Caro bollette, Lanzetta (Enel): stop rincari in aprile. Ora una spinta alle rinnovabili

Nicola Lanzetta, direttore Enel Italia
di Jacopo Orsini
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Giovedì 30 Dicembre 2021, 15:21 - Ultimo aggiornamento: 15:25

Nicola Lanzetta, direttore Enel Italia, la corsa dei prezzi dell'energia sembra inarrestabile. Quali sono i principali fattori dietro ai rincari?
«Il principale motivo dell'aumento del prezzo dell'energia elettrica dipende dall'aumento del prezzo del gas a livello mondiale, In Italia, circa il 50% della produzione di energia elettrica proviene da centrali alimentate a gas. Ricordiamoci che l'Italia importa oltre il 90% del gas dall'estero. Va aggiunto l'aumento dei diritti di emissione di C02».

Pensa che siamo arrivati al picco o la crescita è destinata a proseguire?
«La speranza è che il trend possa fermarsi in primavera, tuttavia non dobbiamo limitarci a guardare al breve termine: è una situazione che non mi sentirei di definire episodica. La volatilità del prezzo è un attributo caratteristico delle commodities fossili».

Il governo è intervenuto per attenuare gli aumenti ma l'impatto sulle famiglie sarà pesante. Quali altri interventi si potrebbero mettere in campo? Si può agire sugli oneri di sistema?
«Nel breve termine, accanto a bonus analoghi a quelli previsti per i trimestri precedenti, si potrebbero ipotizzare misure mirate per le famiglie e imprese in maggior tutela: sarebbero opportuni interventi normativi che consentano da subito ad Acquirente Unico di stipulare contratti di approvvigionamento a lungo termine. Come interventi strutturali si possono ipotizzare la definizione di forme di incentivazione dei contratti a lungo termine nel mercato libero a favore di clienti più esposti al rischio di volatilità dei prezzi.

E gli oneri di sistema?
«Per quanto riguarda gli oneri di sistema, trasferirli dalla bolletta alla fiscalità generale avrebbe certamente effetti positivi e immediati di riduzioni dei costi per i clienti».

Il premier ha parlato di produttori che stanno facendo «profitti fantastici». Vi aspettate che il governo vi chieda un contributo?
«Al momento non ci risultano richieste ed Enel non sta beneficiando di questa situazione: la produzione rinnovabile del gruppo in Italia è stata venduta in anticipo al mercato finale, come da prassi, per cui non ha beneficiato della salita dei prezzi. La produzione del 2021 da fonte rinnovabile era già venduta sul mercato pressoché interamente nel 2020, quella del 2022 ad agosto 2021, ed è quindi stata contrattualizzata in periodi precedenti all'aumento dei prezzi. Ricordo inoltre che il contributo di Enel alla produzione energetica nazionale oggi è intorno al 18%.

L'Italia dipende troppo dal gas?
«La dipendenza del costo dell'energia elettrica dal prezzo gas è dovuta al fatto che circa la metà dell'energia prodotta in Italia è generata da impianti a gas. Inoltre il gas consumato in Italia viene importato per più del 90%, e questo ci rende molto sensibili quanto succede a livello globale».

È necessario spingere di più sulle rinnovabili?
«Per una soluzione di lungo termine e strutturale la strada è proprio investire nelle rinnovabili. In termini di stabilità e di prevedibilità dei prezzi queste fonti rappresentano una sicurezza. Oltre ai benefici ambientali, l'energia rinnovabile riduce il ruolo del gas nel mix energetico del Paese e quindi il suo peso nel determinare il costo dell'energia, basti pensare che i nuovi impianti costruiti dal 2009 ad oggi hanno consentito un contenimento dei prezzi dell'energia superiore al 10%. Però, il grosso resta da fare: con le rinnovabili previste nel 2030, pari al 70% della produzione totale, i prezzi attuali sarebbero stati di oltre il 35% più bassi.

Come si può favorire la crescita delle fonti rinnovabili?
«È necessaria una semplificazione degli iter autorizzativi, che oggi rappresentano il vero collo di bottiglia».

Il nucleare è ancora una opzione in Italia?
«Enel ha presentato il proprio piano industriale e la propria visione al 2040, per noi la linea è chiara: crescita delle rinnovabili fino ad arrivare all'obiettivo zero emissioni. Dal nostro punto di vista sono queste le tecnologie su cui l'Italia deve puntare con decisione. Il nucleare di quarta generazione necessita di studi e attenti approfondimenti e non vediamo applicazioni commerciali significative prima del 2040».

La fine del mercato tutelato è stata rinviata continuamente. Il mercato libero però, a meno di aver fissato il prezzo della luce prima dell'ondata di rincari, non è quasi mai conveniente per le famiglie.
«In realtà questa situazione sta mettendo definitivamente in luce proprio la convenienza del libero mercato. Già oggi la maggior parte dei clienti del mercato libero, circa il 77% tra imprese e famiglie, ha sottoscritto contratti a prezzo fisso, ed è al riparo dagli aumenti».

Molte imprese rischiano di fermare la produzione per i rincari dell'energia. I contratti di fornitura non vengono fissati con scadenze lunghe?
«Le imprese che risentono degli aumenti sono quelle che hanno scelto offerte sul libero mercato con un prezzo della componente energia indicizzato, che varia in base al prezzo di riferimento all'ingrosso dell'energia. Pensiamo che questa crisi faccia capire come questo atteggiamento sia rischioso. Crediamo che acquistare a prezzo fisso una quota consistente dei consumi previsti per un tempo lungo tra i 5 e i dieci anni sia molto più saggio. Vediamo già le prime aziende orientarsi in questa direzione e ciò aiuterà il sistema paese a raggiungere una migliore stabilità a fronte delle inevitabili turbolenze future sul fronte del gas».
 

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