tra il premier Giuseppe Conte e il presidente della commissione Jean Claude Juncker, ufficializzato solo oggi, arriva da Bruxelles quello che suona come un ultimatum: entro mercoledì l'esecutivo M5s-Lega deve presentare una proposta concreta di correzione, con modifiche «considerevoli» al progetto di bilancio nel prossimo triennio e che consenta, almeno nella forma, di rientrare dalla «deviazione senza precedenti» dalle regole Ue che porta Roma verso le sanzioni.

Spazi di trattativa ancora ci sono, assicura il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, aprendo alla possibilità di giocare su «tutte le flessibilità» concesse dalle regole Ue. Ma «serve trovare impegni concreti, cifre, se vogliamo cambiare la nostra analisi». Cioè un nuovo Documento programmatico di bilancio con un chiaro taglio del deficit e uno sforzo strutturale con un percorso credibile di rientro del debito. Il tempo, aggiunge Valdis Dombrovskis, «è limitato» e il dialogo «deve essere significativo». Altrimenti, scandisce la Commissione, non sarà possibile evitare la procedura. A Juncker, insomma, Conte dovrà portare un nuovo documento, non solo disponibilità al confronto.

E la richiesta è arrivata esplicita. Una risposta il governo la sta studiando da giorni ma l'attesa sintesi politica, che avrebbe dovuto essere sancita da un vertice in giornata, sembra ancora lontana. Nel weekend si è registrato un crescendo di punzecchiature e distinguo tra i due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, impegnati prima nella corsa a recuperare al tavolo gialloverde il mondo delle imprese - in allarme per le scelte economiche del governo con il rischio recessione incombente - e poi a 'duellarè su alcune delle novità da introdurre nella legge di bilancio. Nel giorno in cui inizia l'iter della manovra al Senato - e a tre settimane dal 31 dicembre, scadenza ultima per il varo della legge di bilancio - restano ancora diversi nodi, a partire dal taglio alle pensioni d'oro. Si farà, bisogna solo trovare il modo migliore: continua a dire Salvini, dopo aver sponsorizzato un blocco degli adeguamenti degli assegni invece della decurtazione. Ma sarebbe «suicida» non tagliare, replica Di Maio, appellandosi alla mediazione del premier. E Conte, nell'incontro a Palazzo Chigi con i sindacati, difende la misura «di equità», ma non indica in concreto come sarà. I sottosegretari continuano a trattare e mediare sulle misure.

Ma solo i leader di M5s e Lega possono dare l'avallo politico. Perciò viene descritto come un tavolo «tecnico» anche l'incontro che in serata il premier ha con il ministro dell'Economia Giovanni Tria per lavorare al piano sugli investimenti, una delle carte che si conta di giocare al tavolo con Bruxelles. Ma la scelta cruciale, che a cascata determinerà tutte le altre, non è ancora compiuta: quanto far calare il deficit e come rimodulare le misure possono deciderlo solo Salvini e Di Maio, con Conte. Ma i rapporti tra i due sono tesi e il vertice ipotizzato anche da Giancarlo Giorgetti per ora non c'è. Il punto è che l'Europa chiede troppo, dicono sia sul fronte leghista sia sul fronte 5 Stelle: una riduzione del deficit ben sotto il 2%, all'1,8-1,9%. Una richiesta irricevibile per i due azionisti di maggioranza. Un conto, esplicita Di Maio, è trattare altro è «tradire gli italiani». Anche perché, ribadisce Salvini, «qui non vogliamo vedere le immagini di Parigi». C'è chi, nella maggioranza, spera che Macron sfori davvero il 3% di deficit: per aiutare la Francia, è la tesi, Bruxelles potrebbe ammorbidirsi anche verso l'Italia. Perciò M5s e Lega non vogliono concedere più di un taglio da 3,5 miliardi del fondo per reddito e pensioni. L'ipotesi è introdurre per il reddito oltre al paletto dell'Isee anche quello del possesso della casa (per chi ce l'ha si riduce di 200-280 euro). Mentre per quota 100, che potrebbe arrivare con decreto a manovra approvata, si studia un anticipo della finestra degli statali a giugno anziché a ottobre. Non certo il segnale di chi vuole «cedere».

Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre, 09:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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