Energia, l'Europa si spacca sul nucleare green: strappo dei “falchi”

La Germania vuole fermare la nuova classificazione delle fonti energetiche. Si rompe l’intesa con la Francia che guida un fronte di una dozzina di Stati favorevoli

Energia, l' Europa si spacca sul nucleare green: strappo dei falchi
di Gabriele Rosana
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Martedì 4 Gennaio 2022, 01:10 - Ultimo aggiornamento: 11:50

Governi europei sul piede di guerra dopo che la Commissione ha proposto l’inclusione dell’energia nucleare, insieme al gas, nella classifica delle fonti verdi. Fermare l’avanzata della nuova tassonomia green proposta da Bruxelles potrebbe però rivelarsi, almeno per ora, un’impresa impossibile (e far segnare pure la prima battuta d’arresto europea per la nuova Germania). Ecco che i falchi affilano le unghie e si preparano a una doppia partita: politica anzitutto, visto che l’esecutivo Ue dovrà ufficializzare l’atto delegato entro fine mese e potrebbero ancora esserci margini per ritoccare il testo. Ma all’orizzonte prendono forma anche i contorni di una contesa legale. 


Austria e Lussemburgo, che spalleggiano l’esecutivo tedesco del nuovo cancelliere Olaf Scholz nella ferma opposizione all’introduzione dell’atomo nella graduatoria che dà il bollino verde alle attività economiche sostenibili, hanno minacciato di aver attivato i propri servizi legali per ricorrere alla Corte di Giustizia dell’Ue nel caso in cui la Commissione dovesse tirare dritto per la propria strada e confermare il piano contenuto nella bozza trasmessa ai governi dei Ventisette pochi minuti prima dello scoccare della mezzanotte il 31 dicembre. La procedura perlomeno irrituale ha consentito - non senza qualche imbarazzo - a Bruxelles di rispettare l’impegno preso di far circolare il testo prima della fine dell’anno. «Un’azione notturna e nebulosa», ha accusato il ministro dell’Energia lussemburghese Claude Turmes, parlando di «provocazione dal punto di vista procedurale» che «in termini di contenuto nasconde il rischio di un ambientalismo solo di facciata». 
Ma è a Berlino che si organizza dalle retrovie la resistenza al dossier tassonomia, anche a costo di rompere la tradizionale sintonia con la Francia, che è invece la principale sostenitrice dell’atomo green (del resto deve ai suoi reattori due terzi della produzione elettrica nazionale), alla testa di un gruppo bipartisan di almeno una dozzina di Stati: secondo i sostenitori (tra cui il Ppe, la principale famiglia politica dell’Eurocamera), il nucleare è una fonte di fatto a emissioni zero di Co2 se ne vengono limitati i costi ambientali dovuti allo smaltimento delle scorie (i progetti dovranno prevedere un piano di stoccaggio sicuro dei rifiuti, dice la bozza di Bruxelles). 

I REATTORI

Parigi, che ha appena preso in mano le redini della presidenza semestrale del Consiglio, sulla tassonomia è pronta a dar battaglia dal posto di comando del conclave dei governi Ue. La Germania, dove pure il carbone occupa ancora un’importante quota nel mix energetico nazionale, ha invece deciso che entro la fine dell’anno spegnerà le ultime tre centrali nucleari ancora attive: sull’addio all’atomo, nonostante voci di una prima rottura nel governo, a Berlino «c’è una posizione unanime», ha ricordato ieri il portavoce dell’esecutivo Steffen Hebestreit, visto che lo stop ai reattori è previsto nel contratto di coalizione. I tempi sono stretti: gli esperti nominati dagli Stati membri hanno fino al 12 gennaio per formulare commenti alla bozza, che sarà poi presentata dalla Commissione nella seconda metà del mese. A quel punto, alla Germania servirà un’improbabile super-maggioranza di 20 Paesi rappresentanti almeno il 65% della popolazione Ue per bloccare il testo. Ecco che prende piede l’idea di un ricorso alla giustizia Ue contro la Commissione, anche se per ora la Germania sarebbe più cauta degli alleati: l’ipotesi è quella del mancato rispetto della delega ricevuta dai due co-legislatori Ue, Consiglio e Parlamento. 

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