Facebook, multa dal Garante della Privacy per il dossier Cambridge Analytica

Venerdì 28 Giugno 2019
Mark Zuckerberg, ceo di Facebook
Il Garante della Privacy multa Facebook per il caso «Cambridge Analytica», la società che attraverso un app per test psicologici aveva avuto accesso ai dati di 87 milioni di utenti e li aveva usati per tentare di influenzare le presidenziali americane del 2016. Certo, si tratta di una sanzione più che simbolica rispetto al reale fatturato del colosso Usa. Ma questo non cambia i fatti: l'illecito c'è stato, per il Garante. E le briciole che dovrà pagare Facebook non fanno che confermare il paradosso di un gruppo dal fatturato ben rotondo che, se non sarà dimostrato il contrario, si può permettere questi ed altri eventuali illeciti del genere nel nostro Paese. Da parte sua Facebook, rispedisce le accuse al mittente: «Nessun dato di utente italiano è statocondiviso con Cambridge Analytica», HA sottolineato un portavoce, «Esamineremo con attenzione la decisione del Garante Privacy e continueremo a lavorare con loro per fare chiarezza». E ancora: «Come già detto in precedenza, avremmo dovuto indagare di più nel 2015 sulle segnalazioni ricevute in merito a Cambridge Analytica. Tuttavia, le prove mostrano che nessun dato di utente italiano è stato condiviso con Cambridge Analytica. Il Dottor Kogan ha condiviso unicamente i dati relativi agli utenti statunitensi» osserva il portavoce di Fb. Il gruppo ha infine ribadito le misure messe in campo finora: «Già all'epoca abbiamo apportato importanti modifiche alla nostra piattaforma e limitato in modo significativo le informazioni a cui gli sviluppatori di applicazioni possono avere accesso. Siamo fortemente impegnati - prosegue il portavoce - nel proteggere la privacy delle persone e abbiamo investito in risorse, tecnologia e partnership, oltre ad aver assunto, solo nell'ultimo anno, più di 20.000 persone impegnate sulla sicurezza».

La sanzione, comminata sulla base del vecchio Codice Privacy, fa seguito al provvedimento del Garante del gennaio di quest'anno con il quale l'Autorità aveva vietato a Facebook di continuare a trattare i dati degli utenti italiani. Il Garante aveva infatti accertato che 57 italiani avevano scaricato l'app Thisisyourdigitallife attraverso la funzione Facebook login e che, in base alla possibilità consentita da questa funzione di condividere i dati degli «amici», l'applicazione aveva poi acquisito i dati di ulteriori 214.077 utenti italiani, senza che questi l'avessero scaricata, fossero stati informati della cessione dei loro dati e avessero espresso il proprio consenso a questa cessione. La comunicazione da parte di Fb dei dati alla app Thisisyourdigitallife era dunque avvenuta in maniera non conforme alla normativa sulla privacy. I dati non erano comunque stati trasmessi a Cambridge Analytica. 
A Facebook il Garante aveva già contestato nel marzo di quest'anno le violazioni della mancata informativa, della mancata acquisizione del consenso e del mancato idoneo riscontro ad una richiesta di informazioni ed esibizione di documenti. Per queste violazioni Facebook si è avvalsa della possibilità di estinguere il procedimento sanzionatorio mediante il pagamento in misura ridotta di una somma pari a 52.000 euro. Poiché, però, le violazioni su informativa e consenso erano state commesse in riferimento ad una banca dati di particolare rilevanza e dimensioni - fattispecie questa per la quale non è ammesso il pagamento in misura ridotta - il Garante ha applicato anche una sanzione di 1 milione. La somma della multa tiene conto, spiega la nota, oltre che della imponenza del database, anche delle condizioni economiche di Facebook e del numero di utenti mondiali e italiani della società.

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