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Ilva, governo-Mittal: segnali di disgelo. Ma è lite tra tecnici

Mercoledì 5 Febbraio 2020 di Rosario Dimito Alberto Gentili
Ilva, governo-Mittal: segnali di disgelo. Ma è lite tra tecnici

«Credo che esista la volontà di Mittal di raggiungere un'intesa per l'ex Ilva, durante il colloquio questa disponibilità è emersa in modo chiaro». È la confidenza fatta da Giuseppe Conte ai suoi collaboratori pochi minuti dopo aver lasciato l'ambasciata italiana a Londra dove, per più di un'ora, ha incontrato il patron di ArcerloMittal, Lakshmi Mittal. Ma poi nel pomeriggio in Italia si sono addensate nuvole sulla trattativa, tant'è che il previsto incontro tra i legali delle due parti è stato cancellato.

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Una mail di Giuseppe Lombardi, partner dello studio BonelliErede e consulente dei commissari e del governo, trasmessa agli advisor di ArcelorMittal (Gop, Cleary Gottlieb) ha gelato il cordial entente creatosi a Londra tra Conte e Mittal. Nel mentre annulla la riunione fissata alle 16 a Roma che avrebbe dovuto serrare le fila del negoziato con l'avallo politico del capo del governo - cui tra l'altro avrebbero partecipato sia Lucia Morselli, ad di Am InvestCo, sia Francesco Caio, consulente Mise - scrive Lombardi nella mail: «Siamo rimasti sorpresi dalle posizioni distoniche appena manifestateci, rispetto allo scambio di corrispondenza di ieri».

LA DISTONIA
La dura presa di posizione dei consulenti del governo dipende dalla circostanza che l'investitore internazionale avrebbe stravolto ciò che era stato detto nelle mark up sul piano industriale. Al solito, i punti di dissenso riguardano le prescrizioni Aia, il riavvio degli altoforni, la conversione green da attuare in tempi compatibili, oltre naturalmente agli esuberi (su quest'ultimo punto le discrepanze restano notevoli). Il tutto all'interno di scenari fluidi che nella riunione di ieri sera avrebbero potuto essere stabilizzati. Fonti legali riferiscono che lo strappo non avrebbe carattere definitivo, tanto che le diplomazie parallele sono già al lavoro per riallestire un tavolo già oggi, a patto però che la posizione di Arcelor, così come espressa dai suoi legali, venga corretta.

In mattinata il premier aveva scelto il ruolo del facilitatore e nell'incontro aveva ascoltato Mittal rinnovare la richiesta dell'ingresso di un socio pubblico, per avere la garanzia dell'impegno e del sostegno del governo italiano per il rilancio dell'acciaieria di Taranto. La risposta era stata un sì: nel capitale della società tarantina entrerà Invitalia (controllata al 100% dal Tesoro) e probabilmente una società di Cdp.

Il premier aveva però anche di nuovo scandito un altolà riguardo alla richiesta di 4.700 esuberi: «Ho ribadito a Mittal che per noi i loro numeri iniziali non sono accettabili, per noi è fondamentale preservare un livello occupazionale adeguato, elevato», aveva riferito Conte uscendo dall'ambasciata. «Non dovete pensare che sia stato un incontro per negoziare i dettagli», aveva spiegato il premier, «però è stato un colloquio utile per ribadire le linee strategiche di fondo di questo negoziato».

LA PRODUZIONE
Nell'incontro con Mittal, Conte si era anche soffermato su aspetti tecnici per quanto riguarda la transizione energetica: «Vogliamo, tutto il governo ma anche il sistema Italia, che questo sia uno degli stabilimenti più innovativi al mondo per quanto riguarda la transizione industriale ed energetica». Non a caso nel pomeriggio a Bruxelles, durante il colloquio con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Conte ha affrontato il nodo degli investimenti green per accelerare il passaggio dal carbone all'elettrico nella produzione dell'acciaio. E la richiesta del premier alla von der Leyen è stata di usare il Just transition fund (Fondo per la transizione giusta) anche per Taranto.

Facendo un passo indietro e tornando a Londra, a chi gli aveva chiesto se si possa dire che l'incontro avesse sbloccato il negoziato, Conte aveva risposto: «Il tema è che il giorno 7 è prossimo, c'è l'udienza, quindi non sono entrato nel dettaglio delle clausole. Però sicuramente ritrovarci a condividere degli obiettivi è stato importante e credo che ciò offrirà ai nostri negoziatori nuova linfa e nuova energia per lavorare fino a notte fonda». Così non è stato. Ad ogni modo, venerdì prossimo «in Tribunale bisogna andarci, ma sarebbe bene arrivarci con un accordo», aveva aggiunto Conte. «Non è escluso però», hanno precisato in serata al ministero dello Sviluppo economico, «che la trattativa vada avanti anche dopo l'udienza di venerdì 7 febbraio».
 

Ultimo aggiornamento: 12:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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