Gas, l'esempio virtuoso di Norvegia e Danimarca. Ecco perché

Gas, l'esempio virtuoso di Norvegia e Danimarca. Ecco perché
di Gianni Bessi
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Venerdì 24 Dicembre 2021, 10:00 - Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio, 12:45

Poche settimane fa ho elencato sulle pagine del Messaggero quelli che definisco i cinque paradossi del metano che importiamo e che “bruciamo” tutti i giorni per produrre energia elettrica, cucinare, riscaldarci o girare in auto.

La cronaca ne sta portando alla ribalta uno, che riguarda il prezzo che paghiamo per un metro cubo, cioè quasi 1 euro, con i 5 centesimi che sborseremmo se avessimo a disposizione il metano estratto dai giacimenti italiani. Un paradosso che, se analizzato in profondità, rivela quanto poco siamo consci delle nostre fortune. Intanto ancora per decenni la produzione di energia avrà bisogno del gas e cioè, va sottolineato, della fonte fossile più pulita a disposizione. Non pulita in senso assoluto: è responsabile di emissioni di CO2 ma comunque in misura molto minore rispetto alle altre fonti fossili. E in Italia spendiamo troppo per il metano importato, che copre il 93% del nostro fabbisogno, pari a oltre 70 miliardi di metri cubi all’anno. Ciò premesso, se ci stanno a cuore sia l’economia sia la sostenibilità ambientale dovremmo accelerare l’estrazione del nostro metano a km zero come spesso negli ultimi tempi ha sostenuto il ministro Cingolani.

LA CANNUCCIA CROATA

Se consideriamo le riserve certe e quelle probabili, l’Italia solo nell’Alto Adriatico possiede giacimenti per oltre 50 miliardi di metri cubi, a cui vanno aggiunti non meno di 90 miliardi nel sottosuolo del resto del Paese. Stiamo parlando di stime: in questi quarant’anni abbiamo capito che le produzioni reali sono state molto superiori alle previsioni e che le quantità possono variare a seconda del tasso di produzione e le tecnologie utilizzate. Comunque, anche limitandoci alle stime, ai prezzi attuali potremmo risparmiare 90-140 miliardi che ora spendiamo per importare gas. È un risparmio “a scadenza”, però, perché tra vent’anni potrebbe valere zero. E mentre il Pitesai – uno strumento di pianificazione delle attività minerarie sul territorio nazionale, volto ad individuare le aree dove è possibile svolgere le attività di ricerca e coltivazione degli idrocarburi in modo sostenibile – blocca le estrazioni di metano italiano, la Croazia continua a estrarlo con la sua “cannuccia” alla quale si aggiungeranno entro breve tempo anche quelle montenegrina e albanese. Se ricominciassimo a estrarre il metano italiano si ridurrebbe la bolletta energetica nazionale e, di conseguenza, anche quella delle famiglie. E non dovremmo dirottare alcuni miliardi in legge di Bilancio su bonus ai cittadini perché i contatori continuino a girare: una misura che rischia di diventare permanente vista la proiezione dei prezzi del gas e le prospettive inflazionistiche per il 2022. In sintesi, il concetto centrale di questa analisi è che la transizione energetica ha costi notevoli e più dura più costerà in termini economici e ambientali. Invece, le risorse perdute a causa della rinuncia a estrarre il nostro gas potrebbero sostenere 10 anni di ricerca, sviluppo tecnologico ed efficienza energetica, accelerando la transizione fissata da Bruxelles. Una visione lungimirante prenderebbe spunto dalle esperienze di Paesi ecologicamente virtuosi quali Norvegia e Danimarca, che continuano a estrarre il proprio gas naturale, per garantire la sicurezza energetica nazionale e sostenere gli investimenti per la decarbonizzazione. Anche questa verità si basa su dati facilmente consultabili. I ricavi della produzione di petrolio e gas della Norvegia hanno raggiunto livelli record nel 2021 e il primo ministro ha dichiarato la volontà di «svilupparci e transitare, non chiudere», perché se si bloccasse la produzione di gas e petrolio si fermerebbe la transizione industriale necessaria a raggiungere il “net zero”. Dal canto suo la Danimarca, leader mondiale nell’energia eolica, che copre oltre il 50% del fabbisogno nazionale e tra le firmatarie dell’alleanza Beyond Oil&Gas, che punta allo stop delle licenze per esplorazione e produzione di idrocarburi, installerà nel Mare del Nord piattaforme capaci di estrarre 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno da destinare all’uso domestico.

L’ACCORDO STORICO

Anche il Regno Unito, che ha ospitato a Glasgow l’ultimo summit sul clima, punta a sviluppare le tecnologie eoliche, specialmente quelle offshore. Una decisione presa grazie a un accordo storico tra governo, industria dell’oil&gas e sindacati: la consapevolezza è che per sostenere la transizione energetica servirà convivere a lungo con gli idrocarburi. Il Regno Unito sosterrà il settore con investimenti pubblico privati per un valore fino a 16 miliardi di sterline da qui al 2030 in cambio di una roadmap sulla riduzione delle emissioni e su garanzie per l’occupazione. Questo perché ha scelto sì di essere «una nazione a energia pulita» che però non lascerà indietro i lavoratori del settore nella fase iniziale della transizione. Il primo passo è ridurre l’import, visto che i prezzi delle forniture a spot del GNL trasportato dalle gasiere qatarine e russe sono schizzati alle stelle. Che possiedano o no risorse di gas, tutti i Paesi sanno che per centrare la phase out dal carbone e dal nucleare non ne potranno fare a meno nei prossimi anni. Il nuovo governo della Germania, di cui fanno parte i Verdi, all’interno di un programma ambizioso sull’installazione di impianti di energia rinnovabile, ha specificato che in futuro il fabbisogno sarà garantito anche da centrali elettriche a gas di ultima generazione, le più “pulite possibili”. E la stessa Germania ha fortemente voluto la realizzazione del contestato gasdotto Nord Stream 2, grazie al quale arriveranno in Europa ulteriori 55 miliardi di metri cubi l’anno di gas russo. E l’Italia? Tutte queste esperienze confermano quanto detto in precedenza: se la transizione energetica costa e costerà economicamente e ambientalmente di più, l’estrazione e l’utilizzo del nostro gas a chilometro zero è un’occasione che va colta adesso, prima che sia davvero troppo tardi.

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